Non paghi? Niente Saf: i Comuni morosi si devono riportare a casa i rifiuti

I camion dei Comuni che non pagano lo smaltimento dei rifiuti non vengono fatti entrare alla Saf. È la conseguenza delle nuove regole introdotte proprio dai sindaci.

La profezia di Mauro Vicano inizia a prendere corpo. Come uno spettro sta cominciando a manifestarsi nella stanze dei sindaci, tra le scrivanie dei loro assessori al Bilancio, nei libri della contabilità. L’allora presidente della Saf lo disse nel suo discorso d’addio dal timone della Società Ambiente Frosinone (l’azienda pubblica che appartiene ai Comuni ciociari, per smaltire le loro immondizie). Avvisò che le nuove regole imposte dai sindaci non avrebbero dato più di sei mesi di sopravvivenza all’ente. (leggi qui Vicano si dimette dalla Saf: torna direttore alla Asl e leggi anche Vicano: «I rifiuti da Roma, se fossi rimasto in Saf avrei continuato a prenderli»)

Da qualche giorno i camion con le spazzature vengono mandati indietro: i Comuni che non pagano lo smaltimento dei rifiuti non vengono più ammessi all’interno della Saf. Per essere precisi: i cancelli vengono chiusi a quelli che non pagano, sono stati invitati a studiare un piano di rientro sopportabile, non hanno onorato nemmeno quello.

Il no a chi non paga è la prima conseguenza delle nuove regole dettate proprio dai sindaci. Sono stati loro a dire che non bisognava accettare le immondizie da Roma. (Leggi qui Vicano rieletto ma bocciato il suo contratto: no ai rifiuti da fuori. I sindaci si riprendono la Saf).

Il neo presidente Lucio Migliorelli è a metà tra il tecnico ed il politico: è un politico prestato ai tecnici. Nel senso che conosce l’arte della politica fin da quando era nel girello, è stato capogruppo provinciale del Pds, segretario provinciale del Partito. Poi ha deciso di concentrarsi sugli aspetti tecnico burocratici e per due anni è stato a capo della segreteria tecnica dell’assessorato regionale all’Ambiente. Conosce le esigenze dei sindaci ma anche le regole che governano gli enti come la Saf.

Sa bene che adesso qualcuno il conto lo deve pagare: se la Capitale non porta i suoi soldi a Colfelice devono essere i ciociari a farsi carico di tutti i costi di funzionamento. Così, da Roma ha continuato a prendere un lotto minimo di rifiuti. Nonostante il no dei sindaci? (leggi qui I rifiuti di Roma vanno alla Saf: 250 tonnellate al giorno). Già. Perché Lucio Migliorelli si è trovato, per primo, di fronte ad una delle profezie di Mauro Vicano: se una società di diritto privato va in dissesto è l’amministratore che deve risponderne di fronte ai giudici del tribunale fallimentare. Quindi? Senza i rifiuti da Roma i conti non possono quadrare: Saf è uno stabilimento progettato negli anni Ottanta ed è troppo grande per le piccole quantità di rifiuti prodotte oggi che è stata introdotta la raccolta differenziata. O prende i rifiuti da fuori o va in bancarotta.

Ha messo i sindaci di fronte ai conti? Vi assumente la responsabilità? Manco a parlarne: gli hanno dato subito l’autorizzazione a proseguire i rapporti con Roma. Ma limitandosi al minimo indispensabile per rimanere a galla e per il tempo necessario a progettare e realizzare nuovi impianti, più moderni e più piccoli. (Saf, si ai rifiuti da Roma. No alla chiusura della discarica Mad)

Detto e fatto. Ora però, senza più la massa di soldi da Roma, il sistema si tiene in piedi solo se i sindaci dei Comuni ciociari sono puntuali a pagare le loro quote. E questo non avviene, La conseguenza è che Saf non può permettersi di aspettare all’infinito chi non paga i costi di gestione. E soprattutto i costi di smaltimento.

Perché la parte di immondizie che non viene trasformata in combustibile per il termovalorizzatore di San Vittore del Lazio deve essere interrata in discarica.

Anche la discarica ha accumulato pagamenti arretrati per milioni di euro. Ed ha detto basta. Si è stancata di fare da banca ai Comuni, anticipando di tasca propria.

Quindi: chi paga i costi necessari al funzionamento può entrare, gli altri devono arrangiarsi.

I sindaci messi alla porta hanno chiesto l’intervento del prefetto. Al quale Saf e Mad hanno risposto che – con tutta la buona volontà – non possono fare in altro modo: perché se i Comuni non pagano si allarga il buco milionario nei conti. Ed alla fine c’è il rischio che intervenga il tribunale.

A questo devono aggiungersi i ritardi di Roma. Che ha smesso di essere puntuale nei pagamenti. Così adesso tra i debiti più grossi ci sono quelli accumulati dall’amministrazione di Virginia Raggi, attraverso la sua municipalizzata Ama, che ha chiesto aiuto alla Ciociaria per farsi togliere le spazzature da Roma. Ma al momento di pagare il conto ha accumulato pesantissimi ritardi.

Così, al momento, l’unica soluzione è stata lo stop a chi non paga.

Nei prossimi giorni il presidente Lucio Migliorelli terrà una riunione tecnica per individuare una soluzione. Ma senza soldi – sembra di capire – non si cantano messe né si lavorano più i rifiuti.