Saf, chi ha salvato i sindaci dall’ennesima figuraccia

L'assemblea dei sindaci chiamata ieri ad esaminare il Bilancio della Saf ha messo a nudo la crisi all'interno del Partito Democratico. Il percorso imboccato portava ad un nuovo scannatoio interno. Che è stato evitato da una manovra all'ultimo secondo

Ha salvato il Partito Democratico e il centrosinistra dall’ennesima sconfitta non gestibile. Perché se ieri Antonio Pompeo, presidente della Provincia e sindaco di Ferentino, non avesse spinto dall’inizio per una sospensione della seduta, il bilancio della Saf sarebbe stato bocciato. E al presidente Lucio Migliorelli non sarebbe rimasto molto da fare se non dimettersi. Aprendo una crisi complicata in quello che è il maggior ente intermedio di questa provincia per importanza strategica.

Molti sindaci-soci, infatti, non avevano alcuna intenzione di votare il bilancio per  via del conguaglio tariffario degli anni  2015-2016-2017.

Pompeo ha ottenuto la sospensione e, in quella sede, è riuscito a “strappare” il varo di una delegazione composta da lui stesso come presidente della Provincia, dal presidente della Saf Lucio Migliorelli, dal sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani e da altri primi cittadini. Compito della delegazione sarà quello di recarsi alla Regione Lazio e chiedere al presidente Nicola Zingaretti e ai competenti uffici la possibilità che sia la Pisana a coprire i costi del conguaglio, altrimenti destinati a ricadere sui Comuni e quindi sulle famiglie.

Parliamo infatti del costo per il conferimento in discarica, passato da 102 a 138 euro a tonnellata. Difficile, quasi impossibile che la Regione possa accettare, ma il tentativo sarà comunque importante sul piano delle relazioni e del peso della provincia di Frosinone.

Ma nel Pd molti sindaci non erano disponibili a votare. Non Simone Cretaro, primo cittadino di Veroli. Neppure Domenico Alfieri, sindaco di Paliano.

Lui però è anche segretario reggente del Partito Democratico, al quale fa riferimento Lucio Migliorelli. Ad ulteriore dimostrazione dello sfilacciamento di un Partito che non riesce neppure a votare per i propri uomini.

Anche perché l’aumento tariffario e il conguaglio sono temi noti da mesi. Quindi ci sarebbe stato tempo per discutere e cercare di trovare una soluzione.

Invece no.

E se Antonio Pompeo non avesse intuito lo scenario in anticipo, oggi il Pd provinciale conoscerebbe l’ennesima pagina di “scannatoio” interno. Magari con il compiacimento di chi, seduto in poltrona a mangiare pop-corn, disquisisce dei massimi sistemi, spaccando il capello sul dna dell’appartenza ai Democrat.

Senza rendersi conto dell’incendio che sta divorando la casa.

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