Saf, intesa nella notte: prime firme dei sindaci. Ma adesso…

Si è conclusa intorno alla mezzanotte la riunione dei sindaci di Forza Italia. Si al documento Abbruzzese per una mediazione sul bilancio Saf. Abbattimento degli aumenti. Ma mancano le firme dell'area Ottaviani. Verso una sintesi che coinvolga anche il centrosinistra

Le firme le hanno messe poco prima della mezzanotte. Al termine di una lunghissima riunione convocata dal vice responsabile nazionale Enti Locali di Forza Italia Mario Abbruzzese. I sindaci di Forza Italia sono pronti a votare il bilancio della Saf. A condizione però che gli aumenti vengano abbattuti attraverso una serie di operazioni contabili che hanno messo a punto.

 

Il lavoro di cucitura

È un doppio lavoro di cucitura quello che Mario Abbruzzese sta tentando. Doppio perché un primo lavoro è all’interno del centrodestra: non tutti sono d’accordo con la sua linea, preferirebbero impugnare gli aumento con un ricorso giudiziario. Abbruzzese preferisce evitarlo: gli è bastato vedere com’è finita la guerra contro Acea, dove il tar ha sconfessato la linea dei sindaci, stracciato la loro rescissione, e li ha condannati a pagare tutti gli arretrati al gestore.

Il secondo lavoro di cucitura è con il centrosinistra. Che questa volta non intende cadere un’altra volta nella trappola in cui è finito con il caso Acea: il Tar ha detto che era giusta la previsione fatta dai sindaci Dem, gli elettori intanto hanno votato altri.

 

L’incontro con Migliorelli

Abbruzzese allora ha proposto ai sindaci di Forza Italia un documento. Sa benissimo che nelle prossime ore il Pd metterà a punto un’iniziativa analoga. Poi si tratterà di fondere i due testi.

Non è un caso che la riunione di lunedì sera sia stata preceduta da un incontro riservato tra Mario Abbruzzese, il consigliere regionale Pasquale Ciacciarelli e Lucio Migliorelli  presidente della Saf, la Società Ambiente Frosinone che appartiene ai tutti i Comuni ciociari ed alla Provincia in parti uguali per tutti a prescindere dal numero di abitanti e dall’immondizia prodotta.

Sull’altro fronte, a cercare una sintesi sono il capogruppo Dem in Regione Lazio Mauro Buschini ed il presidente della Provincia Antonio Pompeo.

 

La dottrina Abbruzzese

La tesi sostenuta da Abbruzzese davanti ai suoi sindaci è elementare. Gli ha ricordato che sono soci della Saf. E quindi sono responsabili di fronte ai tribunali in caso di mancata approvazione dei bilanci: di eventuali buchi rispondono i Comuni in parti uguali.

In caso di mancata approvazione dei bilanci c’è una sola conseguenza: la nomina immediata di un commissario. Che per prima cosa andrà a spulciare nei conti. E scoprirà così che molti Comuni non hanno versato a Saf i soldi riscossi dai loro cittadini con la tassa sull’immondizia.

Perché non li hanno versati? È un paradosso: la legge gli impone di riscuotere la tassa ma non di versare i soldi immediatamente. Quindi in molti ci hanno fronteggiato situazioni di emergenza, spesso legate ai tagli fatti dallo Stato ai Comuni.

Il commissario non è un politico: riscuote. A costo di mandare a zampe all’aria i conti dei Comuni.

Abbruzzese sostiene che è meglio evitarlo.

 

Il documento finale

Il documento firmato dai sindaci è indirizzato alla Regione Lazio, Direzione Regionale Politiche Ambientali e Ciclo dei Rifiuti. È la Direzione guidata da Flaminia Tosini, una dirigente considerata da tutti preparata e capace soprattutto di assumersi delle responsabilità.

Chiedono «l’adozione di un formale provvedimento che vada a modificare gli atti regionali di determinazione della tariffa di accesso all’impianto di trattamento rifiuti a Colfelice».

L’obiettivo è quello di ottenere il “sì” della Regione Lazio ad una modifica della determina iniziale con la quale è stato stabilito non soltanto l’aumento della tariffa per il conferimento dell’immondizia a Colfelice (da 102 a 138 euro a tonnellata), ma anche il conguaglio tariffario 2015, 2016 e 2017.

Fanno notare che l’aumento della tassa con effetto retroattivo li costringerebbe a riaprire i vecchi bilanci, ormai approvati e chiusi. Il tutto «con possibili conseguenze sul piano erariale, trattandosi di debiti fuori bilancio (ancorché derivanti da atti certamente non imputabili alle stesse amministrazioni comunali)».

 

Come si abbatte la tariffa

Il fulcro della proposta però è rappresentato proprio dalla limitazione del conguaglio al solo 2017. Mentre 2015 e 2016 verrebbero presi in considerazione esclusivamente per quanto riguarda i maggiori costi già sostenuti da Saf e approvati in bilancio.

L’idea è quella di differenziare l’adeguamento della tariffa tra i soci della Saf e i Comuni che invece smaltiscono da fuori provincia. Per esempio Roma. Loro dovrebbero pagare di più rispetto agli enti della provincia di Frosinone. (leggi qui Bilancio Saf: il triangolo no, non l’avevo considerato)

 

Chi ha firmato

A firmare il documento sono stati i sindaci di Cassino, Casalvieri, Fiuggi, Picinisco Piedimonte San Germano, Pontecorvo Roccadarce, Settefrati, Vallerotonda.

Manca Frosinone. Non c’è Ceccano. E nemmeno Anagni e Sora. Nessuna traccia del fronte che si riconosce in Nicola Ottaviani.

Il vero problema sarà riuscire a compiere quella cucitura.

 

Perché l’aumento

Gli aumenti sono legati alla nuova tariffa. Prima è stata introdotta, poi sospesa, infine confermata (leggi qui La Saf inciampa sul bilancio. Muro dei sindaci). L’aumento era stato chiesto da Saf ai tempi della gestione del dottor Mauro Vicano: teneva conto dei costi di lavorazione, di quelli per lo smaltimento nel termovalorizzatore di San Vittore del Lazio, di quelli per l’accesso alla discarica di Roccasecca. A congelarli era stato l’allora assessore regionale Mauro Buschini. Saf aveva fatto ricorso. Vicano poi si era dimesso, sostenendo di non poter proseguire sulla rotta che gli avevano dato i sindaci (il no all’aumento). Il nuovo presidente Lucio Migliorelli non ha ritirato il ricorso. I giudici hanno dato ragione a Saf.

Per evitare gli aumenti è stata rinviata l’approvazione del Bilancio ed avviato un confronto con la Regione: ma di fronte ai numeri c’è poco da fare (leggi qui Rifiuti, doccia fredda in Regione: niente sconti. E dopo Roccasecca si va a Paliano). O si pagano i conti o la Saf, società pubblica che appartiene a tutti i Comuni in parti uguali, rischia di finire in mano ad un liquidatore e poi ad un privato. (leggi qui Saf, lo spettro del liquidatore si agita sui sindaci).

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