Ecco perché il nuovo piano industriale Saf è stato approvato

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Cosa c'è dietro all'approvazione del Piano Industriale che rivoluziona la gestione dei rifiuti in provincia di Frosinone dopo 25 anni. L'esperienza con Acea, l'accordo di luglio, il caos 'umido', i ruoli di Migliorelli e Pompeo. Perché Sacco ha votato contro.

Senza clamori, senza scontri. Senza barricate né comitati. Niente ambientalisti o associazioni davanti al salone della Provincia nel quale i sindaci si sono riuniti in assemblea l’altro giorno per discutere il nuovo piano industriale della Saf.

Non si trattava di un piano qualsiasi. È quello che mette fine a 25 anni di ciclo dei rifiuti. Ne ridisegna uno nuovo, fondato su tecnologie diverse. Prevede una nuova geografia al posto di quella che per un quarto di secolo ha governato il sistema: Colfelice con lo stabilimento pubblico Saf nel quale lavorare i rifiuti, Roccasecca con la discarica privata Mad per interrare circa il 40% che non viene recuperato, San Vittore del Lazio con il termovalorizzatore Acea (Società del Comune di Roma) nel quale bruciare le immondizie trattate alla Saf.

Ora non sarà più così.

Il piano presentato dal presidente Saf Lucio Migliorelli è passato al primo colpo. Un solo Comune contrario: Roccasecca. A favore 50 Comuni. Mai era accaduta una cosa simile. I rifiuti, così come l’acqua, sono stati sempre il terreno sul quale accendere le più sanguinose guerre politiche negli ultimi anni. Spesso aizzando strani comitati di cittadini.

Come ha ottenuto questo risultato Migliorelli? Cosa c’è dietro a quella votazione?

Basta giudici, troppe sconfitte

I sindaci sono reduci da una serie di batoste clamorose. La più pesante è quella dell’inutile battaglia per mandare via Acea. I tribunali hanno stabilito che avevano ragione i consulenti dei sindaci: dicevano che nel momento in cui avevano avviato la battaglia c’erano tutti i presupposti; ma nel frattempo le condizioni erano mutate in modo radicale.   Quindi, meglio evitare lo scontro con un’Acea che si era messa a rispettare finalmente tutte le regole.

È finita che i sindaci si sono divisi; il centrodestra non ha ascoltato i suoi consulenti ed ha votato per mandare via Acea; il centrosinistra per andare alla trattativa. Un passo azzardato: ora stiamo pagando i danni ad Acea, il contratto è valido fino all’ultima riga.

Una sorte simile ha avuto anche la prima battaglia sui rifiuti. I Comuni che hanno voluto proseguire lo scontro sulla tariffa davanti ai tribunali sono stati condannati. (leggi qui Ricorso respinto: l’aumento della tariffa sui rifiuti è corretto)

Questa volta nessuno ha nemmeno accennato la parola ‘Ricorso’.

L’accordo di luglio

Un ruolo fondamentale lo ha avuto l’accordo dell’estate scorsa. Trasversale, ha spaccato i poli. È l’accordo nato dall’emergenza esplosa nei conti all’improvviso: per anni avevamo pagato lo smaltimento dei rifiuti in base ad una tariffa provvisoria ed una volta fatti i conti era emerso che c’era un robusto conguaglio da pagare.

I sindaci si erano divisi su due fronti, ancora una volta. Scontrandosi contro il muro del Diritto. la Legge è chiara e c’è poco da fare.

Nasce così un dialogo trasversale, che vede impegnati Mario Abbruzzese e Pasquale Ciacciarelli sul fronte di Forza Italia, Mauro Buschini e Lucio Migliorelli sul fronte Pd.

Si arriva ad una proposta condivisa da presentare alla Regione Lazio: la forza principale è stata nella condivisione e nella trasversalità. La Regione ha dovuto approvare quella proposta fatta da centrosinistra e centrodestra (leggi qui Rifiuti, la Regione dice si ai sindaci: la stangata si può evitare). Evitando la stangata.

Il centrodestra frastornato

I sindaci, forti di quel risultato, anche ora che c’è stato da esaminare il progetto industriale di Saf, hanno scelto di adottare quella strategia.

Sulla quale va ad inserirsi un Centrodestra in piena crisi di identità a causa del quadro politico che si è creato su scala nazionale. Per essere chiari: la Lega governa il Paese con il Movimento 5 Stelle, allora per quale motivo Forza Italia e Fratelli d’Italia dovrebbero correre in soccorso,  boicottando gli assetti locali, nei quali invece hanno ancora potere di dialogo?

Le scorse elezioni provinciali hanno scavato un solco profondissimo tra gli “alleati”. Le coltellate alla schiena del candidato presidente Tommaso Ciccone per colpire il leader azzurro Mario Abbruzzese ora stanno mostrando le conseguenze.

Prima tra tutte: Forza Italia non ha preso l’iniziativa di convocare un tavolo nel quale decidere una posizione unitaria da assumere in assemblea dei sindaci al momento di votare il nuovo piano industriale. La Lega e Fratelli d’Italia non ci hanno nemmeno pensato.

Risultato finale: al momento del voto solo Roccasecca vota contro, Ceccano (FdI) si astiene, Anagni (FI) vota a favore e così in ordine sparso tutti gli altri.

Il caos dei rifiuti da cucina

Un altro fattore importante è stata la crisi degli avanzi di cucina. All’improvviso Saf ha abbassato la saracinesca e non ha più ritirato i rifiuti organici: i suoi impianti non erano più in grado di lavorarli rispettando i nuovi parametri di legge.

I sindaci si sono dovuti arrangiare, sperimentando cosa voglia dire rivolgersi ad un privato  anziché alla società di cui il loro Comune è azionista. Un dato su tutti: ciò che a Colfelice costava 90 euro a tonnellata per smaltirlo, ora lo stiamo pagando 180 euro a tonnellata dai privati. Prendere o lasciare.

Il progetto messo a punto va a rispondere anche a questo e prevede già entro il 2020 di iniziare a vedere le prime riduzioni di costo.

Soprattutto però, l’emergenza ha messo i sindaci di fronte ad un’evidenza: c’è poco da scherzare e poco da fare politica. Il problema andava affrontato, subito e con una soluzione efficace.

Se quella proposta da Lucio Migliorelli lo sia è una valutazione che hanno fatto nella loro libertà di giudizio.

Il Migliorelli che non ti aspetti

Un ruolo determinante lo ha avuto infine il presidente Lucio Migliorelli. In questi mesi ha tirato fuori l’anima politica che gli deriva da anni di vecchia scuola frequentata a sinistra. Si è visto lo stesso smalto che aveva alla fine degli anni Novanta quando era capogruppo dei Ds in Provincia e doveva governare decine di sensibilità politiche interne.

Quello sceso in campo non è stato il Lucio Migliorelli ruvido come la carta vetrata, pragmatico e carico della stessa simpatia di cui beneficia Massimo D’Alema. S’è visto invece un felpato diplomatico che ha incontrato ad uno ad uno i sindaci, recependo le esigenze di ciascuno di loro.

Si è assistito così ad un ribaltamento totale di scenario rispetto al passato. Cioè quando il presidente Mauro Vicano, imbattibile nel trovare la sintesi politica, si era trovato assediato dai sindaci e dai loro veti e diktat.  Ora si è arrivati ad un si pressoché unanime al piano.

Un successo politico quasi tutto targato Migliorelli.

Il ruolo di Pompeo

Quasi tutto, perché c’è stato anche un altro giocatore, in questa partita. ha agito nell’ombra. È il presidente della Provincia di Frosinone Antonio Pompeo. Ha agevolato il dibattito, sollecitato anche lui i sindaci ad avere un atteggiamento che fosse costruttivo e sganciato dagli steccati.

In questo modo ha ulteriormente incrementato il suo ruolo di tessitore d’una rete di amministratori, calata sul territorio e pronta a muoversi in maniera coordinata. Sia quando occorre raggiungere un risultato amministrativo e sia quando occorrono le preferenze per una votazione.

È forse il primo segnale di una mutazione genetica del Partito Democratico.

Ma Sacco non è pazzo

Uno solo ha votato contro. Il sindaco di Roccasecca Giuseppe Sacco non è un integralista, non ha fatto sterile ostruzionismo, non è impazzito.

C’è un chiaro ragionamento politico dietro al suo no. Il primo elemento: da 25 anni il suo Comune sta subendo il peso di una discarica provinciale e anche di uno stabilimento Saf che sta su Colfelice solo grazie ad una lingua di terra al confine. Per questo è sensibile alla quantità di rifiuti che il nuovo impianto tratterà.

Ha espresso apprezzamenti su moltissimi aspetti del piano, ha riconosciuto che va in larga parte nella direzione che i sindaci chiedevano ed auspicavano. Ma ha detto no di fronte ai volumi che sono previsti: ritiene che vadano a legittimare l’arrivo di altre tonnellate di immondizie da Roma.

Inoltre, con il ricorso presentato al Tar è stato il Comune di Roccasecca a costringere Roma e la Regione Lazio a mettere mano alla questione impianti, smettendo l’invio di rifiuti in provincia di Frosinone. (leggi qui Roccasecca mise in ginocchio Roma obbligandola a tenersi i rifiuti). Approvare il piano avrebbe significato sconfessare i motivi del ricorso, riconoscendo come legittime le immondizie di Roma.