Saf, dove si fa la storia politica della provincia, dai tempi di Cesare

La Saf non è solo una società che si occupa della gestione dei rifiuti. È uno degli snodi cruciali negli incastri della politica in provincia di Frosinone. Fina dai tempi di Cesare (Fardelli)

All’inizio fu Cesare Fardelli e per oltre dieci anni il posto di presidente della Saf fu tolto dal tavolo delle trattative dei partiti. La provincia di Frosinone diventò un punto di riferimento per quanto riguarda il ciclo dei rifiuti.

L’intuizione fu del presidente della Provincia Francesco Scalia, che anche per quanto riguarda la transazione con Acea sul servizio idrico mise in campo una proposta che, se accolta, avrebbe risparmiato molti problemi soprattutto ai cittadini, costretti a pagare bollette stratosferiche per via dei conguagli riconosciuti al gestore. Riconosciuti, va sottolineato, perché per anni la conferenza dei sindaci non ha votato il piano tariffario.
Quando si scriverà la storia politica della Ciociaria degli ultimi venti anni alcune verità andranno rimarcate.

Ma torniamo alla Saf. Con Cesare Fardelli i sindaci non toccavano palla. Neppure i big dei vari partiti la toccavano, al massimo potevano essere informati in “anteprima” dopo che però Cesare Fardelli aveva già firmato gli atti, importanti e superflui che fossero.

Nel 2014 si aprì un vero e proprio vuoto di potere per sostituire Cesare Fardelli. Arrivò Mauro Vicano: spalle larghe, abitudine a confrontarsi con chi è abituato ad urlare (lui urla di più), con un’esperienza di manager della Asl alle spalle. Ma era quella la stagione della grande divisione del Pd, con Simone Costanzo che dopo aver definito a Gaeta un’ipotesi di accordo con il plenipotenziario di Forza Italia Mario Abbruzzese in vista della presidenza della Provincia, deve fare i conti con il contropiede di Francesco Scalia, che all’hotel Bassetto di Ferentino, chiude un accordo con Alfredo Pallone, viceré del Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano. Quello che segue dopo è lo specchio della politica di questi anni: il Pd si spacca e si urla in faccia (letteralmente), Francesco De Angelis, dopo aver prima candidato il leader socialista Gian Franco Schietroma alla presidenza della Provincia, decide che è meglio preservare l’alleato e puntare si Enrico Pittiglio. Perché la lotta era diventata fratricida: Antonio Pompeo, sindaco di Ferentino, era l’uomo scelta da Scalia. Con l’appoggio di Pallone. E alla fine anche di Mario Abbruzzese, generale delle legioni di Forza Italia.

Vince Pompeo, poi succede davvero di tutto, fino alla ricomposizione del Pd, allo strappo con Forza Italia e a tutto il resto.

Oggi sulla presidenza della Saf tutti si giocano molto: Francesco De Angelis la candidatura da capolista nel listino bloccato alla Camera, Mauro Buschini la conferma alla Regione, Mauro Vicano l’elezione al Senato, Francesco Scalia il listino bloccato, Mario Abbruzzese il salto dalla Pisana a Montecitorio, Nicola Ottaviani il ruolo di possibile oppositore interno dello stesso Abbruzzese.

Decideranno i sindaci alla fine. Se prendessero consapevolezza che i destini politici dei leader sono appesi al loro voto, chissà potrebbero passare alla storia.

E’ dai tempi di Cesare (Fardelli) che la Saf determina gli equilibri politici della provincia.