Saf, la vera sfida non è il bilancio. E nemmeno la rielezione di Vicano

La vera sfida non è il bilancio. E nemmeno il rinnovo del mandato al presidente uscente Mauro Vicano.

Nascosta tra le righe dell’assemblea dei sindaci proprietari della Saf, c’è una clausola. E’ su quella che si gioca tutto.

La clausola è quella che modifica il Contratto di Servizio. Cioè il documento che regola e disciplina i rapporti tra i Comuni e la società di cui loro stessi sono proprietari, ciascuno in parti uguali a prescindere dalla popolazione dall’estensione.

La variazione sul contratto autorizzerebbe Saf a ricevere i rifiuti da fuori provincia, in deroga allo Statuto.

Oggi lo stabilimento Saf riceve le immondizie da fuori provincia solo in base o ad un’ordine delle autorità e per fare fronte a situazioni di emergenza. E’ così che Roma e Comuni vicini hanno evitato di soffocare sotto la propria spazzatura. Ma da domani, con la variazione, l’impianto diventerebbe uno stabilimento aperto normalmente anche agli altri territori. Di tutta l’Italia. Senza che ci sia bisogno di alcuna emergenza a giustificare l’apertura dei cancelli.

Su quella clausola si intrecciano una serie di interessi.

Innanzitutto quello economico. I Comuni non soci (ad esempio Roma e la sua cintura, che nel passato hanno usato Saf per sopperire all’emergenza) pagano il servizio. Al punto che il bilancio 2015 si è chiuso con un attivo di 3,5 milioni €. (leggi qui il bilancio Saf 2015 e leggi qui la Relazione di Gestione) E quello che viene portato domani in assemblea ha un utile di mezzo milione.

Soldi che non possono essere usati per abbassare le bollette degli utenti, secondo l’attuale governance della Saf. Che intende usare quel denaro per rimodernare l’impianto ed aggiornarlo alle più moderne tecnologie.

Più rifiuti significa anche più personale. E assunzioni. Una parte dei dipendenti, nell’ultimo anno è stata rimandata a casa alla scadenza del contratto: il carico di lavoro si è ridotto rispetto all’anno precedente, in quanto Roma ha iniziato a mandare le sue immondizie in Austria.

La quota operativa minima, secondo il presidente Vicano è intorno alle 700 tonnellate al giorno.

Quella clausola ha grosse conseguenze politiche. Sul territorio della provincia di Frosinone ma anche su Roma.

Su Frosinone: con quale faccia i sindaci potranno più andare a protestare davanti alla Saf se, approvando la clausola, hanno autorizzato loro stessi l’arrivo dei rifiuti?

Su Roma lo scenario è più complesso. Accettare normalmente i rifiuti romani significa per la giunta Raggi evitare di costruire un nuovo stabilimento sul suo territorio: perché tanto c’è Colfelice. E la giunta Raggi è sempre stata contraria alla realizzazione di un nuovi impianti. perché ritiene che sia un colossale spreco, in quanto la percentuale di rifiuti da lavorare sarà sempre minore, con il passare degli anni, grazie alla differenziata.

Non approvare quella clausola, potrebbe mettere in difficoltà la giunta Raggi.

Su quale terreno si scatenerà la battaglia? Non solo quello politico ma anche su quello tecnico. L’attuale governace della Società Ambiente Frosinone ritiene di non avere bisogno d’alcuna autorizzazione dall’assemblea per accettare i rifiuti da fuori provincia. Una convinzione che fa forza sull’articolo 4 dello Statuto. Nell’interpretazione che ne ha dato finora, Saf può svolgere i servizi per i quali è stata costituita (quindi lo smaltimento dei rifiuti) anche per altre amministrazioni che non siano soci.

L’altro fronte sarà proprio il Contratto di Servizio. Saf ha già agli atti la firma di 75 dei 91 Comuni (più la provincia) che costituiscono l’assemblea dei soci. Tolti 5 Comuni commissariati, restano 86 soci. In teoria solo 11 non hanno firmato – e quindi non sono d’accordo – con il nuovo contratto. Nelle ultime settimane però si è ampliato il fronte e qualcuno potrebbe tentare di revocare quella firma, in occasione dell’assemblea. E’ la posizione emersa nel corso del Coordinamento dei Comuni del Basso Lazio, guidato dal sindaco di Roccasecca Giuseppe Sacco. Il ritiro della firma sarebbe un atto che verrebbe interpretato come illegittimo dall’attuale governance. Ma alcuni sindaci, durante il Coordinamento hanno sostenuto di essere stati costretti a firmare, altrimenti Saf avrebbe smesso di accettare le immondizie in arrivo dai loro Comuni.

Accettare o no i rifiuti da fuori provincia? Accettare o no i soldi che possono generare? Puntare sui rifiuti, anche di altre province? O cambiare strategia? Come interpretare lo Statuto? Ritirare o no la firma sul Contratto di Servizio?

E’ quei che si gioca la vera sfida. Non sul bilancio né sulla conferma del presidente.

I sindaci dovranno decidere. La possibilità di mettere la palla in calcio d’angolo, ipotizzata da alcuni, è molto remota. E’ vero che non sono trascorsi i tre anni dall’elezione di Mauro Vicano alla presidenza. Mancano circa 90 giorni. Ma è lo Statuto a dire «che il presidente ed il consiglio d’amministrazione restano in carica per tre esercizi». Pertanto, all’approvazione del bilancio, tecnicamente Vicano ed il CdA sarebbero decaduti.

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