Salta il festival lirico, appassisce una provincia incapace di investire in cultura

La notizia è a pagina 25 di Ciociaria Editoriale Oggi, nascosta in prima pagina da un richiamo di tre righe: “Niente soldi, salta il festival lirico di Casamari”. Gli altri dettagli sono nel sommario che introduce l’articolo: “L’addio Annullato uno degli appuntamenti più importanti che per anni si è svolto nell’abbazia di Casamari
La mancanza di contributi da parte di Regione Lazio e Provincia non ha permesso l’organizzazione dell’evento”.

E’ tutto qui il fallimento di un territorio. Incapace di tenersi una delle sue poche eccellenze, appeso costantemente all’impegno di qualcun altro, diviso e contrapposto.

L’eccellenza del festival Lirico

Il Festival Lirico di Casamari era una delle poche eccellenze culturali del territorio, tra i rari eventi capaci di far pronunciare la parola Frosinone fuori dai suoi confini. Nelle prime edizioni, i giardini della celebre abbazia cistercense hanno ospitato i virtuosismi di tenori e soprani tra i più conosciuti.

In altre località a Nord della provincia di Frosinone la cultura viene vista in maniera assolutamente diversa. Sanno che ogni euro investito in quel campo ne frutta almeno tre: fra turisti che decidono di venire per seguire l’evento e soggiornano almeno una notte, mangiano, girano, comprano souvenir. Ci sono città che basano sulla cultura una parte della loro economia. Facendo squadra con il territorio, mettendo in rete gli alberghi a decine di chilometri di distanza, offrendo sconti nei musei per chi si presenta con il ticket dell’evento principale, garantendo servizi.

In provincia di Frosinone no. Il sommario dell’articolo è una sentenza: “La mancanza di contributi da parte di Regione Lazio e Provincia non ha permesso l’organizzazione dell’evento”. Significa che aspettiamo sempre sia qualcun altro a fare le cose, nessuno si rimbocca le maniche, non c’è un’economia della cultura in questo territorio, siamo ancora all’anno zero del Turismo.

Chi coordina?

E non potrebbe essere altrimenti. Chi dovrebbe coordinare? Già prima della grande genialata che ha portato alla soppressione delle Province, le competenze sul Turismo erano state spostate a Roma. Dove non abbiamo mai contato niente in questo campo: perché Roma sotto il profilo turistico è un gigantesco buco nero che attrae tutta la galassia dei turisti; ma anche perché non abbiamo mai avuto un programma alternativo, complementare da proporre e qualcuno che lo sostenesse.

Siamo al paradosso di una provincia nella quale – quando si poteva ancora spendere – l’incapacità di fare squadra era arrivata a vedere un cartellone di livello messo a punto dalla Camera di Commercio, contrapposto a quello dell’assessorato al Turismo della Provincia di Frosinone. Siamo al paradosso di una Provincia che è stata capace – anni addietro – di separare l’assessorato al Turismo da quello allo Spettacolo, perché così veniva diviso equamente il ‘portafogli’ tra i gruppi. E siamo al paradosso di una provincia nella quale la promozione turistica più efficace alla fine l’ha fatta Ciociaria Turismo, cioè un privato che per anni si è mosso poco più che per beneficenza.

Poi più nulla. Perché la beneficenza prima o poi conclude la sua spinta. Il lancio dato dai sostegni di Regione e Provincia si esauriscono. Se non si impara a fare rete e sistema in maniera globale nessuno verrà a farlo per noi da Roma o da qualsiasi altro punto del mondo. E se c’è nessuno a rimboccarsi le maniche ed investire nell’economia della cultura allora tutto lentamente appassisce. Il Festival Lirico di Casamari è solo l’ultimo fiore in ordine di tempo che si secca in una provincia che ha sempre meno identità

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