«Qualcosa si è rotto»: Salvini accompagna alla porta i 5S. Di Maio: «Abbiamo scelto da tempo»

Il comizio di Salvini a Sabaudia. Prima il confronto con Conte. Al quale Di Maio non partecipa nonostante sia a Palazzo Chigi. L'ultimatum all'alleato. la risposta in nottata via Facebook

«Qualcosa si è rotto: la notte sto dormendo male, sento una grande responsabilità». Dal palco di Sabaudia Matteo Salvini non stacca la spina al governo con il Movimento 5 Stelle. Ma detta un ultimatum che equivale a staccare la spina. La risposta arriva in nottata via Facebook, dove Luigi Di Maio scrive «Il MoVimento 5 Stelle questa scelta l’ha presa da tempo».

Ma Matteo Salvini insiste, non si sposta di un millimetro. «Non sono fatto per le mezze misure, o facciamo cento, o si vota. Star lì a scaldare la poltrona non fa per me. Sono tre giorni che non dormo. Quando senti la responsabilità sulle spalle non è semplice. Vi do la mia parola che quello che farò non sarà nell’interesse del mio Partito ma per il Paese“.

Vuole il rimpasto. Vuole la mani libere. Non vuole più i no che hanno tirato il freno a mano in questo anno di Governo. E gli hanno fatto perdere l’appoggio di quelle categorie che avevano investito su di lui dandogli il voto. «Nelle prossime ore si decideranno tante situazioni».

Il confronto con Conte

Prima di salire sul palco di Sabaudia Matteo Salvini era stato a Palazzo Chigi. Lì ha avuto un confronto serrato con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. La versione ufficiale assicura che è stato un confronto «lungo, pacato e cordiale»”. La misura del livello di rottura dei rapporti sta in un dettaglio: il vicepremier Luigi Di Maio è in sede ma non partecipa all’incontro.

Il Ministro dell’Interno esce dal palazzo intorno alle 20.15. Dopo poco le agenzia di stampa battono la notizia che il presidente Giuseppe Conte ha appena disdetto la conferenza stampa fissata per l’indomani mattina. Rinviata. A quando? «A data da destinarsi».

Appena in macchina, Salvini contatta il fedelissimo sottosegretario Claudio Durigon che è già in piazza ad aspettarlo. Gli dice che sta arrivando, chiede di sapere quanta gente ci sia. Gli dicono che c’è il pienone.

Un’ora di comizio

Paola un’ora, Matteo Salvini. Sul palco dietro al municipio, alle sue spalle c’è il vice capogruppo di Montecitorio Francesco Zicchieri in polo blu, c’è il sottosegretario Claudio Durigon con una polo verde, c’è il sottosegretario all’Economia Massimo Garavaglia. L’unico per una volta in camicia bianca e cravatta è proprio il vice premier.

Che annuncia la riforma della Giustizia con la separazione delle carriere tra magistrati che indagano e magistrati che giudicano. La riforma della Scuola. La cancellazione del Codice degli Appalti. Il diritto di voto ai ragazzi dai 16 anni in su. La detassazione per le famiglie con figli. È un libro dei sogni che odora già di campagna elettorale.

Reclama un rimpasto. Ma giura che non è per avere qualche poltrona in più. «L’ultima delle cose che ci interessano è avere qualche ministero in più, qualche poltrona in più. Anzi, le sette poltrone della Lega sono a disposizione degli italiani. O si possono fare le cose oppure si torna a votare».

Qualcosa si è rotto

Qualcuno si aspetta che vuoti il sacco, tolga le scarpe e tiri fuori i sassolini, che insomma canti tutto ciò che ha da dire a Di Maio ed i Cinque Stelle. Invece no. «Mai mi uscirà una parola negativa su Di Maio o su Conte, quello che abbiamo fatto lo abbiamo fatto lavorando insieme».

Non scappa di fronte alle responsabilità, non scarica l’alleato. Non gli volta le spalle. «Ma è indubbio che qualcosa si è rotto negli ultimi mesi”. E allora che succede? Bastone e carota: «Ci aspettano mesi impegnativi, dobbiamo fare le cose in maniera energica, decisa, coraggiosa. Se non siamo uniti e compatti ci fanno il mazzo. O le cose si fanno in fretta oppure stare lì per scaldare la poltrona non fa per me».

Il 5 Stelle annichilito

Rompe gli indugi. Oramai ha annichilito il Movimento 5 Stelle. Li ha sgretolati. Luigi Di Maio non è più un capo politico, dopo la disfatta sul Tav al Senato il 5 Stelle è l’ombra del partito che era un anno fa: si è rimangiato tutte le promesse fatte agli elettori, non ha mantenuto niente di ciò che aveva promesso ai comitati di protesta sparsi per il Paese ai quali aveva atto credere che avrebbe bloccato il Tap, chiuso l’Ilva, fermato le trivelle…

Il Movimento 5 Stelle ha sospeso l’assemblea in attesa delle dichiarazioni dell’alleato. Poi ha rinviato la riunione, sine die.

Di fronte ad un alleato disarticolato, Matteo Salvini detta le sue condizioni. «Non possiamo permetterci un’Italia ferma, dobbiamo cancellare il codice degli appalti». Basta con i No, perché «Tutti al tavolo delle parti sociali ci han chiesto dei sì, coraggio e investimenti. Non è più il momento dei no, dei forse, dei dubbi».

Sono le piccole e medie imprese ad avere sostenuto la Lega per anni. Sono le stesse che ora sono deluse: perché i soldi sono stati dati a chi se ne sta a casa senza lavorare e sfrutta il Reddito di Cittadinanza. E non sono stati usati per detestare le assunzioni. «Non è che si possano dare redditi di cittadinanza a chiunque passi per Sabaudia o garantire stipendi minimi se non abbassi prima le tasse agli imprenditori, a chi produce la ricchezza. Prima di redistribuirla la ricchezza la devi creare».

Rivendica il successo di Quota 100, l’invenzione di Claudio Durigon che a Sabaudia gioca in casa: «Chissà quanti di voi in questa piazza hanno recuperato grazie a Quota 100 uno, due, quattro anni di vita che ora stanno trascorrendo con i nipoti… Grazie a quella legge abbiamo fatto dimenticare la famigerata Fornero».

Domani o dentro o fuori

«Domani sarò a Pescara, poi in Puglia, in Calabria e in Sicilia. E poi, credo, tornerò a Roma per fare qualche chiacchierata… ci siamo capiti. Nelle prossime ore si chiariranno varie situazioni, stateci vicino», lasciando intendere che le prossime ore saranno decisive. Perché Giuseppe Conte potrebbe togliere il disturbo. Oppure potrebbe farlo Luigi Di Maio. Se nessuno lo farà sarà lui il vero premier.

«Domani mattina sarò a Roma anche se dovevo già essere in Abruzzo, ma spero di essere in serata a Pescara. Perché se occorre fare una scelta occorre farla in fretta». 

Di Maio, noi abbiamo già scelto

La risposta arriva via Facebook. A scriverla è Luigi Di Maio. Difende il no alla tav. «Qualunque sarà la conseguenza noi siamo orgogliosi del nostro No a un’opera come la Torino-Lione, un’opera nata vecchia, di 30 anni fa, senza un futuro. Un’opera che vogliono solo Bruxelles e Macron».

Spiega che tra i motivi del Sì c’è il fatto che l’opera avrebbe creato economia e posti di lavoro. «È un approccio curioso e strumentale. Con questo discorso, dunque -sottolinea il vicepremier- dovremmo aprire 10 inceneritori in ogni Comune, discariche, dovremmo trivellare i nostri mari, riportare il nucleare mandando a quel paese un referendum popolare? Oppure dovremmo lasciar lavorare le mafie in santa pace, non combattere gli evasori, non chiudere le coop coinvolte nel business dei migranti? Non dovremmo fare tutto questo perché, forse, crea occupazione? E no, questa non è la nostra visione di futuro!»

Il post prosegue ricordando che già oggi si punta su treni capaci di viaggiare sopra i 1000 chilometri all’ora in tubi interrati o su piloni senza violentare la nostra terra, senza consumare il nostro suolo e senza emissioni. «Guardate cosa sta accadendo in Siberia: le foreste in fumo rappresentano il boomerang di politiche scellerate e miopi, un boomerang che sbatterà sulla testa dei nostri figli. I cambiamenti climatici in atto sono il frutto delle nostre scelte e le conseguenze sono ferite insanabili. Cosa racconteremo ai ragazzi di domani?»

Come Salvini a Sabaudia, Di Maio su Facebook tira fuori un repertorio degno di una campagna elettorale. parla di ambiente, di futuro per i nostri figli e nipoti, di energie pulite.

Poi c’è la risposta a Matteo Salvini. Al quale Luigi Di Maio dice «C’è chi pensa alla prossima cambiale e chi deve farsi carico di pensare alla prossima generazione. È una scelta, come ogni cosa. Come lo è la vita. Il MoVimento 5 Stelle questa scelta l’ha presa da tempo. E non vi rinunceremo per nulla al mondo».

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