Paolo Sammarco e l’addio sospeso (di E. Ferazzoli)

Foto: Frosinone Ofc

Un avvio da incompreso, un finale da protagonista. Ora un futuro in sospeso per Paolo Sammarco. In attesa che la società definisca assetti e strategie. Ed una sera a cena...

Elisa Ferazzoli
Elisa Ferazzoli

Giornalista in fase di definizione

Metti una sera di fine maggio che fuori piove. Metti la fine di un’annata storta. Metti dei giovani calciatori intorno ad un tavolo, le risate, i post, i saluti prima delle vacanze. Metti che all’improvviso spunti fuori un quadro con un numero 21 che di spalle stringe i pugni in segno di esultanza. Metti che su quel quadro ci sia una dedica e che reciti così:

Un esempio

Un Padre

Un compagno di squadra

Un Amico

Un UOMO

Ovviamente

Quello che speriamo

è di vederti ancora

con questa maglia,

ancora al nostro fianco

GRAZIE PAOLO

Intorno a quel tavolo c’è il Frosinone dal quale ripartire. Non ci sono individualità. C’è una squadra. C’è una famiglia. Perché in quelle parole, perfette e bellissime, non c’è retorica c’è la verità. C’è un messaggio chiaro che indica la strada da percorrere per ricominciare. E se di verità si parla è indiscutibile che mettere Paolo Sammarco fuori rosa ad inizio stagione sia stato un grave errore di valutazione. Un’evidenza palesatasi nella seconda parte di stagione, durante la quale il “regista” col numero 21 sulle spalle ha dato prova di essere l’anello mancante di un centrocampo apparso senza di lui incapace di esistere.

Altrettanto vero è che l’addio non sia dovuto né alla volontà di Paolo Sammarco di terminare la propria carriera da professionista né alla richiesta del giocatore di “cambiare aria” bensì dal non aver ricevuto da parte della società una proposta di rinnovo per il contratto con imminente scadenza. Una scelta che solo i prossimi giorni diranno se è definitiva. E che gli ambienti dei tifosi sperano non lo sia, come dimostra lo striscione della Nord: “Paolo Sammarco condottiero vero. Hai la stima di un popolo intero”.

Il sabato degli addi

Metti un sabato pomeriggio di fine maggio che fra poco piove. Metti che la 38esima giornata di questo campionato sembra sia stata scritta per gli adii. De Rossi all’Olimpico e Pellissier che allo Stirpe gioca la sua ultima partita da calciatore professionista dopo 17 anni con quella maglia addosso.

E metti il Frosinone con la sua gara piena di impegno ma priva di forti emozioni. La Curva Nord che canta come se fosse già settembre, come se non fosse la fine di un’annata storta ma l’inizio di nuova storia. Canta ininterrottamente. Quando smette è solo per ripetere il suo nome. “Paolo Sammarco”.

Arrivano i tre fischi, Sammarco avanza verso la curva con commozione e compostezza. Chi è rimasto sugli spalti dello Stirpe si alza in piedi, nessuno escluso. Parte un applauso talmente sentito che sembra dire “resta qui, non ti muovere”. Lui, Paolo Sammarco, rimane per un po’ fermo sotto la Nord, si guarda intorno, saluta tutti e va via.

Ai microfoni del dopo partita alla domanda: “È un addio?” Risponde: “Dicono di sì. Quindi penso di sì”.