Sapori del Golfo per gli italiani alle olimpiadi di Tokyo

Il poker di Vallecorsa e Formia che governerà gli italiani alle olimpiadi. Dal cuoco dello Zauli al suo manager. Dal responsabile della logistica al vice capo che arriva dalla Ciociaria

Profumi del Golfo per gli atleti italiani impegnati nelle Olimpiadi di Tokyo. Il Golfo è quello di Gaeta ed a portarlo nelle cucine del Sol Levante sarà Giovanni Vallario, scelto dal presidente del Coni Giovanni Malagò per preparare i pasti agli atleti ed i loro accompagnatori.

Originario di Rongolise, una piccola frazione di Sessa Aurunca, Vallario è un formiano d’adozione. È lo chef del centro di preparazione olimpica “Bruno Zauli“, quel laboratorio concepito nella metà degli anni Cinquanta dall’allora segretario generale del Coni (e futuro sindaco di Formia) per dimezzare il gap che all’epoca c’era tra lo sport italiano e quello del blocco sovietico  e dell’est. Zauli era sugli spalti del futuro stadio Olimpico di Roma nell’ottobre 1953. Nella sera dell’inaugurazione dell’impianto rimase meravigliato della velocità con cui l’Ungheria sconfisse la nazionale italiana. “Questi corrono come dei matti. Chissà perché…

Il centro di Formia fu fondamentale per preparare le Olimpiadi romane del 1960 e quelle successive. 

Da Formia al Giappone

Il centro sportivo Coni Bruno Zauli

Molti atleti delle varie discipline sportive in questi giorni stanno lasciando la città con destinazione il campus dell’Università di Waseda a Tokorozawa, ad una trentina di chilometri dal centro della metropoli giapponese.  

Questa struttura è stata scelta dal Coni italiano quale centro preolimpico per i Giochi di Tokyo 2020 che si disputeranno nel 2021. E tra i primi ad arrivare è stato Giovanni Vallario, l’orgoglio aurunco che molti atleti italiani hanno mitizzato dicendo “sa cucinare come mamma sa fare“.

Le sue qualità le hanno verificate “sul campo” il presidente Malagò e i suoi più stretti collaboratori: hanno deciso da tempo che Giovanni dovrà cucinare nel villaggio olimpico di Tokyo. La sua sarà la quarta olimpiade estiva dopo quelle di Sydney 2000, Atene 2004 e Pechino 2008 a cui si aggiungono due Olimpiadi invernali a Vancouver 2010 ed a Sochi, in Russia, otto anni più tardi e i mondiali di nuoto a Roma nel 2009

Perché Vallario e non un altro chef  più o meno stellato? Lo sottolinea  lo stesso Coni sul sito istituzionale:  Giovanni “da anni offre e propone il corretto apporto nutrizionale senza mai trascurare la bontà e valorizzazione delle materie prime sempre freschissime e in linea con le tabelle alimentari delle singole discipline il tutto esplorando e spaziando nella migliore tradizione della cucina mediterranea“. 

Dall’Università dello Sport

Davide Tizzano

Il centro di preparazione olimpica di Formia ha sempre rappresentato l’università europea dello sport: non solo sudore e fatica ma anche innovazione.  E non più per la sola atletica leggera anche per altre discipline, anche per quelle che si praticano sulla nave. A credere in questa multidisciplinarità è  Davide Tizzano, un napoletano che a Formia vive stabilmente dal 2014 , da quando ha ricevuto la guida del “Bruno Zauli”  per svecchiarlo e rilanciarlo. 

Il presidente Malagò ha scelto lui per dirigere il centro pre-olimpico di  Tokorozawa. La decisione è avvenuta prima dello scoppio della pandemia. L’occasione fu quando il vice segretario generale del comitato olimpico Carlo Mornati firmò un protocollo tra il Coni, la Prefettura di Saitama, la municipalità di Tokorozawa e l’Università di Waseda per l’utilizzo del campus dell’ateneo. 

 Si tratta di un’area dotata di un campo di atletica e di un piscina olimpionica, una combinazione difficile da trovare nei dintorni di Tokyo. A suggerirla ai dirigenti sportivi italiani ed al nostro ambasciatore in Giappone Giorgio Starace è stato l’ex premier Yoshirō Mori, oggi presidente del comitato organizzatore della XXXII  Olimpiade.

In effetti Vallario e Tizzano, “nessuna parentela con il commissario Prefettizio del comune di Formia”  ha subito chiarito il responsabile del centro Zauli – rappresentano  un binomio inscindibile. Ancora di più da quando Tizzano ha vinto la scommessa propostagli dal Foro Italico di “aprire” le porte del “Bruno Zauli” all’esterno, di attribuirgli una caratteristica ricettiva in maniera tale che lo sport qualificasse la stessa immagine turistica della città.

Un passato da atleta

Casa Italia

Ora Tizzano a Tokorozawa è tornato al suo primo mestiere, quello di responsabile del centro preolimpico . Che di fatto anticipa l’ingresso dei componenti della spedizione italiana nel  blindatissimo (causa Covid) villaggio olimpico

Tizzano ha ricoperto questa mansione anche in occasione dei Giochi di Atene nel 2004 ed a Rio de Janiero nel 2016. Alle Olimpiadi ha partecipato da atleta, come canottiere, e le ha vinte a Seul nel 1988 e nel 1996 ad Atlanta, negli Stati Uniti

Saltò quelle catalane di Barcellona nel 1992 solo perché non riuscì a dire di no a Raul Gardini che lo precettò come membro dell’equipaggio dell’imbarcazione italiana, “Il Moro di Venezia”, partecipante all’edizione di quell’anno dell’America’s Cup

Per la diffusione in Italia dell’importanza della più prestigiosa rassegna velica in campo internazionale e per quella che è considerata la competizione sportiva più longeva che si ricordi Formia ha svolto, non a caso, un ruolo fondamentale. Era l’inverno 1983 quando il Principe Karim Aga Khan, il presidente dello Yatching Club Costa Smeralda,e l’avvocato Giovanni Agnelli, decisero di far debuttare l’Italia l’estate successiva a Newport, negli Stati Uniti, alla coppa delle cento ghinee.  

Contribuirono a varare una barca davvero bella, Azzurra, che preparò la sua avventura nella Coppa America nelle acque del Golfo.

Il ruolo di Enzo in Giappone

Enzo Bartolomeo

La vela edil fatto di arrivare da una città che deve molto allo sport sono serviti ad un altro bravo manager per conquistare un ruolo importante nelle delegazione italiana che da una settima è in Giappone. Il suo cognome è pesante, Bartolomeo. Enzo è figlio di Sandro, l’ex sindaco di Formia

È arrivato a Tokorozawa per primo e già che sarà l’ultimo a tornare in Italia.  È un punto di riferimento dell’aspetto logistico del Coni Italiano: dall’organizzazione dell’arrivo e della partenza degli atleti e dei dirigenti azzurri al loro trasferimento, “maniacale”, dal centro pre olimpico al villaggio e nei vari campi di gara. 

Bartolomeo ha una responsabilità alta come un grattacielo. Il Giappone è ancora in una fase di parziale lockdown, la campagna vaccinale è ferma al 5% della popolazione, il Covid morde ancora. Capita che un accreditato debba effettuare 12 controlli in un breve lasso di tempo e di distanza. 

Bartolomeo dovrà gestire, sul piano amministrativo, una comitiva che non potrà effettuare escursioni extra sportive: sarà chiusa in una “bolla sanitaria”. Movimenti ridotti all’osso e contingentati. E il manager formiano lo sa: chi sgarra dovrà pagare multe salatissime al governo nipponico.

Da Vallecorsa con furore

Alessio Palombi (a sinistra)

Arriva da Vallecorsa, infine, uno dei tre vice capi missione della spedizione italiana ai Giochi di Tokyo. Si tratta di Alessio Palombi. La Giunta del Coni ha deciso che dovrà affiancare insieme agli altri due vice (Danilo Di Tommaso e Giampiero Pastore) il responsabile della missione olimpica italiana Carlo Mornati

È considerato una delle “menti” che gestisce lo sport azzurro. Revisori dei conti per conto del Coni e del Ministero dell’Istruzione, Palombi ha acquisito diverse specializzazioni. Spaziano dal diritto sportivo alla contrattualistica, dalle sponsorizzazioni alla gestione delle Federazioni Sportive Nazionali. È uno dei valori aggiunti che hanno portato alla scelta di catapultarlo in Giappone.

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