Ore 11:47 nasce il primo sampietrino nella Saxa Grestone

Nasce il primo sampietrino nella Saxa Grestone di Roccasecca. Nel giorno dell'accensione del forno, viene tarata anche la pressa. Ad aprile via alla produzione. Già prenotati tutti i pezzi del 2019. In estate via al secondo forno.

La resurrezione di Lazzaro ha la forma di un cubetto: argilla, sabbia e acqua pressati a centinaia di atmosfere. Tra le molecole compresse fino a saldarsi ci sono poi gli ingredienti nascosti: la genialità di un imprenditore, la scommessa dei suoi finanziatori, l’orgoglio dei lavoratori. Non c’è un Gesù a ordinare “Rialzati e cammina“: a Roccasecca la resurrezione di Lazzaro è un gruppetto di persone in giubbotto grigio assiepate intorno al monitor da dieci pollici collegato ad una pressa costruita per loro.

Uno digita con perizia tra i selettori rossi e verdi tarando millimetricamente ora uno e ora l’altro valore. Poi la pressa va giù, il cilindro idraulico schiaccia le molecole e si rialza.

La prima volta restituisce dei piccoli quadretti simili alla sabbia che comprimi al mare quando la metti nel secchiello; la seconda sono un pò più compatti. «La terza è quella buona, vedete che la terza è quella buona»: Francesco Borgomeo va avanti e dietro tra quella pressa alta tre metri e le due ali di persone intorno per assistere. Il cilindro cala ancora una volta: i cubetti ora sono compatti ma hanno qualche piccola crepa.

L’operatore lo guarda con un sorriso e dice «La quarta, presidente: la quarta sarà quella buona». La pressa scende, compatta tutto per un infinitesimo di secondo in più. Si rialza…

Ore 11:47 del 21 febbraio 2019 dalle macerie del defunto stabilimento di gabinetti Ideal Standard di Roccasecca è nato il primo sampietrino Saxa Grestone. La pressa funziona, il forno nel capannone accanto è stato appena acceso ed è a 200 gradi centigradi, nelle prossime due settimane poco alla volta raggiungerà i 1200 gradi: Lazzaro è risorto, la Ideal Standard è il passato, Saxa Grestone può iniziare a fissare la data di avvio della produzione e di consegna dei suoi sampietrini in gres porcellanato. I primi e gli unici al mondo.

Un anno meno un giorno

Doveva essere il giorno dell’accensione del forno: quello nel quale i cubetti devono essere cotti a milleduecento gradi per diventare più resistenti del basalto, più ruvidi dell’asfalto. Verso le dieci viene pigiato il pulsante e scocca la scintilla che accende i bruciatori: occorrono quindici giorni per portare, poco alla volta, quel forno alla temperatura giusta dando ai mattoni refrattari il tempo per assestarsi.

C’è il sindaco di Roccasecca, c’è il direttore dello stabilimento, il capo del personale, c’è il lavoratore più anziano che prima di andare in pensione vuole vedere la sua fabbrica che rinasce. Ci sono i rappresentanti sindacali interni: tutte le sigle tranne l’Ugl. «Ma li avete chiamati?» chiede il presidente Borgomeo. «Si, confermano gli altri». Stringe le spalle e guarda la fiamma.

Passa nell’altro capannone. Lì gli ingegneri di Castrocielo stanno tarando la pressa che dovrà compattare l’impasto segreto dal quale nasce il Grestone. Borgomeo li guarda e dice, quasi per scherzo: «Ingegné, la vogliamo fare una prova?». È un uomo fortunato questo filosofo laureato alla Gregoriana, fucina di vescovi e cardinali, finito a rianimare fabbriche e rimetterle in piedi: ognuno ha le sue anime da salvare.

È fortunato perché fece la stessa cosa ad Anagni nella ex Marazzi quando iniziò a produrre lo ‘spessorato‘: lastroni di gres alti 4 centimetri da usare al posto dell’asfalto nelle strade dei Paesi dove fa troppo caldo ed il bitume si scioglie. Gli dissero: «Ci vorranno due mesi per tarare la pressa». Gli operai anagnini in un turno di lavoro ci riuscirono. E l’indomani iniziarono la produzione.

A Roccasecca è accaduto lo stesso. In una mattinata la pressa è stata calibrata. Un anno (meno un giorno) fa si firmava l’accordo per il salvataggio dello stabilimento.

Via alla produzione

Questo consente di fissare la data di partenza della produzione. «Occorrono due settimane per portare il forno a temperatura – calcola Francesco Borgomeo – un mese per le prove di cottura e sincronizzazione di tutta la linea: all’inizio di aprile possiamo iniziare la produzione ufficiale».

I primi tre mesi di sampietrini sono già venduti. «Ci sono poi i preordini che verranno confermati appena avremo la data certa in cui consegnare i materiali: tutta la produzione 2019 è già prenotata».

Ma è solo l’inizio. I lavoratori stanno preparando la seconda metà del capannone. «Lì in estate arriverà il secondo forno, per la seconda linea di produzione».

Ci sono alcuni clienti che hanno mandato dei sampietrini usurati e scheggiati: “li vogliamo così” hanno detto a Borgomeo, altrimenti quelli nuovi si notano troppo. I grafici sono al lavoro, gli faranno una linea di sampietrini apparentemente invecchiati.

Tre Comuni hanno già chiesto di avere un’intera piazza.

I complimenti del ministro

Intorno ci sono i lavoratori. «È a loro che dobbiamo tutto» dice Borgomeo. Sono stati loro a progettare e realizzare i carrelli che prenderanno i sampietrini appena cotti. Loro hanno realizzato buona parte degli impianti.

Francesco Borgomeo guarda i primi blocchi come fossero dei bambini. Squilla l’iPhone. È un messaggio whatsapp del ministro del Lavoro Luigi Di Maio: gli fa i complimenti e lo esorta ad andare avanti così. Dopo poco è l’ex ministro Carlo Calenda a scrivere: insieme avevano scommesso che quella fabbrica sarebbe ripartita, un mese intero avevano discusso con i fondi americani che preferivano chiudere tutto. Un altro trillo di whatsapp: è Matteo Renzi a fare le congratulazioni. Poi è Nicola Zingaretti, con un tweet «Abbiamo salvato e trasformato lo stabilimento con il sostegno degli operai e di un’impresa innovativa. Si può fare».

Lazzaro è uscito dal sepolcro. Ora può iniziare a camminare. Sui sampietrini in Grestone.

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