Scalia, lo ‘sporco lobbista’ che salva il suo territorio

Nel giro di una settimana il senatore Francesco Scalia è finito al centro della polemica politica per ben quattro episodi di dimensione nazionale. Il primo riguarda le bollette elettriche ed il suo emendamento con il quale rivedere il mercato dal 2018, toccando la fascia nella quale si concentreranno molti dei consumatori (leggi qui il precedente); poi è stata la volta dell’emendamento con cui rimettere mano ai risarcimenti alle vittime di incidenti, finendo al centro delle accuse di voler fare un regalo da 1,5 milioni alle Compagnie di assicurazione (leggi qui); nel mirino è finito pure quando ha presentato un’interrogazione con cui ha chiesto di assumere nella scuola coloro i quali avessero superato il corso abilitante all’insegnamento (leggi qui la dura risposta del M5S); anche l’intervento su Poste Italiane e le notifiche postali lo vede al centro dell’accusa di avere compiuto un vero e proprio raid (leggi qui).

Cosa sta accadendo a Francesco Scalia? Si è trasformato in un lobbista senza scrupoli, uno che si presta agli interessi dei grandi poteri economici? Oppure è sotto attacco perché quei poteri li sta prendendo a picconate, aggredendo decenni di privilegi? Ogni medaglia a due facce ed ognuno guarda quella che più gli fa comodo.

1.Nel caso delle bollette elettriche, Scalia viene accusato di avere presentato una correzione al testo della legge che dal 2018 cancellerà il mercato dell’energia elettrica come lo abbiamo conosciuto finora: tutti i consumatori si troveranno ad un bivio, o si scelgono uno che gli vende la corrente oppure non possono rimanere come oggi perché l’attuale posizione di Enel deve sparire; chi non sceglie (saranno in molti) grazie all’emendamento Scalia si troverà – senza saperlo – a trasmigrare nel “servizio di salvaguardia”. Chi attacca Scalia dice che alle spalle di quel codicillo si muove un affare miliardario: perché gli utenti finiti in quel ‘limbo’ si troverà a pagare la corrente il 40% in più proprio grazie all’emendamento del nostro senatore. Scalia replica che non è vero, il suo emendamento contribuisce a modernizzare il Paese, mettendo in concorrenza le compagnie elettriche, spingendo verso il basso le tariffe, più movimento di utenti c’è e più le compagnie sono stimolate a fare offerte vantaggiose mentre se restano nel ‘servizio di salvaguardia’ il mercato resta ingessato.

2. Nel caso delle Assicurazioni, il senatore Scalia viene accusato di avere proposto una correzione al testo di legge, grazie alla quale le Compagnie risparmieranno un miliardo e mezzo di risarcimenti in quanto non viene più pagato il danno ‘esistenziale’; in pratica: mi salta un dito, la compagnia mi risarcisce il danno, non mi rimborsa più le conseguenze che quel danno determinerà sul mio modo di vivere. Scalia replica che con la sua modifica spariscono milioni di inutili processi, sarà chiaro per tutti e subito quanto si deve avere dalle assicurazioni. Chi sta con Scalia fa notare come quell’emendamento vada a toccare gli interessi degli avvocati che campano proprio facendo le cause alle assicurazioni, allungando in maniera abominevole i tempi di risarcimento per le vittime ed i loro familiari.

3. Il caso della Scuola. Scalia presenta un’interrogazione nella quale chiede «l’assunzione diretta e senza concorso per i TFA» cioè coloro i quali abbiano superato l’apposito corso abilitante. Il Movimento 5 Stelle risponde che «il Senatore Francesco Scalia è il nuovo paladino (governativo, sia chiaro) dei precari (…) l’hanno tirato fuori ora dal cilindro per questa ridicola messinscena» e poi «Utilizzando il malcapitato prestanome Scalia, il PD cerca di confondere, di illudere e, peggio ancora, sceglie un solo bacino di precari da fingere di tutelare, per scatenare ancora la guerra tra poveri e far dimenticare per qualche giorno che presto ci sarà un concorso truffa che vedrà tutti sulla stessa barca. Per questo, invita a rispedire al mittente l’interrogazione Scalia». Qui, carta canta: Scalia ha chiesto «l’assunzione diretta e senza concorso per i TFA»

4. Ora c’è il caso delle Poste e delle notifiche. Da un lato Francesco Scalia viene accusato d’avere fatto la parte dell’infiltrato del Governo, dall’altra c’è un provvedimento che innegabilmente va a toccare vecchi santuari.

Tutta la vicenda merita alcune considerazioni. La premessa: i parlamentari si dividono in due categorie: «quei quattro o cinque che decidono e quelli che alzano la mano senza contare niente» (cit. Antonello Iannarilli, due volte deputato). Se Francesco Scalia sia uno di quelli che decide è presto per dirlo: certo è che scrive ed espone in aula a nome di tutto il Pd i testi che – come abbiamo visto – possono rivoluzionare le cose nel Paese. Trovarne un altro che facesse le stesse cose, partendo dalla provincia di Frosinone, bisogna tornare indietro di trenta o quarant’anni buoni. Poi, che ci piaccia o no quello che scrive e sostiene in Aula è tutto un altro discorso.

I 4 casi sono uniti da un unico comune denominatore: Scalia è andato a toccare la polpa. Metodo di calcolo delle bollette elettriche, criteri di risarcimento negli incidenti, assunzione dei precari, gestione delle notifiche. E questo tocca tanti interessi: non si può trascurare. Se poi piaccia o no, si preferisca l’attuale metodo o si ritenga più moderno quello proposto da Scalia, è un altro discorso.

Scalia è uno sporco lobbista, nemico delle masse e schiavo dei grandi poteri economici? Per un attimo sia ‘ammesso e non concesso’. Ma fosse per questa sua capacità di dire, pensare e scrivere cose di grande peso politico – giuridico, che è riuscito a salvare 140 posti di lavoro alla ex Marazzi di Anagni che non è finita per opera del Cielo nelle mani di una finanziaria inglese solo pochi mesi fa quando ormai tutti la davano per spacciata? Fosse per la sua abilità politica e giuridica che è passata una legge grazie alla quale il rudere ex Vdc è stato tolto al suo destino di cimitero industriale per diventare il primo esempio di riconversione con cui attrarre gli investitori ai quali, tra non moltissimo, potremmo dire ‘Venite, vi diamo stabilimento, corrente, internet, depurazione, tutto già pronto, pagate una sciocchezza d’affitto basta che assumiate persone’ ? Fosse perché è l’unico parlamentare ciociaro ad avere raggiunto uno straccio di posizione strategica a Palazzo Madama da un quarto di secolo a questa parte, che Marangoni e Ilva di Patrica hanno un’offerta di acquisto, seppure tra mille difficoltà? Con lui nacque il polo logistico che contribuì a salvare la Fiat di Cassino, senza di lui non si riesce nemmeno ad asfaltare le strade intorno allo stabilimento.

Se così fosse, quanto conviene mettersi nel mucchio di arcieri che sta conciando Francesco Scalia come un novello San Sebastiano?

error: Attenzione: Contenuto protetto da copyright