Zingaretti solo al comando, Rampelli ‘spegne’ Pirozzi, la Lombardi è da battaglia

La decisione del centrodestra di puntare su Fabio Rampelli definisce gli scenari politici nel Lazio. Affida un'impronta identitaria alla coalizione. Isola Sergio Pirozzi. Conferma Nicola Zingaretti come il grande favorito

Soltanto all’apparenza lo scenario è simile a quello delle elezioni comunali a Roma.

Intanto perché, iniziando l’analisi dal centrosinistra, nella Capitale il Pd era reduce dall’aver sfiduciato il proprio sindaco, Ignazio Marino. Alla Regione Lazio, invece, Nicola Zingaretti si presenta da uscente, con i sondaggi che gonfiano le vele di una coalizione di centrosinistra unita, perfino con Liberi e Uguali di Pietro Grasso, Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani.

L’area centrista di Beatrice Lorenzin potrebbe cercare un colpo di coda e il ministro della sanità sta pensando di candidarsi a Governatore. Ma l’operazione difficilmente verrebbe compresa dall’elettorato. Infine, Zingaretti ha fatto i calcoli e sapeva benissimo che l’accordo con Liberi e Uguali avrebbe comportato la rinuncia ai centristi moderati della Lorenzin.

 

Il centrodestra si presenta spaccato, ma in una situazione profondamente diversa. La candidatura alla presidenza di Fabio Rampelli (leggi qui Fumata bianca: il candidato è Fabio Rampelli) dà alla coalizione un profilo totalmente identitario e Fratelli d’Italia, a Roma come nel Lazio, è una forza politica radicata.

Il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi a questo punto ha tutto da perdere sul piano dei rapporti nel centrodestra. Lo accusano già di aver favorito Zingaretti e non a caso lo hanno soprannominato Zingarozzi.  La fuga in avanti in larghissimo anticipo lo ha lasciato letteralmente a corto di fiato e nel momento decisivo non ha effettuato un solo gesto di apertura vera verso i leader di quella coalizione di centrodestra che avrebbero dovuto sostenerlo in campagna elettorale con i propri simboli e i propri candidati.

E’ rimasto “appiattito” su Francesco Storace, esponente sicuramente importante nel centrodestra laziale, ma non in grado questa volta di aggregare. Anzi, alla fine è stata proprio Giorgia Meloni a condurre l’operazione finale: la candidatura di Fabio Rampelli per tenere fuori dall’arco costituzionale del centrodestra sia Francesco Storace che Gianni Alemanno.

 

Resta il Movimento Cinque Stelle, guidato da Roberta Lombardi. Completamente diverso il contesto rispetto alle elezioni comunali di Roma di quasi due anni fa. Non ci sono “macerie” da raccogliere lasciate dal Pd, non ci sono sondaggi trascinanti per i pentastellati, c’è un Governatore come Nicola Zingaretti che è molto forte e trasversale.

La Lombardi è agli antipodi rispetto a Virginia Raggi: spigolosa, forte, decisionista, da battaglia. Mentre la sindaca di Roma ha caratteristiche diverse: elegante, sempre sorridente, da salotto. Però Roberta Lombardi può contare su un Movimento molto cresciuto politicamente nel Lazio e pronto a chiedere il “voto utile”. Del tipo: “Siamo gli unici che possono giocarsela con Zingaretti”.

Nel Lazio però non è previsto il turno di ballottaggio, scenario dove i Cinque Stelle sono formidabili.

Nicola Zingaretti è il grande favorito.

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