Gli scogli che Zingaretti deve evitare per portare al largo la Regione

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Dopo il debutto della sua seconda legislatura, Nicola Zingaretti ora deve tracciare la rotta con cui portare al largo la Regione Lazio. Ma ci sono vari scogli da evitare. Ecco quali

Simone Canettieri
Lorenzo De Cicco
per Il Messaggero

 

La prima è andata, ma non è che un debutto. Perché se è vero che Nicola Zingaretti «gioca a palla con queste opposizioni» (copyright di Francesco Storace) e anche vero che i problemi non mancano per il confermato presidente della Regione che sogna di scalare il Nazareno.

 

Lo scoglio politico

Il primo tema è politico e tutto interno: non ha ancora chiuso la giunta, Leu non si decide, gli equilibri sono delicati e il governatore non può permettersi di rompere con la sinistra-sinistra, vera novità della sua rielezione da esportare, se gli riuscirà, anche su scala nazionale.

Nella squadra di governo resta scoperta la casella di assessore al Lavoro. Leu, dopo il voto, ha proposto a Zingaretti due nomi: il bersaniano Piero Latino o l’ex vendoliano Paolo Cento. Su entrambi ha messo il veto l’unico eletto del partito di Grasso in Consiglio regionale, Daniele Ognibene, che vorrebbe in giunta l’ex segretario della Cgil romana, Claudio Di Berardino.

Anche ieri Ognibene non mollava la presa: «Il nome è questo». I vertici regionali di Leu, che prima di Pasqua hanno minacciato la rottura con Zingaretti, dovrebbero riunirsi oggi e potrebbe spuntare un quarto nome ancora, per trovare la quadra.

 

Lo scoglio amministrativo

Poi c’è il tema amministrativo, che rimane appeso ai numeri di una maggioranza che non c’è e delle opposizioni balcanizzate.

Il primo atto della giunta Zingaretti sarà il bilancio previsionale 2018, perché finora la Regione continua ad andare avanti in dodicesimi. Da quanto trapela la manovra sarà molto «asettica». Per non creare frizioni con le minoranze, in attesa di stabilità. Il bilancio vero, più politico, sarà portato in estate in Consiglio, insieme al collegato. In quell’occasione si capiranno le mosse su Irpef e Irap, per esempio.

Prima c’è il previsionale, e prima ancora ci sono le commissioni da formare. A partire da quella del Bilancio, che dovrà licenziare la manovra. E qui si entra in un altro campo minato.

 

Lo scoglio delle presidenze

Siamo sempre alle solite. Secondo un accordo di massima di cui si mormora alla Pisana – tra Pd, centrodestra e M5S – il centrosinistra dovrebbe portare a casa 5 presidenze di commissioni, 4 il centrodestra, 3 il M5S. In tutto sono dodici, di cui quattro speciali. Le più ambite rimangono Bilancio, Ambiente e Sanità. Così in ordine di importanza, almeno fino a quando non ci sarà l’uscita ufficiale dal commissariamento.

E questo sarà già il prossimo fronte per il consiglio regionale, una partita che potrà servire da compensazione per gli sconfitti di ieri (Valentina Corrado per il M5S, Giuseppe Simeone per Forza Italia) ma anche per Fratelli d’Italia e Lega, per esempio.

Una partita pronta a iniziare tra poco e da chiudere con una certa fretta perché c’è da approvare appunto il bilancio e serve l’apposita commissione.

 

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