Scontro Buschini – sindaci sul termovalorizzatore: ma è Roma a finire Ko

La riunione ufficiale è stata preceduta da un’altra. Non ufficiale, tutta politica, con i sindaci di centrosinistra e molti dei quali della sua stessa area. L’assessore regionale Mauro Buschini ha dovuto mettere le carte in tavola. E chiarire con tutti loro la posizione sua, quella del suo assessorato e pure del governo regionale del quale fa parte. Sui rifiuti di Roma che rischiano di finire nella Valle del Sacco, lavorati a Colleferro per la mancanza di impianti a Roma. Ci ha dovuto mettere mano, a rischio di scottarsi

 

A BRUTTO MUSO
Cosa si siano detti a brutto muso non si sa. C’è chi giura sia stato un confronto acceso. Con i sindaci da una parte, schierati compatti per il no all’ammodernamento (in termine tecnico: revamping) del termovalorizzatore di Colleferro. E dall’altra l’assessore regionale all’Ambiente impegnato a risolvere due problemi in uno: il caos rifiuti dal quale Roma non riesce ad uscire, la necessità di abbattere l’inquinamento nella Valle del sacco già martoriata dai veleni industriali scaricati ed interrati lì per decenni.

Alla fine, si va alla riunione ufficiale. Intorno al tavolo, insieme all’assessore, ci sono circa 15 primi cittadini dell’area, un delegato del ministero dell’Ambiente e uno della società LazioAmbiente.

Al termine, la dichiarazione di Buschini è un capolavoro di equilibrio. «Non si può non ascoltare e raccogliere il grido di dolore che arriva soprattutto dai sindaci di quel territorio in merito al revamping del termovalorizzatore. Noi abbiamo detto, e lo ribadisco, che siamo disponibili a valutare ogni cambio di rotta. Ho messo sul tappeto però i problemi che questo cambio di rotta può generare».

Buschini non può far passare la Regione per quella che in qualsiasi modo sta contribuendo all’emergenza immondizie a Roma Capitale. Allo stesso tempo non vuole passare per quello che toglie le castagne dal fuoco a Roma spostandole nelle province. In particolare l’area al confine con il suo collegio elettorale. Così, spiega: «Primo, dobbiamo capire come chiudere il ciclo dei rifiuti. Secondo, ci sarebbe una ulteriore difficoltà per la società Lazio Ambiente e su questo è necessario un confronto con la Città metropolitana, che è il maggiore conferitore». Insomma, mette in chiaro: tutta la caciara è dovuta al fatto che Roma non sa dove portare i rifiuti che produce.

Poi si fa carico della situazione dei sindaci. «Sono tutti perplessi, ci dicono che è un territorio appesantito, sufficientemente provato: la Valle del Sacco, il Sin (sito di interesse nazionale) – ha aggiunto – e ci chiedono di valutare la questione. Va sottolineata però una cosa gli inceneritori stanno lì da più di vent’anni, e revamping vuol dire messa in sicurezza». La traduzione è: il termovalorizzatore a Colleferro non ce l’ho messo io e nemmeno Zingaretti; noi vogliamo ammodernarlo per ridurre l’inquinamento che genera.

 

L’APERTURA DI BUSCHINI
La Regione è pronta a fare marcia indietro. E’ disponibile a non fare il revamping. A lasciare tutto com’è, rispettando la volontà dei sindaci. Ma è Roma a quel punto a dover dire cosa vuole fare della sua immondizia, come intende gestirla. Oppure se vuole continmuare a dire no a nuovi impianti sul suo territorio, scaricando il problema su Colfelice, Colleferro, Paliano, Aprilia, Viterbo e tutti quelli che fino ad oggi l’hanno salvata.

 

SANNA CONTRO ROMA
C’è un grande assente in tutta questa storia. Roma non si è presentata al tavolo. Non è venuta a dire cosa intende fare: se ha un piano oppure no. A citare il convitato di pietra è il sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna. E’ il giovane editore, civico di centrosinistra, che ha tolto Colleferro al centrodestra per la prima volta dopo un quarto di secolo.

E’ Sanna a dire che «Il Comune di Roma deve dire cosa pensa. Il Campidoglio si è sempre detto convinto, come me, della battaglia contro gli inceneritori. Siamo stati tutti d’accordo nella loro conversione in fabbrica di materiali. Il tema è che Roma deve costruire la sua impiantistica e risolvere da sola il suo problema». Che significa: cara Roma, fatti i tuoi impianti e non scaricare su di noi le tue incapacità.

«I Comuni della provincia, che sono medio-piccoli – ha aggiunto Sanna – non possono caricare sulle loro spalle, in territori ampiamente devastati come il mio, lo smaltimento dei rifiuti della Capitale. Roma deve prenderne atto, e se è in buona fede deve aiutare noi Comuni a liberarci da un giogo che portiamo da vent’anni e che ha fatto pagare a caro prezzo alle nostre comunità le scelte del passato».

 

IL NO DEI SINDACI
A riassumere la posizione dei sindaci è proprio sanna. «Noi sindaci siamo contrari al revamping. Lo abbiamo detto in tutte le sedi, nelle piazze, abbiamo approvato delibere di Consiglio, ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato. Oggi per la prima volta registriamo una apertura cauta ma positiva da parte della Regione Lazio che ha dichiarato la sua disponibilità a cambiare rotta sul progetto del revamping».

L’apertura fatta da Buschini ha colto tutti di sorpresa. Pensavano che si sarebbe arroccato sulla sua posizione. Che avrebbe fatto quadrato intorno a Roma. Invece no. E Sanna con gli altri sindaci ne prendono atto con soddisfazione.

«L’apertura della Regione è un fatto nuovo, che registriamo con positività – dicono – In questo scenario la nostra battaglia non si ferma: siamo pronti a tutto, dalle manifestazioni di piazza al ‘campeggio’ davanti ai cancelli dell’impianto. Abbiamo ricordato – ha spiegato poi – quanto sia devastante la situazione della Valle del Sacco e della mia città: cent’anni di industria pesante in un territorio limitato negli spazi. La responsabilità come città di aver dato vita al più grande Sito di interesse nazionale per l’inquinamento ambientale d’Italia. La discarica più grande del Lazio dopo Malagrotta, a cinquanta metri dalla Selva di Paliano, la presenza di due inceneritori dagli anni ’90 a oggi in un quartiere senza infrastrutture che garantiscono un accesso sicuro: i camion, per andare a scaricare, passano tra la chiesa e la sacrestia. La situazione è inaccettabile, e una serie di studi, ultimo quello Heras commissionato dalle Asl, hanno certificato che dopo l’attivazione di quegli inceneritori la situazione sanitaria è peggiorata. In città – ha concluso il sindaco di Colleferro – 78 bambini su 100 hanno problemi di natura respiratoria».

 

ROMA, SECONDA CONVOCAZIONE
Prima di spegnere la luce e chiudere la porta, c’è il tempo per una battuta con i giornalisti delle Agenzie che stazionano davanti all’assessorato. Una nuova stilettata dell’assessore Mauro Buschini contro Virginia Raggi. «E’ andata bene. Ma c’è rammarico da parte di tutti per l’assenza di uno degli attori principali: Roma e la sua Città metropolitana. Si è deciso di aggiornare la riunione chiedendo la loro partecipazione: scelga la Raggi la data. Ora le invieremo una lettera».

Dal Campidoglio avevano tentato di lasciare il cerino acceso in mano all’assessore all’Ambiente. Lui non se lo tiene. «Ho letto da parte di esponenti del Comune di Roma che la decisione sui termovalorizzatori di Colleferro sarebbe esclusivamente in capo alla Regione. Così non è: il revamping è stato deciso dalla società Ep Sistemi, partecipata al 60% dalla Regione e al 40% da Ama, e dunque dal Comune. Ep Sistemi può decidere soltanto con il via libera del 65% dei soci, per cui devono essere entrambi d’accordo».

E’ la pistola fumante, altro che cerino. Roma sapeva. E senza il suo voto non si sarebbe messa in moto tutta questa giostra.

Il colpo finale. Per ora.

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