Scontro Aurigemma – Fazzone: «Gli avevo detto di portare subito le firme. Ora è inutile»

Scontro tra il coordinatore regionale ed il Capogruppo in regione di Forza Italia. Colpa della mozione di sfiducia a Nicola Zingaretti ormai ridotta a cartaccia. Aurigemma la porta comunque in aula. Fazzone: «Non può pensare di decidere tutto lui. Gli avevo detto di portare subito le firme dal notaio»

La tensione cresce dentro Forza Italia. Lo scontro frontale è ad un passo tra il capogruppo in Regione Antonello Aurigemma e il coordinatore del Partito nel Lazio Claudio Fazzone.

Aurigemma disobbedirà agli ordini ricevuti. Non ritirerà la Mozione di Sfiducia contro Nicola Zingaretti e porterà in aula i suoi Consiglieri affinché sabato mattina la votino. Esattamente il contrario di quanto aveva disposto Fazzone appena era stato chiaro che non ci fossero i numeri. (leggi qui Crolla la Mozione contro Zingaretti: Cavallari dice no, Forza Italia fa retromarcia, Lombardi “Buffonata”).

Guerra di dichiarazioni

Il problema è che Antonello Aurigemma ha usato lo stesso canale scelto da Claudio Fazzone per annunciare la sua decisione: la piazza virtuale di Internet. Ed ha scelto lo stesso tono: diretto, senza filtri.

Fazzone aveva annunciato:

«Adesso chiamerò il mio capogruppo e gli dirò che vista la posizione di Cavallari è inutile andare a fare delle figure del genere in Consiglio».

Facendogli anche una pubblica tirata d’orecchie per avere portato il Gruppo in un vicolo cieco.

«…non c’è bisogno di presentare la mozione di sfiducia. È sufficiente andare dal notaio o dal segretario regionale, si firmano le dimissioni e si va ad elezioni».

Altrettanto diretta la risposta di Aurigemma

«La mozione dovrà essere discussa e non ritirata. La coerenza, il dialogo, la concertazione, elementi oramai sostituiti nella politica di oggi dalla arroganza, dalla presunzione e dagli scrivani, debbono necessariamente ritornare ad essere i segni distintivi della capacita di far politica del centrodestra».

Scontro tra componenti

A rendere rischioso il confronto tra Capogruppo e Coordinatore Regionale è l’ostentazione muscolare. Antonello Aurigemma ha accompagnato la sua dichiarazione su Facebook con una foto che lo ritrae accanto al suo referente politico. Che è Antonio Tajani.

Chiaro il messaggio a Fazzone: se provi a mettere in discussione il mio ruolo di Capogruppo in Regione sappi che si apre uno scontro frontale con il Numero 2 del Partito.

Claudio Fazzone, che in politica non è un novizio francescano, risponde con due colpi di fioretto e due di sciabola.

«Io non ho mai detto di non portare mozione in Consiglio. Ho detto un’altra cosa: che a differenza di quanto Aurigemma mi aveva rappresentato, i numeri per far approvare la mozione non c’erano. va da sé che abbiamo fatto una cattiva gestione della situazione. Ribadisco ciò che gli ho detto: se si voleva davvero mandare a casa Zingaretti si andava subito dal notaio e ci si dimetteva tutti quanti insieme. Le sfiduce non si annunciano ma si danno».

Il Coordinatore regionale conferma: si va in aula. Ma ormai è fuffa. «Non c’era bisogno di conferenze stampa o di vetrine che non servono a niente: se davvero c’erano le condizioni si doveva andare immediatamente a firmare o dal notaio o dal segretario generale. Ora quella mozione non serve più a nulla perché non ci sono i numeri».

Il fuoco sotto la cenere

Il fuoco cova sotto la cenere. Claudio Fazzone non digerisce ciò che è accaduto. Aveva dato un’indicazione politica: dimissioni immediate. Il fatto di non averla rispettata alla lettera ha comportato una situazione politicamente imbarazzante.

«Aurigemma deve fare il capogruppo e deve ascoltare il Coordinatore. Potete scrivere che l’ho chiamato da ieri, prima che entrasse nel conferenza dei capigruppo. Quando è uscito, e  fino a questa stasera, non mi ha richiamato. Evidentemente Aurigemma pensa di essere lui a rappresentare tutto il gruppo consiliare, tutto il Partito».

Fazzone ricorda ad Aurigemma qual è il perimetro nel quale può muoversi. «Il capogruppo risponde in primis ai consiglieri. E quando ci sono cose politiche si confronta con il coordinatore. Il quale gli aveva detto sin dal primo momento che preferiva che la sfiducia venisse data immediatamente. Ora andiamo a votare un pezzo di carta senza numeri».

Claudio Fazzone non è l’unico ad essere irritato. Anche il presidente della Commissione Cultura Pasquale Ciacciarelli è contrariato. Lui sabato non ci sarà quando la mozione verrà portata in aula. Nei corridoi lo sentono borbottare «Aurigemma sapeva bene che da settimane avevo questo impegno istituzionale».

Non vuole passare per quello che scappa di fronte alla votazione. Teme che l’abbiano fatto apposta a fissare la votazione nel giorno in cui lui non c’è perché impegnato in Scozia.

La verità forse è quella raccontata da Enrico Cavallari, il consigliere che con il suo no ha tenuto a galla la Legislatura. «Appena ho detto che non avrei votato mi hanno chiamato tutti per ringraziarmi, sia della maggioranza che dell’opposizione. Soprattutto dall’opposizione, un po’ tutti».