Scontro a distanza Pd-M5S, in bilico l’alleanza alle Regionali

Scontro a distanza tra M5S e Pd. Cala il gelo sull'alleanza alle regionali. Di Maio con il piede in due scarpe. Stop alle regionali ma continua il governo

Lo scontro si innesca a distanza. Da un lato c’è il capo politico del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio che dai microfoni di SkyTg24 lancia il suo anatema: «Non ha funzionato. Abbiamo visto che si tratta di una strada non praticabile». In altre parole: fine dell’alleanza con il Pd. Dall’altro lato c’è Nicola Zingaretti: il Segretario Nazionale del Pd risponde da Frosinone dove è andato ad inaugurare la nuova sede del consorzio industriale Asi. Gli dice: «Se Luigi Di Maio vuole andare avanti con l’8% per cento che si ritrova mentre le destre hanno il 48% faccia pure, auguri» (leggi qui Zingaretti a Di Maio: “Alleanza finita? Auguri”).

Un piede in due scarpe

Luigi Di Maio © Imagoeconomica Sara Minelli

Luigi Di Maio inaugura la strategia dei due forni: basta alleanze con il Pd sui territori. Crisi? No, si resta nel governo insieme.

È il suo modo per affrontare la robusta fronda interna che ha preso ancora più vigore dopo la sconfitta del civico Vincenzo Bianconi alle regionali in Umbria. Tentenna. Cerca di restare in equilibrio. E dice che in vista delle prossime Regionali il M5S deve «azzerare un attimo le aspettative. Fare in modo di ritornare nello spirito originario».

Che vuole dire? «Ci si presenta alle Regionali non per vincere, ma per portare i cittadini nelle istituzioni» dice Luigi Di Maio, riflettendo sul voto in Umbria. Gli domandano allora se questo significa che i Cinque Stelle andranno da soli in Emilia Romagna e in Calabria? La risposta è un’altro ondeggio per restare in equilibrio tra due posizioni: «Domani ho un incontro con gli eletti dell’Emilia Romagna e con gli eletti della Calabria per definire il percorso. Ma la terza via il M5s la può creare fuori dai due poli, non entrando in uno dei due poli».

Poi la sentenza: il patto civico in Umbria «è servito come esperimento. Non funziona. Il M5s va meglio quando va da solo».

Poco acuto

Dario Franceschini

Dal Nazareno, la risposta non si è fatta attendere. Dario Franceschini ha chiosato: «Non mi sembra un’idea particolarmente acuta».

È evidente però che anche al Nazareno si è aperta una riflessione sulle Regionali. Nicola Zingaretti era il meno convinto dell’alleanza: fosse stato per lui, la crisi di agosto avrebbe condotto tutti alle urne. Ora, sul Segretario è partito il ‘pressing‘ di quelli che all’asse con il M5s non hanno mai creduto: «L’alternativa a questa destra non si costruisce con le ammucchiate, ma con un progetto politico forte e credibile, ancorato alla realtà e partecipato nel Paese», ha spiegato Lorenzo Guerini.

Sulla stessa frequenza è sintonizzato il capogruppo Andrea Marcucci. Dice: «Mi auguro che in vista delle prossime regionali, il Pd discuta meglio con i territori se sia o meno il caso di presentarsi in coalizione».

Zingaretti ed il sindaco di Cassino Enzo Salera mentre domenica discutono dell’alleanza con M5S

Anche i sindaci dem, riuniti domenica a Roma per l’Assemblea degli amministratori, avevano messo in guardia sull’alleanza con i grillini. Nonostante questo, e nonostante l’Umbria, il segretario dem pare intenzionato a lasciare uno spiraglio aperto. Mettendo però qualche ‘paletto’ dell’ultima ora.

I paletti di Zinga

Primo, Zingaretti ha rispolverato la “vocazione maggioritaria” del Pd “con una forte identità capace di parlare a tutto il Paese“. Poi, ha chiarito che bisogna verificare “territorio per territorio la possibilità di convergenze, senza imporre nulla“. In più, il segretario ha ricordato: “Ad agosto avevo sollevato perplessità sulla percorribilità di un’alleanza di Governo con il Movimento 5 stelle. Abbiamo poi costruito una linea unitaria, difficile“.

Mario Oliverio

Ma comunque le urne umbre hanno riportato in alto mare il lavoro per le intese locali. Con l’aggravante del calendario elettorale che incalza: in Emilia Romagna si vota il 26 gennaio; in Calabria è di queste ore il braccio di ferro con il governatore Mario Oliverio e il Pd, che gli ha chiesto di “indire la consultazione per il prossimo 26 gennaio“. Poi toccherà a Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, Veneto.

In Emilia Romagna Stefano Bonaccini oggi si è detto “fiducioso“, lasciando aperta la porta al M5s: “Se c’è un accordo sui programmi, è benvenuto chiunque“. In Calabria, il commissario Stefano Graziano e Nicola Oddati, cui il segretario ha rimesso la questione, hanno confermato: “Il percorso di rinnovamento e di cambiamento avviato resta l’unica opzione percorribile. Non si torna indietro, anzi“. Quindi, stop alla candidatura del governatore uscente (dem) Mario Oliverio. La condizione posta dal 5 stelle per discutere.

Le mosse di Renzi

Matteo Renzi © Imagoeconomica / Paolo Lo Debole

Le mosse di Matteo Renzi per le regionali sono seguite con attenzione dal Nazareno: “Nel Pd è scoppiato il panico“, ha ammesso Dario Nardella parlando dell’annuncio della presenza di Iv alle regionali in Toscana.

Il timore è che lì, come anche in Calabria, Renzi possa fare il pieno di voti a fronte di un risultato non esaltante dei dem. Uno scenario cui è sembrato far riferimento lo stesso ex premier: “Fare uno scontro tra l’alleanza organica Pd-5 Stelle e l’alleanza sovranista è stato un errore in Umbria e se replicato ovunque in futuro apre a ‘Italia viva’ un’autentica prateria“.

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