Se alle imprese non conviene più produrre

Domani l’importante assemblea generale di Unindustria al cospetto del Capo dello Stato Sergio Mattarella. Ci sarà il presidente di Confindustria Carlo Bonomi: “Il 16% delle imprese ha ridotto o interrotto le produzioni. Se continuiamo così si aggiungerà un altro 30% nei prossimi mesi. Se andiamo a scartamento ridotto è un problema per il Paese”.

Stanno limando i discorsi e le relazioni, ma la strategia è chiara. Carlo Bonomi, presidente di Confindustria e Angelo Camilli (numero uno di Unindustria) domani mattina renderanno noto il punto di vista degli imprenditori, soprattutto del Lazio, in questo momento di drammatica crisi.

Lo faranno al Teatro dell’Opera di Roma, nel corso dell’assemblea generale di Unindustria. E lo faranno al cospetto del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, del ministro degli Affari Generali Maria Stella Gelmini e del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Quest’ultimo affronterà il tema della Catalent, con riferimento all’investimento sfumato di 100 milioni di dollari e di 100 posti di lavoro.

Recessione tecnica

(Foto: Loïc Manegarium Pexels)

Ma il quadro globale che vede Confindustria è quello di una recessione tecnica. Di un ritorno ai livelli di crescita pre-pandemia rimandato di un anno, al primo trimestre 2023. E di stagflazione, in caso di uno scenario avverso, peggiore rispetto a quello base ipotizzato nei mesi scorsi.

L’appuntamento di domani non può che essere l’occasione per mettere sotto la lente le conseguenze della guerra in Ucraina per le imprese e, quindi, per il sistema produttivo e per l’economia nel suo complesso.

Incombe e pesa una frase di Angelo Camilli«In molti casi non conviene più produrre: molte imprese stanno scegliendo di fermarsi o andare avanti a singhiozzo».  Unindustria è molto preoccupata per l’esponenziale aumento del costo di energia e gas, cresciuto 7-8 volte rispetto a tre anni fa. Se poi questo problema si somma all’aumento delle materie prime, lo scenario non è dei migliori.

Produrre non conviene

Carlo Bonomi

Angelo Camilli e Carlo Bonomi la pensano allo stesso modo. Il presidente di Confindustria lo ha detto più volte negli ultimi giorni. Per esempio a Italia Oggi: “Il 16% delle imprese ha ridotto o interrotto le produzioni. Se continuiamo così si aggiungerà un altro 30% nei prossimi mesi. Se andiamo a scartamento ridotto è un problema per il Paese. Se abbiamo l’inflazione che corre all’1,7%, mentre in Europa è al 3%, è perché abbiamo assorbito nelle nostre filiere gli aumenti delle materie prime, quando le troviamo, e dell’energia. Ci stiamo tenendo dentro questi aumenti ma oggi non possiamo più reggere. Produrre è diventato antieconomico”.

Produrre è diventato antieconomico: dopo c’è il baratro per il Paese. Bonomi e Camilli lo ripeteranno domani. Anche il Governo lo sa. E quella potrebbe essere la platea giusta per annunciare le contromisure.

error: Attenzione: Contenuto protetto da copyright