Se guelfi e ghibellini hanno paura della conta (di C. Trento)

Le Comunali di oggi sono la penultima fermata per un sistema che ormai si sta dissolvendo per riaggregarsi sotto altre forme. Resiste la divisione in guelfi e ghibellini. E la loro paura nel contarsi. Intanto la classe dirigenti di oggi pesa sempre meno

Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Una campagna elettorale dietro l’altra, senza un attimo di tregua.

L’effetto immediato è quello di evitare riflessioni approfondite, di nascondere la polvere sotto il tappeto. Di aggirare ostacoli che invece prima o poi dovranno essere saltati.

Oggi si vota per le amministrative in 15 Comuni della provincia di Frosinone. Non ha senso parlare di rivincita rispetto alle politiche del 4 marzo scorso: conteranno i contesti locali, i candidati, le liste civiche, perfino il voto “contro”. Eppure in tanti trattengono il fiato, anche se va detto che in Ciociaria la situazione è cambiata molto rispetto a tre mesi fa.

Il centrodestra rimane come coalizione, però ascoltando, nell’ambito dello stesso comizio, i discorsi del presidente dell’europarlamento Antonio Tajani (Forza Italia), del senatore Massimo Ruspandini (Fratelli d’Italia) e di Francesco Zicchieri (Lega) si fa fatica a trovare tratti comuni. Sul concetto di Europa, sull’immigrazione, sul lavoro, su tutto.

Non è quindi per caso che il Carroccio è parte fondamentale del governo (insieme ai Cinque Stelle), mentre gli “azzurri” sono all’opposizione e il partito di Giorgia Meloni ha scelto l’opzione di un’astensione tecnica nei confronti dell’esecutivo guidato da Giuseppe Conte. Indipendentemente dall’esito delle comunali di oggi, la coalizione dovrà necessariamente arrivare ad un chiarimento.

Fra qualche mese, per esempio, ci saranno le provinciali e da un punto di vista strettamente politico saranno ancora più significative. Perché voteranno sindaci e consiglieri comunali e, senza un’intesa, sarà impossibile perfino pensare ad una strategia comune. O ad un candidato unitario alla presidenza.

Allo stesso modo bisogna prendere atto che il quadro è cambiato perfino nei rapporti di forza. Il centrodestra non può ignorarlo se vuole continuare ad esistere come coalizione, peraltro spesso maggioritaria in questa provincia. Altrimenti la strada sarà quella di una “guerriglia” interna che sgretolerà l’alleanza.

 

I Democrat non cambiano mai musica

Francesco De Angelis sta provando a “cambiare verso”, aprendo al presidente della Provincia Antonio Pompeo e indicando un percorso unitario in vista della stagione congressuale.

Alla fine, però, le polemiche continuano anche se cambiano i protagonisti. E mai nessuno riesce ad arrivare ad una sintesi per tenere tutti insieme. Questo perché da troppi anni all’interno del Pd convivono più partiti e nessuno viene percepito nemmeno come federatore.

In un contesto del genere è stato complicato per Simone Costanzo fare il segretario, così come oggi è arduo per Domenico Alfieri e Lucio Fiordalisio guidare il partito in una fase di reggenza.

A tutto questo bisogna aggiungere che l’ex senatore Francesco Scalia si è ritirato a semplice militante e che l’ex senatrice Maria Spilabotte ha effettuato diversi passi indietro.

Ma lo specchio della situazione del Pd è quella del Comune di Frosinone: la frattura del 2012 del centrosinistra non è stata ricomposta, ad un anno dalla sconfitta elettorale nessuno ha avviato una seria analisi per cercare di risalire.

Nel frattempo due ex sindaci come Domenico Marzi e Michele Marini si sono volontariamente defilati. Insieme a tanti altri, che avevano costituto per un lungo periodo la classe dirigente del capoluogo. Ma si va avanti come se nulla fosse mai successo. Di campagna elettorale in campagna elettorale. Appunto.

 

Il bivio finale all’orizzonte di Forza Italia

Insieme ad Antonio Tajani c’erano tutti, ma anche Forza Italia dovrà arrivare prima o poi ad una sintesi. Indipendentemente da quelli che sono i rapporti personali.

Da un lato ci sono il coordinatore provinciale Adriano Piacentini e il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani, dall’altro il consigliere regionale Pasquale Ciacciarelli e il viceresponsabile nazionale degli enti locali Mario Abbruzzese.

Non è una questione di rapporti personali, ma di scelte e di prospettive politiche. Che erano e sono diverse, perfino sul piano del baricentro territoriale. Eppure si continua anche in questo caso a ragionare nella logica dei guelfi e dei ghibellini, evitando però di arrivare ad una vera “conta”.

Alla fine, però, non sarebbe preferibile una resa dei conti giocata a viso aperto, magari nell’ambito di un congresso?

Approfittando anche del fatto che da qui ad un anno le uniche elezioni sono quelle europee, proibitive al momento se si considerano le percentuali dei sondaggi?

È anche e soprattutto per questa estrema cautela che Pd e Forza Italia alle elezioni politiche hanno subito un ridimensionamento forte. Perfino in una roccaforte come la Ciociaria.

 

Emergenze, classe dirigente e poltrone

Da quanti anni si ripete che il lavoro, le infrastrutture, l’ambiente e i servizi sono le priorità del territorio? Quante campagne elettorali sono state fatte sui temi dell’aeroporto civile, dell’interporto, del collegamento veloce con Roma e di tante altre cose?

Eppure nemmeno mezzo passo avanti. Il fatto è che l’intera classe dirigente ciociara ha perso “peso politico” rispetto al passato. È cambiato tutto nella struttura stessa dei partiti, diventati sempre più leaderistici e leggeri sul piano strutturale.

Contemporaneamente i sistemi elettorali hanno tagliato fuori i territori, imponendo scelte verticistiche e “paracadutate”. La conseguenza è stata che perfino i big locali si sono dovuti porre il problema della loro stessa “sopravvivenza”.

Alla fine si sono concentrati sulle candidature da ottenere, mettendo in secondo e terzo piano il tema di cercare di risolvere i problemi. Intanto si sono affermate forze come il Movimento Cinque Stelle e la Lega, capaci di monopolizzare il voto di opinione con messaggi semplici e diretti, veicolati con i social network.

Il ricambio della classe dirigente è avvenuto a livello di eletti. Vedremo se ci sarà un’inversione di tendenza. Intanto però una cosa appare chiarissima: per cercare di restare a lungo sulla scena politica, concentrarsi sulla poltrona non paga più.

 

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