Se i 5 Stelle diventano una Dc 4.0 versione “bonsai”

Gli attacchi di Alessandro Di Battista richiamano il Movimento delle origini, che non esiste più però. E con l’avvento di Giuseppe Conte la trasformazione sarà completa. Perfino sul territorio è cambiato tutto.

Il limite dei 2 mandati dovrebbe essere applicato a tutti. Politici che stanno lì dentro da 40 anni non sarebbero più al centro del dibattito pubblico”: così Alessandro Di Battista, intervenendo in collegamento a Sum#05, l’evento digitale organizzato dall’Associazione Gianroberto Casaleggio.

Non si tratta di populismo, ma di precisa strategia politica. Legata all’impostazione di Davide Casaleggio, nel momento in cui si sta celebrando il divorzio tra il Movimento e la piattaforma Rousseau. Davide Casaleggio lo ha detto chiaramente (nel silenzio di Beppe Grillo): si sta facendo la guerra a Rousseau per far passare il via libera al terzo mandato. Sono tantissimi i big a 5 Stelle che altrimenti sarebbero giunti al capolinea. Luigi e Di Maio e Roberto Fico, per fare solo due nomi.

I sogni a 5 Stelle di Dibba

Beppe Grillo, Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. (Foto: Raffaele Verderese / Imagoeconomica)

Di Battista ha attaccato: “Il concetto della democrazia diretta e della lotta alla politica professionista è fondamentale. Sogno un Paese in cui via sia per legge, per tutti quanti, l’impossibilità di essere eletti per più di due volte nelle istituzioni. Ci sono stato, lo so come funziona il palazzo”.

Poi ancora: “Ci sono stato nel palazzo, se stai troppo tempo lì dentro poi inizi a pensare che la carriera politica sia più importante della possibilità di servire i cittadini che ti hanno permesso di stare lì dentro. E’ umano: se inizi a pensare che il tuo posto di lavoro sia quello, pur di salvaguardarlo farai di tutto, anche scendere a compromessi con la tua coscienza. La politica non è una professione, dopo un po’ perdi libertà e onestà intellettuale. La costruzione della democrazia diretta è un percorso che deve continuare”.

Dobbiamo imparare dagli errori commessi anche per inesperienza, ma dobbiamo continuare. Il capitalismo finanziario e la nuova guerra fredda in cui vogliono farci entrare determina pressioni tali che senza democrazia diretta, i politici non ce la faranno mai a prendere una decisione nell’interesse dei cittadini”.

Un MoVimento che non c’è più

Gian Roberto Casaleggio (Foto Daniele Scudieri / Imagoeconomica)

Un pensiero del Movimento Cinque Stelle delle origini, quello di Gianroberto Casaleggio. Ma quel Movimento non esiste più ed è proprio questo l’anello debole del ragionamento (giusto) di Alessandro Di Battista. Già il Movimento di Luigi Di Maio prima e di Vito Crimi poi aveva cambiato l’impostazione. (Leggi qui Il vincolo dei due mandati e la profezia di Casaleggio).

Adesso che c’è Giuseppe Conte siamo ad una sorta d “bonsai della Democrazia Cristiana” in versione 4.0. Perfino sul territorio della provincia di Frosinone il cambiamento è visibile. Non è più Luca Frusone il punto di riferimento. I nuovi leader sono Ilaria Fontana, sottosegretario al Ministero della transizione ecologica, e Loreto Marcelli, capogruppo alla Regione Lazio.

Meno Movimento e più partito. Meno Casaleggio (Gianroberto e Davide), più Giuseppe Conte. E’ cambiato tutto.

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