Se il Pd ha ancora bisogno di un avversario interno, all’orizzonte c’è solo la batosta

La candidatura di Nicola Zingaretti alla segreteria nazionale ha scatenato il fuoco di fila dei renziani. Ma senza un terreno condiviso e una legittimazione reciproca non ci sarà alternativa alla… sconfitta

Che il Partito democratico, erede dei Ds e della Margherita, a loro volta eredi di Pds e Ppi, che hanno rappresentato la tappa successiva di Dc e Pci, abbia bisogno di un avversario, non fa notizia.

Da Giulio Andreotti a Bettino Craxi, da Silvio Berlusconi a Matteo Salvini e Luigi Di Maio: i fatti sono questi.

 

Ma da qualche anno il Pd sembra aver bisogno di un avversario interno.

Così è stato per Matteo Renzi, avversato da tutta la classe dirigente di allora, guidata da Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani.

Quando il sindaco di Firenze apparve sulla scena politica il fuoco di sbarramento fu micidiale. Lui riuscì a superarlo e avviò la stagione della “rottamazione” di una buona parte di quella classe dirigente che lo aveva contrastato, ma che al tempo stesso quel Partito aveva contribuito a costruirlo.

 

Oggi l’avversario più pericoloso per i renziani è il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Mentre alle europee del 2019 la contrapposizione sarà proprio tra europeisti e sovranisti. Sarà quello il momento decisivo per il futuro dell’Ue.

 

Ma intanto è partita la “guerra” a Zingaretti, che a sua volta ha fatto capire di voler rispondere colpo su colpo. In questo modo però il Partito Democratico rischia di arrivare logorato all’appuntamento elettorale.

Perché non pensare mai ad una completa legittimazione interna, reciproca e proiettata alla battaglia successiva? È forse questo l’ostacolo più difficile da superare per il Partito Democratico, quello decisivo. Altrimenti dovrà mettere in conto un’altra possibile batosta, forse perfino più pesante di quella del 4 marzo.

 

Inutile aggiungere che il tema delle alleanze dovrà far parte della stagione congressuale. Il centrosinistra allargato, le liste civiche, il dialogo con Forza Italia sono argomenti che stanno sul tappeto.

Soprattutto però il Pd dovrà dare una visione alternativa a quella di Lega e Cinque Stelle su temi come l’immigrazione, il lavoro, la sicurezza, la scuola, le grandi opere, i trasporti. Nicola Zingaretti vuole concorrere per la segreteria del Partito.

 

Basterebbe indicare un’altra persona, confrontarsi e poi misurarsi sul campo.

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