Se le sentenze possono aprire un loop di ricorsi

Dopo la sentenza del Tar e quella del Consiglio di Stato, Latina rischia una serie infinita di ricorso. Perché il suo è un caso finora unico in Italia.

Andrea Apruzzese

Inter sidera versor

Un loop di ricorsi infiniti che si attorcigliano uno sopra l’altro. Ecco cosa potrebbe scaturire – ancora – dalle sentenze del Tar prima e del Consiglio di Stato poi: quelle che hanno annullato il risultato in 22 sezioni elettorali di Latina delle Comunali del capoluogo.

All’indomani della rinnovazione delle elezioni del primo turno (si rivolta il 4 settembre in quelle 22 sezioni) c’è chi si dice pronto a ricorsi contro il fatto che non sia stato previsto anche il turno di ballottaggio; infatti il paradosso è che se il voto bis porta alla vittoria di Vincenzo Zaccheo sarà lui il sindaco ma se non vince subito non si ripeterà il ballottaggio perché nessuno lo ha impugnato. Ora il rischio, concreto, è che ci siano ricorsi anche in Provincia.

A rischio ricorsi

Il Consigliere provinciale Pasquale Cardillo Cupo

Come la Provincia fa, rischia di esporsi a ricorsi“, è stato detto venerdì mattina. L’occasione è stata quella della seduta di Consiglio provinciale in cui è stata votata la presa d’atto delle surroghe dei consiglieri comunali – e quindi provinciali – decaduti: tre di Terracina e tre di Latina. Per un totale di sei, ovvero addirittura metà aula.

Tutto bene per quelli di Terracina, dimessisi in seguito alle vicende giudiziarie che hanno visto coinvolti i vertici dell’amministrazione. Ma per quelli di Latina no. Fratelli d’Italia per bocca del consigliere Pasquale Cardillo Cupo, che con la sua assenza in prima convocazione fece mancare il numero legale, è stato chiaro: «Occorre un rinvio a dopo il 4 settembre».

Ma non basterebbe, visto che per la proclamazione degli eletti occorrerà attendere almeno ottobre, tenendo ferma l’aula per tre mesi (nonostante l’obbligo di votare le surroghe entro dieci giorni).

Il rischio, secondo Cardillo Cupo, è quello dei ricorsi dei consiglieri sostituiti di Latina: Enzo De Amicis (Pd), Valeria Campagna (Civiche pontine-Lbc), Annalisa Muzio (FI-Fare Latina). E De Amicis, in una missiva all’ente, lo ha chiarito. Secondo la sua interpretazione della legge Delrio di riforma delle Province risalente al 2014, non ci sarebbe soluzione di continuità tra consigliere comunale eletto e consigliere comunale rieletto.

Lo scenario possibile

Annalisa Muzio

Quello che potrebbe anche accadere ai tre il 4 settembre: se la Muzio entrò come candidata sindaco non eletta con 3.219 voti, De Amicis e Campagna furono tra i campioni di preferenze con oltre mille voti, e le 22 sezioni annullate gliene hanno tolti appena 150-200 al massimo. Potrebbe quindi apparire non improbabile una loro rielezione, e quindi il diritto a tornare a sedere in Provincia. Ma ormai sono stati surrogati, venerdì scorso, e le surroghe sono come i diamanti: sono per sempre.

A quali rischi, dunque, si esporrebbe la Provincia? Se l’ente non avesse preso atto delle surroghe, avrebbero potuto presentare ricorso i subentranti. Ora che lo ha fatto, potrebbero ricorrere gli attuali sostituiti. Insomma, dietro la fatidica frase “non possiamo non obbedire alle sentenze“, si nasconde in realtà un caos giuridico: Latina è il primo caso in Italia del genere, e nella realtà pratica nessuna Provincia si è mai trovata in una situazione simile, con lo stesso Viminale che ha dovuto decidere cosa intendessero i giudici amministrativi.

Il Consiglio provinciale, dopo le surroghe di venerdì, è stato ricostituito come organo, e ha proceduto al riconoscimento di debiti fuori bilancio. In vista c’è la salvaguarda degli equilibri di bilancio: in caso contrario, sarebbe anch’esso decaduto in toto, aprendo la strada a nuove elezioni, e magari a ulteriori ricorsi.

Il loop dei ricorsi

Ma il possibile loop degli eventuali ricorsi non finisce ovviamente qui.

Ora che è stato aperto il Vaso di Pandora, da questo potrebbero uscire dopo il 4 settembre, a seconda dei risultati, ricorsi per la mancata previsione del turno di ballottaggio, dato che le sentenze avevano riportato le lancette indietro al primo turno.

Per non parlare di altri ricorsi da parte di candidati che si vedranno magari esclusi dall’aula per pochi voti. Rischiando di dare la stura a nuovi commissariamenti. D’altronde, un ricorso non si nega a nessuno. 

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