Se Parigi guarda dalle nostre parti e vede strabico

Latina vista da Parigi, con un servizio sull'avanzata della destra di Giorgia Meloni. Come vedere Vichy per la capitale che fu ai tempi del maresciallo Petain e non per l'acqua che sgorga frizzante dalle sue terme

Lidano Grassucci

Direttore Responsabile di Fatto a Latina

In questa città grigia mettici pure una campagna elettorale grigia e il gioco della noia è fatto. Ma nella noia esce qualche spunto per darci una idea di noi. Il mondo guarda distratto la campagna elettorale italiana, taluni all’estero con qualche timore per loro stessi che trasferiscono qui.

Alfredo De Santis è il presidente del circolo cittadino di Latina, il palazzo della società civile accanto al Municipio sede della autorità civile, distante dal campanile dei preti. È, il circolo, il sentire dei cittadini di una città sempre in cerca di una cittadinanza. Intervistarlo per parlare di Latina è quasi un obbligo un dovere. “Mi ha intervistato la Radiofrance sulle elezioni e su Latina, ed anche un giornalista tedesco” rivela oggi.

Ora Latina va di moda in cerca del modello dell’Italia di Giorgia Meloni. E qui c’è la scenografia giusta. I francesi poi cercano sempre il fascismo negli altri per far dimenticare Vichy che è sempre meglio ricordare come centro termale, meno come capitale. I francesi hanno la Le Pen e la vogliono diluire nella Meloni. Ciascuno ha il suo dolore. 

La visione strabica

Alfredo De Santis

Il titolo del servizio è “Immersion dans la ville fondée par Mussolini au Giorgia Meloni est élue”. A sud di Roma la prova di un ritorno.

Il sommario dell’articolo francese spiega che Giorgia Meloni e il suo Partito di estrema destra Fratelli d’Italia sono da molti mesi in testa alle intenzioni di voto per le elezioni legislative del 25 settembre. Siamo andati nella città fondata da Benito Mussolini 90 anni fa e di cui Giorgia Meloni è deputata dal 2018.

Il resoconto parte da quel 18 dicembre 1932 in cui Benito Mussolini e le sue camicie nere inaugurano la città di Littoria oggi chiamata Latina. C’è la registrazione del discorso fatto dal duce sul balcone del palazzo del comune: in sottofondo si sente Benito Mussolini mentre si rivolge alla folla e dice ” Oggi, con l’inaugurazione ufficiale del nuovo comune di Littoria, abbiamo fatto il primo passo del nostro cammino“.

Su quella registrazione gracchiante dell’Eiar Alfredo argomenta di una città fondata e una città costruita, dentro la sua storia personale che nulla ha a che fare con le nostalgie. Ma il mondo vuole cercare il futuro nel passato. Nel servizio radio c’è Mussolini che parla e Alfredo che argomenta.

L’incontro a Vichy tra il maresciallo Petain ed Adolf Hitler (Foto: Bundesarchiv)

Al circolo cittadino suonano jazz, c’è la locandina della presentazione di un libro scritto da Salvatore D’Incertopadre sindacalista della Cgil che parla del dramma dei minatori di Marcinelle, testimonianza di Filomena Danieli che in Belgio da emigrante con il padre in miniera c’è stata. Da Parigi non vedono il grattacielo laico e democratico di 120 metri, ma la torre civica di 21.

Come se a Vichy non ricordiamo l’acqua e le terme, ma l’ignominia di Petain.

Taccio della radio tedesca che, se i tedeschi, tacessero sugli altri per certi argomenti farebbe bene a loro e al mondo. Serve sempre il luogo comune.

Le sfumature della vita

Alfredo mi racconta del papà “licenziato” dal reduce di Salò: dal nonno materno che ruppe il vetro dell’immagine di Mussolini e i tedeschi volevano passarlo per le armi. La vita non è mai in bianco e nero, ha mille sfumature. Latina è terribilmente vittima della sua mancata storia, come se di un bimbo ricordassimo i natali e mai le sue imprese, un Cristo non ricordato per la speranza del risorgere ma per la strage dei bimbi di un feroce Erode.

Una delle sale del ristorante Impero

L’inviato francese si sposta nel ristorante che dal 1934 è gestito dalla famiglia Silvestri: l’Impero. Lì Benito Mussolini andava a pranzare. Alle pareti c’è una foto del Duce a cavallo, in una sta seduto con il figlio Romano nell’aula magna, un’altra immortala il suo discorso di inaugurazione della città nel 1932. I microfoni propongono le voci dei giovani di Latina: nessuno è nostalgico, qualcuno dice che non crede in Giorgia Meloni altri invece si. La dimostrazione di questa scollatura con il passato sta nella voce successiva proposta dalla radio: il sindaco progressista Damiano Coletta, fresco di rielezione bis nella città che dovrebbe essere simbolo della destra.

La stazione termale di Vichy, nel cuore del borbonese, è celebre per la sorgente nota con il nome di Source des Célestins, da cui sgorga un’acqua effervescente naturale a una temperatura costante di 17,3°C. Rinomata per i suoi benefici effetti sulla digestione, quest’acqua ricca di minerali è nota anche per le sue proprietà a favore della pelle e della carnagione, da cui nasce il famoso slogan “la carnagione Célestins”.

Latina è città del parco del Circeo, dove fanno kiwi deliziosi. Se ci si vuole incatenare al tempo, quel tempo non passerà mai. E ci offrirà sempre una visione strabica.

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