Se riaprire il teatro diventa politica. I dolori del giovane Pannone

A chi piace ben cotta ed a chi cruda. Difficile mettere tutti d'accordo sull'inaugurazione del teatro. Ma alcune pretese rischiano davvero di apparire solo pretesti

Andrea Apruzzese

Inter sidera versor

La gioia di un teatro finalmente riconquistato, riaperto. Ma anche polemiche. I giorni prima, ma soprattutto il giorno dopo. Sui social, in particolare. Da parte di cittadini comuni, ma anche da chi è stato per quasi un anno (tolti i commissariamenti) parte della maggioranza del sindaco Damiano Coletta.

Polemiche dovute soprattutto al sistema di inviti-prenotazioni messi in campo dal Comune di Latina (in questo momento retto da un commissario) per partecipare alla nuova riapertura del D’Annunzio, la serata di gala per i 90 anni dall’inaugurazione di Latina.

Biglietto, prego

Celebrazioni sobrie, dato il momento di crisi. Eccezion fatta per la festa in piazza della Libertà di sabato sera – affollatissima nonostante pioggia, vento, freddo e umidità – con fuochi d’artificio e – appunto – lo spettacolo di domenica sera di riapertura del D’Annunzio: il concerto delle colonne sonore di Ennio Morricone.

Per partecipare al quale occorreva essere – appunto – o invitati, o prenotati. Prenotazioni gratuite (non c’erano biglietti da acquistare) ma che hanno trasformato l’evento in un “click day: il più lesto con il dito arriva prima e ha la poltrona. Altrimenti, nulla.

Una situazione che anche il giorno dopo ha provocato non poche critiche sui social. Con alcuni dettagli: c’è chi fa notare come la prenotazione fosse singola, per un posto solo: ovvero, in una coppia marito-moglie, di fidanzati o di accoppiati che dir si voglia, entrambi i membri dovevano esser lesti con il dito sulla tastiera. E non si poteva avere comunque certezza di ottenere poltrone vicine.

Come anche chi ha evidenziato la circostanza per gli anziani: per quelli non autosufficienti, bisognosi quindi di un accompagno, la situazione era analoga. Per non parlare delle difficoltà intrinseche dell’analfabetismo informatico che può rappresentare un problema insormontabile per persone anziane non avvezze all’uso del Pc.

I dolori di Pannone

Francesco Pannone

Ma, cittadini a parte, si evidenzia oggi anche il post Facebook di Francesco Pannone del Pd, ex consigliere comunale della maggioranza di Damiano Coletta.

Parte da lontano, Pannone, dal fatto che «il problema dell’identità, condivisa o meno, sia completamente assente» dai festeggiamenti del 90esimo, e come «la riapertura del teatro, le modalità e i contenuti proposti siano un sintomo di questa identità irrisolta». Secondo Pannone, «è assurdo che una grande parte dei posti a sedere fosse riservata agli invitati: un teatro, a maggior ragione se chiuso per 7 anni, deve essere uno spazio aperto a tutta la cittadinanza».

E ne fa anche un tema politico: «È un invito riservato a tante personalità che in questi 30 anni non hanno saputo in nessun modo essere una classe dirigente degna di nota». E, tra gli invitati, c’erano non solo sindaco e assessori della sua maggioranza, ma anche diversi esponenti del Partito di cui è parte (e in cui è spesso voce critica).

Ma Pannone non se la prende solo con gli inviti: anche con il programma della serata. E dice che «Non ha senso far suonare un’orchestra che fa le colonne sonore, indimenticabili, di Ennio Morricone. Cosa c’entra con Latina? Meglio sarebbe stato qualcosa che riguardasse la città e le sue forze che in questo momento non hanno punti di riferimento. Ad esempio, ospitare il Conservatorio di Latina sarebbe stata una scelta diversa».

In definitiva, «questo 90esimo ha prodotto nulla per la città» e auspica che «possa essere uno spartiacque, proiettando i nostri sforzi verso il futuro».

Brutta compagnia, brutto spettacolo

Francesco Pannone

Pannone può avere ragione in teoria, ma nella pratica? Arduo, immaginare che alla riapertura del teatro non venissero invitate le autorità, dal Prefetto a tutti i dirigenti e funzionari dell’amministrazione che a quella riapertura hanno lavorato per sei anni, come anche – istituzionalmente – il passato Consiglio comunale e la giunta, e i vertici delle associazioni di categoria, che quel teatro potrebbero continuare a far vivere organizzando eventi o contribuendo ad essi. E già così si parla di centinaia di persone.

Arduo immaginare anche che per gli altri – i cittadini, tutti, ai quali è principalmente rivolta la produzione culturale – fosse organizzata in quattro e quattr’otto una vendita di biglietti.

Su Morricone, poi, è difficile questionare: artista sommo, pluripremiato in tutto il mondo, le sue musiche rappresentano la colonna sonora della nostra stessa vita. Poteva essere eseguito dal Conservatorio? Si, possibile. Ma i tempi erano stretti. Si è dovuto trovare uno spettacolo già pronto, che sta girando per l’Italia, con successo.

Certo, tutto è perfettibile e migliorabile. Anche, come lascia intendere Pannone, la classe dirigente.

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