Se tutto va bene siamo rovinati

Foto: © Imagoeconomica, Sergio Oliverio

L’inutile campagna elettorale per le europee. La Lega è in difficoltà e Salvini chiama al referendum su di lui. I Cinque Stelle continuano a cavalcare temi che nulla hanno a che fare con le competenze dell’europarlamento. Nel Governo si aprono crepe, ma le opposizioni non si infilano negli spazi. A cominciare dal Pd.

Una campagna elettorale a colpi di like e di spot, su argomenti che nulla hanno a che vedere con i temi europei. Una campagna elettorale all’italiana, di retroguardia ogni qual volta c’è da alzare il livello in vista di un palcoscenico come quello di Strasburgo e Bruxelles.

Magari si doveva parlare di quelli che sono i programmi per la Libia (divorata da una guerra combattuta porta a porta), di come affrontare e regolamentare la questione dell’immigrazione. Si doveva parlare delle manovre economiche, di quello che si intende fare per scongiurare o meno l’aumento dell’Iva (23 miliardi di euro).

Sicuramente sarebbe stato importante capire come si colloca l’Italia sul piano della politica estera (a proposito: il ministro esiste?): in Venezuela i Cinque Stelle sostengono Maduro, la Lega Guaidò. In Libia, al contrario di tutti gli altri Paesi occidentali, non si capisce con chi sta l’Italia. Allo stesso modo non si comprende quale sia la politica del Governo sul Tav e su tutte le cose serie.

Invece Matteo Salvini, leader della Lega, dice che le Europee saranno un referendum sul Carroccio. A Matteo Renzi andò malissimo. Ma in ogni caso quello di Salvini è un segnale di debolezza: nei cinque ballottaggi in Sicilia i candidati leghisti hanno perso, mentre i Cinque Stelle hanno ripreso terreno. Un test piccolissimo ma comunque indicativo di uno stato d’animo del Paese. Le risposte promesse il Governo non le ha date.

Ma l’opposizione continua a mancare clamorosamente. I Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni hanno come unico obiettivo quello di diventare l’alleato di riferimento della Lega di Salvini. Forza Italia di Silvio Berlusconi semplicemente intende sopravvivere politicamente. E basta.

Il Partito Democratico di Nicola Zingaretti non ha cambiato marcia. Certamente sono state fatte delle alleanze diverse rispetto al recente passato, certamente Zingaretti ha ribadito che non ci sarà alcun soccorso ai Cinque Stelle. Ma in generale il Pd rimane lontano dalla strada, dalle fabbriche, dalla scuola, da una partecipazione “incazzata” sui temi dell’immigrazione e dei diritti. Perfino in contesti come quelli di Casalbruciato.

All’interno del governo si stanno  aprendo dei varchi enormi, che nessuno occupa però. E questo consente a Salvini e a Di Maio di continuare a parlare dell’emergenza immigrazione (che non c’è) e del taglio ai costi della politica (che non c’è).

Quando ci fu il famoso editto bulgaro di Berlusconi nei confronti di Biagi-Luttazzi-Santoro la mobilitazione a sinistra fu immediata. Oggi a Fabio Fazio sono state cancellate tre puntate del programma senza che nessuno, da sinistra, abbia ancora alzato la manina per sollevare il tema della libertà di stampa. Magari al grido di “fuori la politica dalla Tv pubblica”. Che è una enorme ipocrisia, ma che comunque sottolinea un tema.

I problemi dell’Italia sono lo stipendio di Fabio Fazio o un’economia disastrosa o disastrata, una manovra economica da lacrime e sangue, un isolamento internazionale senza precedenti , una fuga di cervelli, di ragazzi e di pensionati che mai c’era stata prima?

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