Non c’è più tempo per i selfie

Il tempo dei selfie è finito. Sette parlamentari eletti a rappresentare un territorio di mezzo milione di abitanti, tutti in maggioranza, sono un numero impressionante. Ma i parlamentari non si contano: si pesano. Non con il numero delle foto. Ma con i provvedimenti.

Non c’è più tempo per i selfie. Sette parlamentari in rappresentanza di un territorio con mezzo milione di abitanti sono un numero impressionante. Con pochi eguali in Italia.

In questi primi novanta giorni di mandato sono rimasti al palo, come i cavalli di tutte le scuderie: purosangue e ronzini della politica. Nessuno poteva sapere se gli sarebbe toccato correre una gara con il Governo oppure alla sua opposizione. Allora, per ingannare l’attesa, tutti a tagliare nastri, reggere in braccio e baciare pupi, scattare selfie da mettere su Facebook: inconsapevoli concorrenti dell’inarrivabile Peppe Patrizi.

Ora il campanello d’argento di Palazzo Chigi è suonato. I sette parlamentari stanno tutti con la maggioranza. Non hanno più alibi. Nè Francesco ZicchieriLuca Frusone o Massimo Ruspandini; né Gianfranco RufaFrancesca Gerardi o Ilaria Fontana e Enrica Segneri. Il tempo dei selfie è finito. Perché i politici, come le copie dei giornali, non si contano: si pesano. Il peso di questi sette parlamentari non lo vedremo dal numero delle fotografie. Raccolgono un’eredità poco pesante: ma comunque c’è un lascito. Che i predecessori – peggio per loro – non hanno saputo né valorizzare né capitalizzare: chi tanti e chi niente selfie.

È un traguardo avere quasi mezza provincia di Frosinone inserita nei territori che hanno diritto ad agevolazioni in caso di rilancio delle fabbriche chiuse, come è stato fatto con il riconoscimento dell’Area di Crisi Complessa. (provvedimento Scalia)

Non è facile salvare mandare in pensione più di un centinaio di disperati ex Videocon, troppo giovani per andare in pensione e troppo anziani per sperare di tornare a lavorare, come invece è stato fatto grazie alla VII e VIII Salvaguardia alla Fornero (provvedimento Spilabotte e Pilozzi)

Nemmeno è facile riuscire ad inserire una città della provincia tra le poche in Italia che sperimenteranno il regime delle Zone Franche Urbane: zero tasse se apri qui una nuova attività, come è avvenuto per Sora (provvedimento dei vari parlamentari).

Non sarà difficile fare meglio. Perché messa sulla bilancia è poca roba. Nulla rispetto a quello di cui la Provincia di Frosinone ha bisogno: una rotta, una strategia, una direzione.

Ha bisogno di poche dannate righe in un’agenda che manca all’intero Paese. Perché nessuno, né il Centrodestra né il Centrosinistra, fino ad oggi l’hanno scritta.

Dove stiamo andando? Cosa vogliamo fare di questo territorio?

Il convegno su Giustizia e Impresa tenuto mercoledì scorso nella sede di Unindustria a Frosinone ha rivelato la presenza di milioni d’euro che imprenditori privati sarebbero pronti ad investire. A fermarli è la mancanza di chiarezza, l’assenza di certezza nelle norme, la presenza di regolamenti che lo stesso procuratore della Repubblica di Frosinone ha ammesso “Potrebbero essere scritti meglio“.

Nessuno viene ad investire in una località dove una guerra tra consulenti costringe una decina di aziende della provincia a rivolgersi alla Suprema Corte Europea per sapere se hanno ragione loro oppure i periti della Procura. La Suprema corte di Cassazione, sul caso Frosinone si è trovata di fronte ad una aporìa: l’impossibilità di dare una risposta precisa ad un problema poiché ci si trovava di fronte a due soluzioni che per quanto opposte sembrano entrambe valide.

Non possiamo più permetterci una burocrazia  tra le più lente ed inefficienti in Italia, per ammissione del prefetto Emilia Zarrilli.

Occorre una rotta. Come quella che ha iniziato a tracciare il leghista Zicchieri, nato ad Alatri ma cresciuto a Terracina: nel programma di governo ha preteso che tra le priorità fosse inserito il potenziamento della Frosinone – Mare rendendola a 4 corsie. Significa accorciare le distanze, arrivare ad un territorio più unito. Realizzare quel famoso mercato da un milione di abitanti (Frosinone più Latina) che rappresentano il minimo per essere statisticamente rilevanti. È un punto di partenza.

Al quale vanno aggiunti due elementi decisivi. Servono chiarezza ed efficienza. Quelle che in questi anni sono mancate. È stata anche la loro assenza ad avere creato un vuoto nel quale si è infilata la nuova classe dirigente. Che resterà tanto più a lungo quanto saprà dare quelle risposte che fino ad oggi sono mancate.

Perché il tempo dei selfie è finito. Anche in provincia di Frosinone.

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