E il sindaco tuonò: «Vergognatevi !» (Cavaliere della Selvotta)

Il Consiglio Comunale di Cassino dell'altra sera tra urla, accuse, conteggi, consiglieri che giungono di corsa, maggioranze sul filo delle figure di... E poi l'urlo finale del sindaco: Vergogna!

Mario Molisani

L'ombra nei palazzi del potere

E CMD’A TUONÒ “VERGOGNA”

E dall’oltretomba tuonò la voce del gigante buono: «E’ una vergogna!».

Il corridoio che unisce le due ali di “casa De Gasperi” (o se preferite il Municipio di Cassino) ha aiutato C.M.D’A.,  al secolo Carlo Maria D’Alessandro sindaco pro tempore, a portare dritto a destinazione il suo messaggio.

Nessuno sa se sia stato solo un caso ma i più propendono per il gesto volontario: il sindaco ha usato il corridoio come un gigantesco megafono che ha amplificato ancora di più la sua voce.

Così il suo grido sdegnato è arrivato, come se sorgesse dall’oltretomba, fino all’altra ala della casa comunale. Terrorizzando i presenti.

Il primo cittadino è furibondo, «hanno cercato di far saltare il Consiglio sfruttando le malattie dei nostri» è lo strillo successivo, trasportato dall’eco.

 

LA NEBBIA SUL CONSIGLIO

Quello dell’altra sera è stato un consiglio comunale avvolto nella nebbia, l’acqua c’è ma è evaporata. Ricorrenze e malattie stagionali hanno reso la festa in sala Di Biasio poco allettante. L’ora legale ha salutato e ha portato via con sé il numero legale e per l’assise il destino si era fatto incerto.

Ci sono o non ci sono abbastanza consiglieri per ritenere valida la seduta? Malanni di stagione e lungodegenze hanno decimato le file del tonitruante CMD’A.

I presenti potrebbero non essere sufficienti. Sai che figura di… se proprio il consiglio comunale di Cassino, città simbolo della Fiat e ora Fca, non riuscisse ad avere i numeri per approvare un banalissimo ordine del giorno di solidarietà con le 532 “tute rosse” Alfa Romeo mandate a casa all’inizio del mese?

L’opposizione cala il colpo. «Chiediamo la verifica del numero legale».

Ma come? Chiedete la conta proprio su questo tema (intanto tutti corrono agli smartphone per sollecitare gli assenti a precipitarsi e ricomporre un numero adeguato di Consiglieri per la Maggioranza)

A la guerre comme à la guerre risponde l’opposizione di centrosinistra: ci contiamo eccome, così fate una bella figura di… se non siete in grado di garantire una Maggioranza nemmeno di fronte ad una cosa di questo genere.

Le vedette del sindaco sono protese ai balconi e scrutano l’orizzonte, un tamburino sale fino al soffitto e fissa ancora più lontano, nella speranza che almeno l’avvocato Peppino Di Mascio, che ha studio lì vicino, si sfili per un attimo la toga, lasci i Codici, e venga a tenere a galla la Maggioranza.

In Aula intanto, il sindaco ed il fido Presidente del Consiglio, difendono ogni centimetro quadrato ed ogni mattonella dall’offensiva scagliata dal consigliere d’opposizione Enzo Salera, senza anima operaia, pronto a far saltare la seduta proprio sull’inutile Ordine del Giorno per gli operai Fca Alfa Romeo.

Il sindaco sfida: Provate disappunto? Votiamolo e mettiamolo per iscritto questo disappunto.

All’improvviso il vuoto in sala.

Dal suo angolo, coperto dal mantello ricamato, Mario Molisani ( direttamente dalla scuderia del Conte della Selvotta), dopo aver ferrato parecchi zoccoli e creato squadre di fantini mansueti, ne approfitta per un’apparizione.

 

 

LE GEMELLE DEL DESTINO ED I CAVALIERI…. DELLO ZODIACO

I Consiglieri d’Opposizione, galvanizzati come i Cavalieri dello Zodiaco, incuranti del dolore degli operai, lasciano l’aula.

Anche le Gemelle del Destino abbandonano l’aula, seguono i Cavalieri dello Zodiaco. Sarah (Grieco) e Sabrina (Grossi) esitano, tentennano. Ma i Cavalieri icordano “Siamo uniti, ricordate!

Perché erano indecise? Poverine, non ci hanno ancora fatto l’abitudine. Fino a due settimane fa stavano entrambe sedute ai banchi dell’Opposizione, ma su fronti opposti. E facevano l’una il contrario dell’altra. Al punto che – a turno – una parte dell’opposizione sembrava stesse con la maggioranza. Colpa della schizofrenia del Pd di Cassino: alle scorse comunali si è spaccato a metà (e poco più) con il candidato sindaco della Direzione Pd Giuseppe Golini Petrarcone e l’altra metà (e poco meno)  con il candidato sindaco della Segreteria Pd Francesco Mosillo. Per un anno e mezzo Sarah (Grieco) e Sabrina (Grossi) sono state unite nel destino che le ha messe all’Opposizione, ma divise dalla rivalità che ha frantumato il Partito.

Ora però sono di nuovo unite: perché la settimana scorsa Marino Fardelli, consigliere regionale della lista avversaria del Pd, è stato eletto segretario cittadino del Pd. Roba che neanche il dottor Freud riuscirebbe a spiegare. Il povero Salvatore Fontana, componente dell’Assemblea Nazionale Dem, incredulo, ha pure presentato un ricorso alla Commissione di Garanzia.

Fatto sta che l’elezione di Fardelli ha rinsaldato i due gruppi. Ora – de facto – sono uno. Ma Sarah (Grieco) e Sabrina (Grossi) non si sono ancora abituate. E per la prima volta, escono, compatte, insieme, unite dallo stesso destino. Poco convinte, molto poco convinte.

Meglio prendere una boccata d’aria ed evitare i richiami.

Invece, un rancoroso presidente d’aula si avvicina a Sarah (Grieco) la fulmina con lo sguardo, le punta il dito e le dice: «Me ne ricorderò, te la farò vedere».

L’espressione di risposta è molto simile ad un”E ‘sti fatti?

Quando si combatte la guerra lo schieramento è importante, i confini devono resistere al vento e nelle nebbie si nascondono insidie.

 

D’AMBROSIO, UN UOMO SOLO ALL’OPPOSIZIONE

Solo, con la sua barba, trascinato dal vento di ponente, Alessandro D’Ambrosio detto Emiliano (dal nome della componente minoritaria Pd, il terzo troncone nel quale il Partito è riuscito a spaccarsi a Cassino, quello che non si è riconciliato ma anzi ha denunziato l’elezione del Fardelli) svetta dai banchi.

Confuso, arso dalla salsedine, consumato dalla battaglia ma tenace. Un uomo d’altri tempi, un uomo che di tempi ne ha attraversati tanti e di compagni di squadra ne ha conosciuti.

Partito con Achille e Ulisse, si è ritrovato al banchetto del regno di Troia per poi fuggire a bordo della nave di Enea. Ma è sopravvissuto e il suo viso testimonia lunghi viaggi, chi si imbarca da solo riesce sempre a sopravvivere.

Confortato dalla sua abitudine ad essere uomo solo in mezzo al mare in tempesta, resta solitario a fare opposizione.

 

LA TOGA DELLA SALVEZZA

la barca sta per affondare nella… quando un dispaccio avverte Peppino sta per arrivare…

Ormai però non c’è più tempo: la conta deve iniziare.

Lampo di genio del presidente Secondino: Sospensione dei lavori per una consultazione di maggioranza! È come il time out nel basket, l’avversario ti sta mettendo in pressing e tu gli fermi l’azione. Una cosa un po’ al limite del Regolamento. Anzi, proprio un fallo, secondo l’ex presidente d’aula Massimiliano Mignanelli che scuote la testa e dice al suo successore: Questo non è previsto, non si fa così.

In aula sono urla e disappunto. Strilla il sindaco C.M.D’A., e tra gli spalti del teatro civico il messaggero senza volto annuncia che Fortebraccio sta riunendo un’armata ai confini della Norvegia, per riprendersi i territori che il padre ha perso in un duello con il defunto re. Guerre in terre lontane combattute tra le nebbie martiri. Lo spettro parla e svanisce.

Al suo posto appare Peppino senza toga Di Mascio: con sé porta il numero legale e la salvezza. Figura di… rinviata.

 

L’ECO DELLA VERGOGNA

L’assise si conclude con l’eco della vergogna che ancora rimbomba. Il gigante buono saluta e addolorato torna nella sua salvifica villetta, all’affetto dei suoi cari e alla gustosa minestra.

Ma neanche una pizza, una berretta con la squadra? Macché! Pare che la first lady, il giorno in cui CMD’A annunziò ai famigli «Diventeremo Sindaco, lo ha profetizzato Mario», lei molto più pragmaticamente abbia risposto: «Si ma alle dieci della sera a casa, niente deroghe».

I soldati si allontanano, ognuno verso il suo destino. Mario Molisani esce e sparisce, avvolto dalla nebbia, diretto in qualche tiepida osteria a preparare gli attrezzi per ferrare i suoi cavalli. Il torneo si avvicina e l’obiettivo viene prima di tutto. E questo un buon maniscalco lo sa, anche se indossa il mantello ricamato.

 

POST SCRIPTUM

Il Consiglio Comunale riunito la sera scorsa a Cassino passerà agli annali per un solo fatto: è stato il primo, nell’Era Moderna, che non abbia visto la presenza del cronista bimillenario Domenico Tortolano corrispondente del Messaggero dai tempi della caduta di Babilonia. Una sindrome influenzale lo ha costretto nelle sue stanze.

Nessuno ne ha dato atto. Solo il suo fiero avversario, Domenico Malatesta Conte della Selvotta rilevata l’insolita detenzione, ha lasciato l’aula affidandola ad uno dei suoi Cavalieri, per andare a sincerarsi che il rivale non fosse sparito dopo una vincita al Superenalotto.

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