Il calvario non voluto di Secondino (Conte della Selvotta)

Domenico Malatesta

Conte della Selvotta

 

di Domenico Malatesta
Conte della Selvotta

 

 

Due date scomode. Scelte non a caso ma per un preciso disegno di strategia politica. Date non condivise dalla minoranza consiliare al comune di Cassino. Ma nemmeno da gran parte della maggioranza che governa il municipio. A indicarle, “obtorto collo”, il presidente dell’aula Di Biasio, Dino Secondino. All’ordine del giorno: il dibattito su un argomento scottante che i giornali hanno titolato “Caso profughi”, traduzione di “inchiesta giudiziaria a carico di 7 persone unite da simpatie politiche ma soprattutto dal business”.

Nulla di strano. Fin qui. Ma due persone sono componenti dell’aula consiliare con ruoli notevoli. E perciò fa scalpore. Un’alleanza, secondo i maligni, che avrebbe determinato la caduta di Petrarcone.

Ma perché sottoporsi a questo martirio quando nessuno l’ha richiesto, se non sommessamente? Tanto a che serve? Anche perché il serafico Carlo Maria D’Alessandro (nostro affezionato lettore) governa placidamente.

Ma a spingere nell’arena il buon e innocente Dino sono soprattutto i colleghi di maggioranza. Meno, quelli di minoranza che con la conferenza stampa avevano già placato l’ira per la sconfitta politica. (Leggi qui la conferenza stampa di Petrarcone). Tanto che alcuni avevano organizzato il weekend all’estero. Ma l’ordine, dall’alto, per Dino è stato perentorio: vai al patibolo e salva la pelle.

Però: Peppino Petrarcone era volato in Irlanda atteso in un golf club. Altri in lidi diversi. A presidiare il palazzo comunale era rimasto l’indomabile Enzo Salera. E allora il presidente Dino Secondino ha dovuto reclinare l’invito del Conte della Selvotta a salire a bordo del piroscafo in partenza dal golfo di Gaeta diretto nelle tranquille acque delle Baleari. (Leggi qui)

L’intenzione era quella di sottrarlo ai fulmini della furia politica, interna ed esterna. Perché al buon Dino avevano fatto convocare l’assise per sabato 11 febbraio. Di sabato, giorno di mercato a Cassino e di passeggio. Nella democratica quanto monarchica Londra sarebbe stato uno scandalo. Stessa cosa nella democratica e monarchica Stoccolma. Da quelle parti del mare del nord il weekend è un rito tanto millenario quanto intoccabile, come la caccia alla volpe.

Il presidente Dino avrebbe dovuto prendere consigli da un veterano dell’aula: anno di insediamento 1963, conoscitore di storia anglosassone e nordica,  discreto narratore di vicende giornalistiche, primi dispacci ai tempi in cui al Governo Leone I dopo 166 giorni faceva faceva seguito il Moro I. Chi se non l’inossidabile corrispondente de Il Messaggero Domenico Tortolano?

Se il giovane Secondino si fosse rivolto all’antico corrispondente ne avrebbe tratto sicuro giovamento. Egli infatti, a differenza del Conte della Selavotta, ha frequentato le Contee amministrative al di là della Manica, oltre che le biblioteche reali di Londra e di Stoccolma per studi e ricerche. Da quelle parti, nel weekend, la politica chiude.

I cattivi consiglieri invece hanno poi spinto Secondino scegliere un’altra data, il 14 febbraio, festa di San Valentino. Poco adatta alla politica e soprattutto ad un’assise con relativo processo mediatico. E’ una data adatta più alle cene romantiche che non al calvario di un’aula di vendicatori.

Ma Dino Secondino, che conosce bene le regole monastiche e perciò munito di pazienza e rincuorato dal già gran cerimoniere abbaziale, Benedetto Leone, è pronto ad affrontare il patibolo. L’esito è sconosciuto. Dall’alto vigila il commander in chief Mario Abbruzzese. Che dopo l’aula potrebbe sentenziare in o out.

Ma per la data speciale del 14 febbraio è a rischio anche la presenza del Conte della Selvotta per diversi riti conviviali post meridiem. Chiederà la cortesia d’essere sostituito all’antico cronista Domenico Tortolano: lui dal 1963 non ha mai perso un’assise consiliare di Cassino. Non ha obblighi né con le partite di polo né con le battute di caccia alla volpe, non ha impegni con il bridge né con il the delle 17. Infatti ieri pomeriggio si dedicava ad un più proletario passeggio sul percorso marmoreo del piano del primo cittadino.

Da lì ha intravisto una delegazione che usciva dalla stanza del sindaco. Perplessi in volto. Erano i messi di Tullio Di Zazzo che, defenestrato, vorrebbe far valere ancora la sua forza per aver contribuito al ballottaggio a far vincere Carlo Maria D’Alessandro contro il nemico Giuseppe Golini Petrarcone.

I due messi hanno presentato la candidatura di una commercialista per la delega assessorile al commercio. E’ la moglie di un ex assessore dell’epoca di Scittarelli. Anche un medico, ex consigliere comunale e candidato con Di Zazzo, ha presentato la richiesta della stessa delega per la propria moglie, una avvocatessa. E c’è anche una terza donna in campo con referenze politiche. Carlo Maria sta leggendo i curricula e le raccomandazioni. «Ma ora sto scrivendo il discorso da tenere in aula per salvare il presidente Dino», avrebbe risposto il placido Carlo Maria ai messi, molto noti. Entrambi consiglieri politici del nervoso Di Zazzo.

Ora lo scenario torna ad essere la severa aula Di Biasio, sotto gli affreschi raffiguranti san Benedetto ma anche l’imperatore Federico II di Svevia e papa Gregorio IX che firmano un trattato di pace a San Germano (l’odierna Cassino). Con esso l’imperatore accordava l’amnistia a tutti i suoi nemici e revocava il bando contro la Lega lombarda, Gaeta e Sant’Agata. Lì il Beato Leone (l’assessore non quello di Venezia) per aver scelto il giorno di san Valentino per questa assise speciale, si augura che anche in aula scoppi l’amore. E così di finire in pace il dibattito come fecero l’imperatore e il papa.

Nessuno ci crederà: ma se lo augura anche il belligerante Salera!

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