Piccoli Mario crescono. La stozza del sindaco. Leone mangia donne e anziani (Conte della Selvotta)

Domenico Malatesta

Conte della Selvotta

 

di Domenico Malatesta
Conte della Selvotta

 

 

PICCOLI ABBRUZZESE CRESCONO
Lui, il commander in chief, al secolo Mario Abbruzzese, ha dato le istruzioni. “Seguite i miei consigli, vincerete le elezioni e governerete.”

Detto fatto. Il fedelissimo Gioacchino Ferdinandi ha ubbidito e sudando le proverbiali sette camicie ha “bucato” d’un soffio il regno di Ettore Urbano nel paese della Fiat, Piedimonte san Germano. La stessa cosa, anche s’era era più facile, hanno fatto per farsi riconfermare Tommaso Ciccone a Pofi e Marco Scappaticci a Picinisco. L’anno scorso Abbruzzese aveva fatto il colpo a Cassino addomesticando l’ingegnere Carlo Maria D’Alessandro.

Il teorema funziona se è provato anche il suo contrario. Detto fatto anche questo. La controprova è Niki Dragonetti, che faceva parte della truppa dei fedelissimi del Commander, sovrintendeva ad un intero settore del suo vasto e potente impero costruito alla Pisana nei tempi in cui Mario governava l’aula della Regione Lazio. Niki ha abbandonato Mario perché voleva essere lui il candidato sindaco a Cassino. Invece la scelta cadde su CMd’A. Dragonetti non ha seguito Mario e non ha né vinto le elezioni comunali né governa. E’ coordinatore di Popolari per l’Italia in Provincia di Frosinone, «l’unico ad essere eletto a congresso e non nominato come gli altri partiti di centrodestra». Ma non governa. Il teorema di Mario funziona.

Ed ora lui può bearsi della sua nuova squadra. Lo fa con netta soddisfazione, fra l’ira malcelata di Marino Fardelli e del peso massimo Gianluca Quadrini. Mario arriva a pronunciare sentenze di morte (politica) nelle quinte degli studi di televisivi di Teleuniverso stuzzicato dal direttore Alessio Porcu. (leggi qui Abbruzzese vs Quadrini: «Pezzo di merda ti farò un culo così»)

Il commander, abbronzato al mare di Gaeta e in tenuta marinara, si gloria dei successi elettorali e può aggredire il Pd, il centrosinistra e Zingaretti, il suo bersaglio preferito. E da capo può permettersi di decretare la fine politica di chi trasgredisce. (leggi qui l’analisi politica ‘Perché Abbruzzese ha attaccato Quadrini) Non crescerà più Quadrini.

 

LA STOZZA DI CARLO MARIA
Carlo Maria D’Alessandro, al secolo sindaco pro tempore del comune di Cassino, viene invitato sempre più spesso a cene e pranzi celebrativi. Quest’anno ha fatto l’esordio anche al pranzo luculliano-casareccio della “Vecchia Cassino” in quel di Montecassino dove si riuniscono gli anziani nati nell’anteguerra e definiti cassinesi. E così Carlo Maria chiamato al tavolo della giuria ha fatto l’assaggio della famosa e pesante stozza cassinese ripiena di tutto. E i commensali, tanti, raccontano che il nostro sindaco ha mangiato come Lucullo sorseggiando calici di vino rosso.

Lucio Licinio Lucullo, militare e console della repubblica romana (suo fratello era Marco Terenzio Varrone Lucullo), aveva, spesso, ospiti della sua ricca mensa e che mangiavano le più squisite di tutte le pietanze preparate dai cuochi.

Così Carlo Maria si diletta con gli assaggi. E dopo aver assaggiato i prelibati piatti di casa delle donne cassinesi il nostro lettore si è recato a Piedimonte san Germano a fare il tifo al suo ormai ex capo staff Gioacchino Ferdinandi. Lì è stato intercettato dal giornalista Domenico Tortolano in cerca di numeri elettorali. Al telefono ha fatto la voce del neo sindaco, ma è stato riconosciuto. Due sindaci “creati” dal commander che, però, non si è potuto intestare la vittoria di Ottaviani. Perché Ottaviani è il classico “un uomo solo al comando”, ossia che non ha bisogno di nessuno perché sa come si fa. E non ha bisogno di partiti o di suggeritori. Mario lo ha capito e l’ha lasciato fare. Ne sa qualcosa Fabrizio Cristofari.

 

IL CAMMINATORE PETRARCONE
Mentre CMD’A aumenta di peso fisico, Giuseppe Golini Petrarcone mantiene la linea. Perché può definirsi il primo a seguire le orme di san Benedetto. Calpesta diversi giorni a settimana “I cammini dei monaci benedettini”, salendo e scendendo a piedi dal monastero fino al suo castello edificato dagli avi nella terra benedettina. E da lì guarda il tetto del vecchio ospedale costruito sui terreni donati gratuitamente dalla sua famiglia allo Stato.

Cammini che percorre anche in bicicletta. E seguendo le orme benedettine fino a Subiaco, passando per Fiuggi per una partita di golf. Durante i cammini ripensa alla sconfitta e medita la rivincita. La medita anche Marino Fardelli. E, come lui, anche l’immobiliarista Salvatore Fontana che adesso ha scelto come uomo immagine l’architetto internazionale Giacomo Bianchi. Ma per costruire una carriera politica occorre ben altro tipo di architetto.

 

LE DONNE CONTRO IL BENEDETTINO LEONE
L’assessore-impiegato tuttofare della corte di CMD’A Benedetto Leone si è inimicato le donne. Il motto: va rimosso tutto ciò che è stato creato nell’epoca petrarconiana. Un esempio seguito da tutti gli altri. Fermi o modificati i progetti e così via, spostati i dipendenti pro-Petrarcone, ecc. Ora è toccato al Centro antiviolenza. Chiuso tra le proteste delle donne. Che fa il santo bevitore?

 

GLI ANZIANI CONTRO IL BENEDETTINO LEONE
Prima delle donne era toccato al Centro anziani di via Bembo. Mai ad una riunione. E mai un soldo di contributi. Perché? E’ un covo di petrarconiani. Il cerimoniere abbruzzesiano minaccia: A quegli anziani comunisti che viaggiano in Jaguar e in Mercedes manco un soldo. Fanno sempre festa. Cene, pranzi e viaggi. Ma che è una agenzia di viaggi. E da me non comprano mai una bottiglia di vino o di spumante.

E il Conte della Selvotta lo sa.

 

 

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