Senza tritolo ma con calibri grossi per cercare la sintesi Pd – Iv

Foto: Stefano Carofei / Imagoeconomica

Bordate sulla linea del fronte. Diplomazie all'opera in retrovia. Perché i ponti fra Renzi e Zingaretti non sono tagliati in maniera definitiva. Troppe questioni parlamentari uniscono. E se saltasse Conte...

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

Colpi di artiglieria politica, ben assestati. Ma non sulla linea di galleggiamento, non dove poter fare danni permanenti. Il cannoneggiamento tra Italia Viva e Partito Democratico è efficace ma con proiettili senza tritolo, non micidiali. È questo a consentire alle diplomazie di lavorare sulle linee immediatamente dietro al fronte.

Italia Viva potrebbe essere uno dei partner del prossimo governo, se Giuseppe Conte dovesse affondare. È il bi premier ad essere l’ostacolo principale per i renziani. Che fino a qualche giorno fa, da banchi diversi, sostenevano le stesse riserve avanzate dal Pd.

Colpi precisi ma non letali

Alfonso Bonafede (Foto: Imagoeconomica / Livio Anticoli)

Il segnale che i ponti sono ancora transitabili lo danno due elementi: la carica non letale dei colpi politici, il livello degli ambasciatori in campo. A tenere accese le luci della trattativa su Roma ad esempio è Luciano Nobili, l’uomo dell’ortodossia ragionata, quello che sta facendo i miracoli per tenere in piedi la candidatura di Carlo Calenda. L’ortodossia lo spingerebbe a mollarlo, il ragionamento e la realpolitik lo spingono a resistere ignorando le provocazioni che l’ex ministro continua a non risparmiare né a Iv né al Pd.

In settimana arrivano in Parlamento la questione Giustizia e la riforma sulla prescrizione. Prima dell’esplosione della pandemia proprio Matteo Renzi aveva messo sotto scacco il Governo mirando sul ministro Alfonso Bonafede: solo l’esplosione incontrollata del Covid ha portato all’interruzione del fuoco caricato, quello si, a palle incatenate. Però anche il Pd ha le sue riserve sulla riforma della Giustizia. E’ proprio questo un tema sul quale si sta lavorando per verificare se è possibile ritrovarsi lungo un percorso comune.

Bettini ma non solo

Nel Pd c’è la posizione di Goffredo Bettini che è intransigente e di chiusura ad Italia Viva. Ma il consigliere molto ascoltato da Zingaretti è una delle voci. C’è una sensibilità diversa che viene portata avanti da Base Riformista ma anche da Area Dem di Dario Franceschini che è l’ala più governativa.

Nicola Zingaretti e Goffredo Bettini (Foto: Benvegnù Guaitoli / Imagoeconomica)

Il dialogo si sta sviluppando senza troppe difficoltà: vengono tutti dalle stesse liste, hanno frequentato per anni lo stesso Gruppo. Lungo questa linea di confine si sta muovendo l’azione diplomatica di Nobili. Che per ora ha un solo ostacolo: fino a che punto Bettini e Zingaretti vorranno portare avanti la linea intransigente? Un dubbio c’è: meglio governare con fuoriusciti, transfughi di ogni specie o meglio farlo con parlamentari che nel 2018 sono stati eletti nelle loro stesse liste?

Il problema sono le garanzie di affidabilità. Zingaretti ha bollato Renzi come inaffidabile. Nel suo codice di linguaggio equivale ad una scomunica. La patente di affidabilità deve provenire allora da quel lavoro che proprio gli sherpa di Nobili stanno portando avanti.

Meglio Conte o i cugini di Iv

Luciano Nobili (Foto Carlo Lannutti / Imagoeconomica)

C’è anche un’altra situazione da tenere in considerazione: Giuseppe Conte potrebbe governare e costituire un suo Partito, erodendo inevitabilmente quote elettorali anche al Partito Democratico. Il calcolo che in questo momento si sta facendo è fino a che punto questo andrà ad incidere sul Pd, fino a che punto è conveniente lasciar fare, da che punto in poi conviene riallacciare il dialogo con i ‘cugini separati’.

Su quali elementi stanno lavorando i costruttori di Nobili con quelli del Pd? Su Mes e Recovery plan le posizioni di Italia Viva e di Partito Democratico sono le stesse. E sono diverse da quelle sostenute da Giuseppe Conte. Così come le posizioni di Conte sulla Giustizia sono sempre risultate indigeste tanto al Pd quanto a Iv.

È su questo che si cerca ora una sintesi.

Le tre opzioni sul tavolo di Iv

Per Luciano Nobili le opzioni sul tavolo sono tre. La prima è un nuovo Governo: con l’attuale maggioranza, ma senza Conte premier e senza più la sudditanza al Movimento 5 Stelle ed ai suoi numeri; per Nobili e Iv è la sostanza a dare spessore, sarà lei a garantire i numeri alle urne.

Matteo Salvini e Ambrogio Spreafico

In alternativa c’è la possibilità di una maggioranza ‘Ursula’:  è lo schema indicato tempo addietro da Romano Prodi per indicare un’alleanza di lunga durata in chiave europeista che abbia come perno Pd e M5s.

La terza ipotesi è quella del governo di larghe intese, aperto a chi vuole starci. Matteo Salvini ha già detto che di fronte ad un’ipotresi del genere ci penserebbe. Per Nobili e Iv sarebbe una soluzione più dignitosa piuttosto che un governo retto da Mastella con un no-Vax e l’ex badante di Silvio Berlusconi. Anche con Salvini? A Nobili non è sfuggita la svolta centrista inaugurata a Frosinone da Matteo Salvini andando ad incontrare il vescovo Ambrogio Spreafico e poi il volontariato di Chiara Amirante e Nuovi Orizzonti. (Leggi qui Salvini sceglie Frosinone per la svolta verso i moderati).

Oltre, c’è solo il voto.

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