Serena, gli sfruttatori ed i nostri giorni di Sodoma

Sembra un racconto dei giorni nostri. Gente che alla frontiera è pronta ad approfittare degli Ucraini in fuga dalla guerra o degli Africani in fuga dalla fame. Pensare che la Giustizia sia a disposizione degli uomini e dei loro capricci. Eppure è il racconto di Sodoma e dello sdegno che procurò. Ed allora Abramo...

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

Davvero sterminerai il giusto con l’empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? Lontano da te il far morire il giusto con l’empio (Genesi 18,23)

La distruzione di Sodoma e Gomorra è stata una di quelle vicende degli albori dell’umanità che ha segnato tutte le culture della narrazione scritta. Che  ne conservano appunto il ricordo.

In quella biblica, il cataclisma che spazzò via le città sul Mar Morto (l’assurdità di avere tanta acqua in mezzo al deserto e non poterla utilizzare perché salata…) diventa un modo per comprendere la relazione fra Dio e l’uomo.

Quelli di Sodoma come nei giorni nostri

Rifugiati ucraini a Korczowa (Foto: Bartosz SIEDLIK © Imagoeconomica)

Abramo, il cavaliere della fede, come lo definisce Kirkegaard, ha ospitato Dio nella sua tenda alle Querce di Mambre. Da lui apprende che è intenzionato a distruggere Sodoma, per il male tremendo che i sodomiti compivano, infrangendo la più antica e radicata delle leggi del mondo antico: l’ospitalità. Gli abitanti di Sodoma infatti approfittavano dei viandanti, di coloro che attraversavano il deserto e che trovavano nella loro città la salvezza dalla morte per sete o dagli attacchi dei briganti. E così i Sodomiti coglievano l’occasione della loro debolezza per rapinarli, violentarli, abusare di loro fino ad ucciderli.

Come potete notare, approfittare di chi è in uno stato di debolezza non è una caratteristica soltanto dei nostri tempi.

Un nipote di Abramo, Lot, ha lasciato le tende della sua famiglia ed è andato ad abitare nella città, con la moglie e due figlie. Abramo e i suoi ospiti (Dio) vengono accolti in casa  da Lot ma subito l’abitazione viene circondata dai sodomiti che chiedono a Lot di consegnare loro gli ospiti. Lot, a questo punto, fa un gesto estremo, totalmente incomprensibile oggi ma allora legato alla cultura delle popolazioni semite, che ci fa capire quanto fosse importante la legge dell’ospitalità: offre le sue figlie agli assalitori, pur di salvare gli ospiti ma non c’è niente da fare.

Avidi fino ad autodistruggerci

Foto © Saverio De Giglio / Imagoeconomica

Sodoma è senza speranza, avida di guadagno e di possesso. Sprofonda verso l’autodistruzione.

Abramo però, nonostante tutto questo, cerca di placare Dio, facendogli presente che potrebbero esserci delle persone buone a Sodoma. E comincia una specie di trattativa, lui il cavaliere della fede difende i Sodomiti, non ne chiede la distruzione immediata, pur di fronte alla crudeltà spaventosa e vigliacca dei suoi abitanti.

Sa che, pure in una comunità che vive di violenza e di abusi, che approfitta di ogni persona per sfruttarla, potrebbero esserci persone disponibili a cambiare, e Dio ascolta le sue richieste.

Sembra la scena di un mercato rionale: prima 50, poi 45, 30.. fino ad arrivare a 5. Se ci fossero 5 giusti… Ecco il campione della fede in Dio che difende l’indifendibile. Che ci dà subito l’idea che sta a fondamento della giustizia: che la differenzia dalla vendetta sommaria che tutti i giorni vediamo richiesta verso chi delinque, o che presumiamo delinqua. Dobbiamo invece verificare, cercare la verità, non passare subito alla sentenza.

In questi giorni abbiamo visto condanne sommarie, pronunciate sulle colonne dei giornali e poi smentite dalle sentenze dei giudici. Abramo chiede a Dio di essere misericordioso, di non fare di tutta l’erba un fascio, di non farsi trascinare dall’ira, di verificare…

Imparare da Abramo significa poter brillare di giustizia.

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