Sermoneta, il voto vecchio senza manco il vestito nuovo (di L. Grassucci)

Foto: © Luca D'Andrea Photography

Il Comune più grande tra quelli chiamati al voto il 26 maggio in provincia di Latina è Sermoneta. Divisa tra 'nativi' e 'Piedi Noir'. E dalle guerre familiari.

Lidano Grassucci
Lidano Grassucci

Direttore Responsabile di Fatto a Latina

Sermoneta si vota. È il Comune più grande in cui si voterà il 26 maggio in provincia di Latina. Ma è anche uno spaccato incredibile di questa provincia.

Questa è l’ultima elezione in cui i“nativi” la faranno da padrone rispetto ai “Pieds Noir”. I primi sono le famiglie storiche di questo territorio, una sorta di centro storico etnico (bello ma in via di spopolamento) e gli altri sono le centinaia di famiglie che hanno scelto Sermoneta di piano per la comodità di andare a Roma o a Napoli. 

I secondi sono mediamente più formati, hanno consumi urbani, sono quadri amministrativi medio alti. Ufficiali delle Forze Armate, quadri dell’amministrazione pubblica, insegnanti.

I nativi? Sono impegnati in un incredibile, immarcescibile, quanto inutile guerra familiare.

Pina Giovannoli è figlia politica di Antonio Scarsella, ma saranno divisi agli elettori.

Antonio Scarsella, che è stato nemico storico di Luigi Torelli, sarà insieme a lui per Antonio Aprile.

Un Torelli così generoso che non si candida ma candida il figlio.

E il sindaco ultimo, Claudio Damiano ha pensato di fare il colpo di teatro dimettendosi a 10 giorni dal voto e lui non si ripresentava, lui che della Giovannoli fu interprete ora ne è “altro”.

Sermoneta è una piattaforma social alla cui direzione aspirano giardinieri, uno spaccato di una società (quella italiana, pontina fate voi) in cui il gioco è per ragioni interne senza alcuna analisi sociale. Qui il prima i nativi diventa anche un poco surreale, ma è così. 

E Sermoneta di domani? Non uscirà dal voto, ma dalle mille e mille nervature sociali che in silenzio stanno nascendo, dalle parrocchie (in quella di Ponte nuovo ci sono 250 ragazzi al catechismo), intorno alla libreria del centro commerciale, nelle discussioni sui treni.

Insomma il voto del 26 è così antico, così già visto. Chi vincerà o capirà il nuovo o sarà commissario liquidatore di faide.