Servizi Vari ovvero la madre di tutti i caos in materia di Ambiente

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In pochi lo sanno ma c’è lei all’origine dell’inchiesta che ha portato in tribunale l’ex presidente della Provincia di Frosinone Giuseppe Patrizi ed una serie di imprenditori. C’è lei alle spalle delle vibrate proteste sollevate per mesi dal presidente degli industriali ciociari Davide Papa. E c’è sempre lei dietro ad uno degli intrighi politici ed amministrativi più complessi degli ultimi anni. Si chiama Servizi Vari ed è una società che non esiste più.

Per capire la sua storia e valutare il suo reale peso su quanto accade nei nostri giorni occorre fare qualche passo indietro. Bisogna tornare agli Anni Novanta quando la provincia di Frosinone era governata dall’avvocato Loreto Gentile di Posta Fibreno, fine giurista specializzato nel diritto Amministrativo. Al Ministero del lavoro invece c’era il professor Tiziano Treu che in quel periodo varò un pacchetto di iniziative alle quali venne dato il suo nome. Si trattava d’una serie di provvedimenti con cui contrastare la disoccupazione, disciplinare la flessibilità, il lavoro interinale (al tempo era vietato), le forme di contratti atipici.

Sulla base delle norme contenute nel Pacchetto Treu, il presidente Loreto Gentile fece entrare in Provincia – con contratto di un anno, pagato in parte dallo Stato – un gruppo di ragazzi appena laureati: ingegneri, geologi, avvocati. A loro affidò il neo costituito Assessorato all’Ambiente. Fino a quel momento le Province non ne avevano uno.

Terminato l’anno di lavoro previsto dal Pacchetto, considerate le competenze che avevano acquisito, Francesco Scalia appena subentrato a Loreto Gentile gli fece costituire una cooperativa e gli affidò il “servizio di attività strumentali al settore ambiente: di fatto, il settore Ambiente della Provincia si reggeva sul lavoro di quei ragazzi, pagati due soldi che oltretutto si ripagavano interamente attraverso i soldi che facevano incamerare all’Ente. In che modo? Attraverso le tasse per le pratiche ambientali che marciavano a passo spedito, le sanzioni per i controlli di competenza provinciale, le quote sui rilasci di autorizzazioni…

Con il tempo le norme cambiano. E la Provincia non può più affidare quei compiti alla Cooperativa. ma di fatto sono quei professionisti a mandare avanti il settore Ambiente che è praticamente nato con loro ormai dieci anni prima. Non possono essere assunti perché i concorsi sono bloccati. E per evitare il blocco del settore, Francesco Scalia decide di costituire un’azienda in house cioè interamente partecipata dalla Provincia, senza consiglio d’amministrazione, amministrata dal dirigente generale dell’ente, totalmente sottoposta al controllo della Provincia. nasce così la Servizi Vari, con la competenza sui controlli in materia ambientale, sul rilascio delle autorizzazioni, sulle sanzioni ed ogni altra competenza che fino ad allora era stata svolta da quei ragazzi.

Cosa c’entra la Servizi Vari con i giorni nostri?

Con l’arrivo di Antonello Iannarilli in Provincia si ritiene di interpretare le norme in maniera differente dal passato. La Servizi Vari – stabilisce l’amministrazione di centrodestra guidata dal parlamentare del Popolo delle Libertà – «Nun se po’ fa, è fuori legge, lo volete capì o no?». E per questo l’ente decide di annullare in autotutela (cioè: mi rendo conto che questa cosa è evidentemente sbagliata, procedo di conseguenza senza aspettare che intervenga un magistrato a dirmelo) la costituzione della Servizi Vari, la società viene messa in messa in liquidazione, tutti i dipendenti vengono licenziati.

Il dato politico. Da quel momento si fermano le pratiche ambientali. Non c’è chi le mandi avanti. L’amministrazione Iannarilli si avvale di consulenti e – dicono le cifre – i costi salgono mentre il servizio rallenta. Le Autorizzazioni Ambientali non vengono più rilasciate e per evitare il blocco totale delle industrie nella provincia di Frosinone vengono rilasciate all’ultimo momento delle Aia con decine e decine di prescrizioni. E’ il classico tappabuchi all’italiana: io ti ho dato l’autorizzazione ma ti ci metto talmente tante prescrizioni che qualsiasi cosa dovesse accadere – compreso lo sbarco dei marziani – la colpa non è la mia in quanto ti avevo detto che dovevi attrezzarti.

E’ il caos. Gli industriali insorgono. E quando Davide Papa si stanca di strillare, le imprese fanno partire i ricorsi al Tar. Li vincono tutti, facendo scattare una serie di risarcimenti a carico della Provincia. Così tanti che il neo presidente Giuseppe Patrizi chiede la convocazione di un tavolo con gli industriali e cambia nuovamente l’assetto dell’ufficio Ambiente. patrizi poi finirà sotto processo per avere fatto questo ed il suo operato è tuttora all’esame dei magistrati.

Il dato Amministrativo. I professionisti licenziati dalla Servizi Vari impugnano il provvedimento e fanno ricorso. Si fanno assistere dall’avvocato Francesco Scalia, cioè da colui che da presidente aveva messo su la società. I giudici del Tar condannano la Provincia con una sentenza che fa a pezzi i principi in base ai quali la società era stata sciolta: si poteva tenere in piedi eccome. I giudici dicono che la Provincia ha confuso due concetti: quello dell’ “Appalto di Servizio” e quello della “Concessione di Servizio Pubblico Locale”. Cioè cosa aveva fatto? Aveva sciolto la Servizi Vari applicando una norma sulle concessioni del servizio pubblico locale quando invece si trovava di fronte ad un appalto di servizi.

Il ricorso dei lavoratori venne accolto in pieno, al punto che il ricorso della Provincia al Consiglio di Stato non venne nemmeno preso in considerazione.

Ora resta l’ultimo tassello. Quello raccontato oggi sul quotidiano La Provincia da Cesidio Vano (leggi qui l’articolo): i lavoratori hanno ragione ma non possono essere reintegrati nella Provincia.

Epilogo di una storia che è alla base di tanti caos ancora in piedi.

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