Amedeo, lo sherpa della politica ha ripreso lo zaino

In politica fa parte della categoria degli sherpa: i portatori di pesi che scalano le montagne insieme agli alpinisti, mettono in sicurezza i percorsi delle arrampicate, lavorano silenziosi nell’ombra per raggiungere la vetta, lasciando agli scalatori l’onore e la fama. Amedeo Mariani da Ferentino è uno degli sherpa più esperti.

Nella Democrazia Cristiana prima, nel Partito Popolare poi, nel Pd ma solo perché ce lo hanno cooptato fondendo La Margherita con i Ds: lui, con i “rossi” non è mai andato d’accordo.

Ha iniziato le prime arrampicate nelle elezioni comunali di Ferentino: portava ancora i calzoni corti ma già amava le camicie su misura e le cravatte sartoriali di Toma. Nasce andreottiano, più vicino ai Comitati Civici che ai cattolici Democratici. Il mestiere lo deve imparare in fretta. Non c’era tempo per prendersela comoda: i compagni di cordata, gli altri sherpa che scalavano accanto a lui, tra i Basisti ed i Cattolici Democratici, avevano nomi come Cesare Fardelli e Nino Gargano. Gente in grado di determinare un’elezione o una sconfitta, con il loro lavoro. Capaci di ribaltare in una notte il risultato di un congresso provinciale della Democrazia Cristiana, con le truppe cammellate tenute nascoste dietro uno spuntone di roccia e piazzate sulla salita per dare lo strappo proprio nel momento decisivo.

Gente fondamentale anche dentro l’amministrazione, per gestire il gruppo e bilanciare gli equilibri. E per fare il lavoro in cui ci si sporca, lasciando pulire le camicie dei sindaci. Assessori o presidenti di commissione o di enti, mai primi cittadini o deputati: questo il loro destino di sherpa.

C’è stata a lungo gente come loro, dietro ai trionfi elettorali di Angelo Picano prima e Francesco Scalia poi. Perché se devi fare il portatore di materiale elettorale allora che sia per i migliori, cioè quelli che vincono. Ne sanno qualcosa i sindaci Piergianni Fiorletta, Francesco Scalia (poco più che ragazzino negli anni Novanta), Antonio Pompeo. Gli ultimi due diventati anche presidenti della Provincia.

Amedeo Mariani da qualche tempo aveva smesso di portare pesi. Aveva scelto di togliersi dai riflettori: colpa di un accertamento che sta verificando la regolarità di un atto compiuto come assessore. Per due anni ha evitato di farsi vedere, sentire e soprattutto di portare pesi. Tranne qualche piccola scalatina di retrovia, nei congressi di Partito, per ricordare che esiste.

Ora è riaparso. Da settimane sta facendo coppia fissa con Pasquale Cirillo, l’avvocato di buone famiglie: l’assessore comunale di Frosinone che è entrato nella famiglia politica di Alfredo Pallone, coordinatore regionale di Alternativa Popolare.

Amedeo Mariani e Pasquale Cirillo sono stati avvistati, in rapida successione, ad Anagni (sponda Progetto Anagni), a Ferentino (sponda da definire). E nelle ore scorse erano ad Arce in occasione dell’intervento compiuto dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Guarda caso proprio lì, nei giorni scorsi, il vicesindaco Gianfranco Germani ha lasciato in maniera fragorosa Forza Italia di cui era una delle colonne. E pure il sindaco viene dato in rotta di avvicinamento.

Un passo indietro al leader, come si conviene agli sherpa, Amedeo Mariani e Pasquale Cirillo si sono accomodati alcune sedie indietro ad Alfredo Pallone.

In attesa di puntare verso le prossime vette: una a Montecitorio, una a Palazzo d’Iseo, una in piazza Matteotti a Ferentino.

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