Sì al Mes, ma i Cinque Stelle si mettono di traverso. Ora Zingaretti decida.

Accolta l’impostazione dell’Italia per l’utilizzo del meccanismo di stabilità. Ma Luigi Di Maio e Giuseppe Conte frenano. A questo punto il Pd deve uscire dalla palude della cautela. Anche perché Di Maio non ha mai smesso di guardare in direzione Salvini.

Completamente opposte le dichiarazioni di Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti. Il ministro degli Esteri e vero capo politico dei Cinque Stelle dice: «Il Mes? Come ha detto Conte, dobbiamo leggere i regolamenti. Si parla di circa 30 miliardi del Mes per l’Italia, ma noi stiamo lavorando su un accordo per il Recovery Fund che vale tra i 1.500 e 2.000 miliardi. Quindi, se ci sarà un poderoso Recovery Fund, non ci sarà bisogno di nessun altro strumento».

E che per i Cinque Stelle «il Mes è uno strumento inadeguato» lo conferma il capodelegazione del Movimento all’Europarlamento Tiziana Beghin: «Il Mes rischia di trasmettere un’immagine di debolezza del nostro Paese. Il futuro dell’Europa si gioca con il Recovery Fund che ha tutt’altra potenza di fuoco. Su quello concentreremo i nostri sforzi».

Zingaretti si, Conte no

Nicola Zingaretti Foto © Livio Anticoli / Imagoeconomica

Nicola Zingaretti, segretario del Pd, legge le dichiarazioni dei presunti alleati e afferma: «Sarà possibile utilizzare il Mes senza condizionalità per gli investimenti in sanità. Una grande opportunità per l’Italia: 37 miliardi di euro per ospedali, assunzione di medici infermieri, personale, investimenti per nuovi farmaci e cure. Costruiamo un grande piano con le Regioni per la rinascita italiana e per migliorare la vita delle persone». Il Pd quindi non ha dubbi sul fatto che intanto il Meccanismo europeo di stabilità vada utilizzato. E bene.

Il premier Giuseppe Conte fa quello che gli riesce meglio, andare al traino dei Cinque Stelle. E dice: «Le tre misure Sure, Bei, Mes sono insufficienti, ammontando a una frazione di quanto altre grandi economie, come quella Usa, stanno spendendo per sostenere le loro imprese e le loro famiglie. Il prestito effettivo del “Recovery Fund” sui mercati (distinto dalle risorse totali che esso mobilita) deve essere di notevole dimensione, almeno 1 trilione di euro, per portare la dotazione totale della risposta europea in linea con le necessità finanziarie complessive dell’Ue».

Due settimane

Ma sul “recovery fund” bisognerà attendere ancora altre due settimane per la proposta della Commissione europea. Negoziato in salita, perché il fondo è legato al bilancio pluriennale dell’Ue su cui gli Stati membri devono ancora raggiungere un accordo e perchè non è stata raggiunta un’intesa sulla percentuale di prestiti e di finanziamenti a fondo perduto.

Giuseppe Conte

Cosa è successo lo spiega benissimo l’Huffington Post: «Com’era nell’aria già da giovedì, l’Eurogruppo sigla l’accordo sulle caratteristiche della nuova linea di credito istituita nel Meccanismo europeo di stabilità per la pandemia. Passa la linea italiana: assenza di condizionalità, prestiti disponibili per un anno, estensibile fino a dicembre 2022, della durata di dieci anni (l’Olanda aveva chiesto che maturassero in 2-3 anni), a un tasso di partenza dello 0,1 per cento, nessuna troika, ma solo un controllo sulla destinazione delle spese dirette e indirette legate all’emergenza sanitaria.

Una prima vittoria, perché semmai il problema si porrebbe dopo, con la riattivazione del Patto di stabilità e crescita che però non è roba che riguardi solo i prestiti del Mes, ma in generale il bilancio italiano. Eppure no. Un minuto dopo, nel Governo scoppia l’ennesima baruffa tra Pd e M5s. E il successo rischia di diventare un incubo».

In Europa hanno capito

In Europa hanno capito benissimo le tensioni che ci sono tra Pd e Cinque Stelle e quindi l’apertura a quel tipo di utilizzo del Mes è stata finalizzata a favorire l’ennesima spaccatura.

Eppure il Mes va utilizzato. Altrimenti l’Italia sprofonda. Giuseppe Conte non cambierà l’atteggiamento politicamente “succube” nei confronti dei Cinque Stelle. Sta a Nicola Zingaretti e al Pd decidere se continuare a sostenere un Governo che rischia di far affondare il Paese. Luigi Di Maio non ha mai smesso di guardare alla Lega e a Matteo Salvini.

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