Sì, i padroni del Pd sono i capi delle correnti. Quelli locali però

FOTO: © ICHNUSAPAPERS

La spietata analisi di Dario Corallo mette in luce i meccanismi che decidono le primarie nel partito: prima tutti renziani, poi zingarettiani. Come sono avvenuti gli spostamenti in Ciociaria, da De Angelis a Pompeo. “Alla fine il partito lo governa Franceschini”.

Alla fine come stanno le cose lo ha spiegato, con una facilità disarmante, Dario Corallo, il giovane esponente del Pd che si candidò alla Segreteria nella fase iniziale delle primarie. Ospite de“L’Italia s’è desta, su Radio Cusano Campus, Corallo ha detto: “Il problema è che qualsiasi segretario viene eletto con una serie di voti che prende dal territorio, all’interno della base. Questi voti sono controllati da dei capi corrente locali, di cui non si sente mai parlare in tv. E questi si spostano. Prima erano tutti renziani, ora sono tutti zingarettiani. Chiunque diventi segretario si trova “ostaggio” di questo mondo. È il motivo per cui noi avevamo deciso di non parlare con nessun dirigente locale, ma questo ovviamente è stato punitivo dal punto di vista dei voti”. 

Semplice, diretto, vero. Prendiamo la provincia di Frosinone. Quando Matteo Renzi diventò segretario del Partito, dalla sua parte in Ciociaria c’erano Francesco Scalia e Simone Costanzo. Poi tutti si spostarono da quella parte, anche la potentissima componente di Francesco De Angelis, Pensare Democratico. De Angelis, storico e mai pentito dalemiano di ferro, nel frattempo aveva aderito all’area dell’ex sindaco di Roma Ignazio Marino. Ma poi si spostò su Renzi, anche attraverso il passaggio alla componente di Matteo Orfini, nella quale stava Sara Battisti.

Con De Angelis c’è da sempre il presidente del consiglio regionale Mauro Buschini. Quando però la situazione è cambiata, De Angelis e Buschini hanno deciso di tornare in quello che per loro era un terreno più congeniale, sposando in pieno il progetto (poi diventato Piazza Grande) di Nicola Zingaretti.

D’altro canto anche l’erede politico di Francesco Scalia, il presidente della Provincia Antonio Pompeo, decise di appoggiare Zingaretti. Pompeo in realtà, come cultura politica, è più vicino a Renzi. Entrambi provengono, peraltro, dalle file democristiane.

Una cosa va evidenziata. Quella di Francesco De Angelis, di Antonio Pompeo, degli altri leader di componente, non è incoerenza. Meno ancora è opportunismo. La società cambia, si evolve, mutano le sue esigenze: oggi nel sud del Lazio la categoria di lavoratori più diffusa non sono i Metalmeccanici che fino agli anni Ottanta rappresentavano la maggioranza. Oggi domina il terziario, l’atipicità, il precariato come forma. I Partiti cambiano in base al mutare della società. E le componenti si disgregano e riaggregano di conseguenza.

Perciò alla fine Dario Corallo ha perfettamente ragione: nel Pd contano i capicorrente, specialmente quelli locali. I quali si spostano e decidono gli esiti delle primarie. Ma Corallo è andato oltre, spiegando che a suo giudizio alla fine a governare il Pd negli ultimi anni è sempre stato Dario Franceschini, che nella scorsa legislatura aveva la maggioranza nei gruppi parlamentari. E che ancora oggi esercita un potere discreto ma evidente all’interno dei gruppi dirigenti.

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