Si riapre il fronte Pd a Cassino: congresso entro fine mese o rottura

Vogliono il congresso e lo vogliono entro la data che era stata già decisa. Perché sono stanchi di avere due Pd a Cassino e soprattutto di essere commissariati. Il documento lo hanno messo a punto durante la notte ed è stato sottoscritto da una ventina di firme.

A lanciare la sfida alla federazione provinciale del Partito Democratico sono il consigliere regionale Marino Fardelli, l’ex sindaco Giuseppe Golini Petrarcone, il consigliere provinciale Alessandro D’Ambrosio, il vice segretario Ernesto Polselli, il consigliere Danilo Picano, l’ex assessore al Bilancio Enzo Salera, il presidente del circolo Mauro Lillo, e poi Arduino Incagnoli, Armando Russo, Salvatore Fontana, Gino Cogliandro, Vittorio Miele, Bernardo Pirollo, Cesare Pamella, Jole Falese, Francesca Marsella, Marco Castellano, Stefano Gallone.

Nel documento «esprimono la convinta necessità di ridare un ruolo al Partito Democratico nella città di Cassino e di ritrovare la più ampia unità del Partito». Già, ma in che modo? «La direzione del Circolo, riunita il 5 luglio, ha deliberato nel pieno delle sue facoltà operative con il proprio Presidente e con il vice segretario di indire il congresso cittadino per il 10 settembre: l’intento era quello di non frapporre nessun lasso di tempo infinito e arrivare ad eleggere gli organismi dirigenti per riprendere la propria attività».

Invece la situazione è precipitata: perché il circolo, in quella stessa seduta, decideva di costituire il Gruppo all’interno del Consiglio Comunale di Cassino «composto da Sabrina Grossi e Alessandro D’Ambrosio in modo da definire con chiarezza un riferimento nella istituzione cittadina». Quel gruppo però non teneva conto della evidente spaccatura emersa nei fatti con le elezioni comunali che si erano concluse da poche settimane: le elezioni avevano detto con chiarezza che a Cassino ci sono due Pd, uno che si riconosce nell’area di Giuseppe Golini Petrarcone e l’altra che ha sostenuto la candidatura a sindaco di Francesco Mosillo e portata avanti politicamente dal padre Stefano, segretario del circolo Pd.

La costituzione del gruppo consiliare, per i firmatari del documento era un modo per fare chiarezza. Per i vertici provinciali era un ulteriore elemento di rottura. E per questo, in accordo con la direzione Regionale del Pd, avevano deciso di commissariare tutto e tutti.

Ora, l’ala petrarconiana dal Pd di Cassino punta il dito contro quel commissariamento, che arrivò «senza che nulla si fosse fatto, né messo in atto iniziative per trovare una soluzione e aprire un confronto con gli organismi del circolo. Abbiamo avuto modo di mettere in evidenza questa scorrettezza, volta a mortificare la direzione del circolo con l’aggravante che si vuole rinviare il congresso al 2017 con dopo la conclusione del tesseramento per il 2016 aprendo di fatto una conflittualità e una ingovernabile campagna di tesseramento con rischi che ne invaliderebbero la reale consistenza numerica degli iscritti».

E’ su questo rinvio che il gruppo dice no «Non possiamo accettare questo improprio percorso che lede la dignità di quanti sono impegnati a ricostruire il Partito».

Cosa chiedono allora: «Siamo convinti che le scelte politiche compiute dagli organismi dirigenti del circolo debbano essere rispettate mantenendo la data indicata per il congresso in conformità con quanto deliberato dalla direzione provinciale, fissando la data del 30 settembre 2016 quale termine per la celebrazione del Congresso».

In vista c’è già un confronto con il segretario provinciale Simone Costanzo e con il presidente provinciale Domenico Alfieri, entrambi commissari del Pd di Cassino. Ma «non sono dei notai, sono dirigenti politici che devono valutare politicamente e non burocraticamente che non porta da nessuna parte adottare forzature di ogni tipo, che produrrebbero solo altre divisioni ed ulteriori conflitti. E’ una situazione ingovernabile né sono accettabili soluzioni organizzative che vedrebbero una moltiplicità di rappresentanza sul territorio del Pd che porterebbe una totale confusione nelle identità del partito e nessuno saprebbe quale sia il partito a Cassino».

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