Si, siamo un Paese razzista. E vigliacco

La verità va guardata in faccia. Ci stiamo trasformando in un Paese razzista. E vigliacco. Che se la prende con i più deboli. Perché è più facile fare i leoni con dei poveracci terrorizzati e in fuga. Ladri e assassini? Non più di noi. Perché nessuno è nato odiando.

La lunghissima scia di sangue degli ultimi mesi che ha visto vittime gli immigrati. Ma in tutta Europa spira il vento dell’intolleranza. Dove sono finiti i sentimenti di accoglienza, solidarietà e pietà?

Sì, siamo diventati un Paese razzista. E anche vigliacco, perché ce la prendiamo con l’anello più debole della catena, quello degli immigrati che fuggono soprattutto dall’Africa sub sahariana in condizioni di povertà e di disperazione estreme.

Martin Luther King disse: “Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo ancora imparato la semplice arte di vivere insieme come fratelli.”

A tanti anni di distanza quell’affermazione è ancora drammaticamente vera.

 

L’agenzia di stampa Dire ha riassunto gli episodi di questi ultimi mesi. Ricordiamoli uno dopo l’altro. Fa una certa impressione

Caserta, 11 giugno – 
Daby e Sekou, due ragazzi del Mali ospiti di una struttura Sprar del Comune, vengono investiti da una raffica di colpi di pistola ad aria compressa sparati intorno alle 22 di sera da una Panda nera. Daby viene ferito all’addome.

Napoli, 20 giugno 
Lo chef Konate Bouyagui, maliano di 22 anni, da quattro in Italia con regolare permesso di soggiorno, viene colpito alla pancia da un piombino mentre torna a casa. A sparare due ragazzi a bordo di una macchina.

Forlì, 2 luglio 
Una giovane donna nigeriana viene ferita a un piede da un colpo sparato da una pistola ad aria compressa.

Forlì, 5 luglio 
Un ivoriano di 33 anni viene colpito alla pancia con una pistola da softair mentre si muove in bicicletta.

Latina, 11 luglio 
Due nigeriani di 26 e 19 anni che aspettavano l’autobus a Latina Scalo vengono colpiti con una serie di colpi esplosi da una pistola ad aria compressa da due individui a bordo di un’auto scura. “Sembra chiara la matrice discriminatoria”, commenta il sindaco Damiano Coletta.

Roma, 17 luglio 
Una bambina rom di 13 mesi viene colpita alla schiena da un piombino mentre si trova in braccio alla madre. Ricoverata in ospedale, le sue condizioni restano gravi per il rischio di danni alla colonna vertebrale. A sparare un ex dipendente del Senato che, “per provare l’arma”, spara dal suo terrazzo al settimo piano di una palazzina in zona Cinecittà. L’uomo dirà di non aver mirato a nessuno in particolare, e di non essersi accorto che il colpo era andato a segno.

Vicenza, 26 luglio 
Un operaio di origine capoverdiana, dipendente di una ditta di impianti elettrici, viene colpito alla schiena mentre è al lavoro su una pedana mobile a 7 metri di altezza. A colpirlo un uomo che spiega ai carabinieri di aver sbagliato mira mentre tentava di prendere un piccione.

Partinico (PA), 26 luglio Un senegalese di 19 anni viene aggredito con calci e pugni mentre lavorava in un bar del centro di Palermo. Gli assalitori avrebbero gridato vari insulti razzisti, invitandolo a “tornare a casa tua”.

Aprilia (RM), 29 luglio Un uomo di nazionalità marocchina di circa 40 anni viene ucciso da due uomini, anche loro di 40 anni, ad Aprilia. I due, convinti che l’uomo stesse per commettere un furto, prima si sono gettati all’inseguimento della sua auto e, dopo averlo buttato fuori strada, lo hanno massacrato di botte, causandone la morte. Denunciati a piede libero con l’accusa di omicidio preterintenzionale.

Moncalieri (TO), 30 luglio L’atleta nazionale italiana Daisy Osakue, di origine nigeriana, è stata aggredita da un gruppo di giovani a Moncalieri, mentre rincasava. L’atleta è stata colpita al volto. Osakue, 22 anni, è una discobola e pesista italiana, primatista italiana under 23 del lancio del disco.

Ficovaro (Pistoia), 2 agosto Un migrante è stato preso di mira da due giovani italiani che al grido “negri di merda” gli hanno sparato uno o due colpi di arma da fuoco. Fortunatamente è rimasto illeso.

Napoli, 2 agosto Un 22enne senegalese, venditore ambulante in Italia da diversi anni e con un regolare permesso di soggiorno, è stato ferito alla gamba da colpi di arma da fuoco che sarebbero stati esplosi da due persone “di pelle bianca”. Il fatto è accaduto nel quartiere del Vasto. Non è in pericolo di vita: sarà sottoposto a un’operazione.

 

Il primo caso che ha aperto la recente striscia di violenza è stato quello di Macerata, lo scorso 3 febbraio. Dopo l’omicidio di Pamela Mastropietro, Luca Traini semina il terrore in città, sparando all’impazzata verso degli stranieri, ferendone sei.

Il 4 marzo è invece stato ucciso a Firenze il senegalese Idy Diene, raggiunto da colpi di pistola su Ponte Vespucci da Roberto Pirrone, pensionato 65enne.  Pirrone era uscito con l’intento di suicidarsi ma, non trovando il coraggio, ha rivolto i colpi della sua arma contro il migrante che passava vicino a lui in quel momento.

La sera del 2 giugno è stato ucciso Soumayla Sacko, il sindacalista maliano ucciso a colpi di fucile nelle campagne calabresi. Appena 29 anni, una figlia di 5, Soumayla viveva in una baraccopoli a San Ferdinando: quando è stato ammazzato con un colpo alla testa stava aiutando alcuni connazionali a prendere delle lamiere da una fabbrica in disuso.
Soumayla nell’Italia che si è scoperta razzista è diventato un simbolo dei diritti dei lavoratori invisibili.

 

E questi sono i principali episodi di cronaca. Ma da anni ormai in Italia si è sviluppato un forte sentimento contro gli immigrati. E l’immigrazione è stato un tema fondamentale in campagna elettorale. L’exploit della Lega, e in parte dei Cinque Stelle, nasce da posizioni politiche chiare e nette su questo tema.

La “stretta” imposta dal ministro dell’interno Matteo Salvini non è altro che l’attualizzazione di temi proposti in campagna elettorale. La chiusura dei porti, la linea dura contro le Ong, la tolleranza zero in mare verso qualunque natante voglia fare rotta in Italia altro non sono che la logica conseguenza di un programma illustrato in ogni parte d’Italia.

Ma attenzione, in tutta Europa i governi sono contrari a ricevere immigrati. In questo senso l’Italia non è ipocrita, Salvini lo dice apertamente. Ma anche per l’ipocrita Francia di Macron (che festeggiò la sua elezione sulle note dell’Inno alla Gioia) l’immigrazione si ferma a Ventimiglia e Bardonecchia e le immagini delle donne incinte respinte al confine hanno fatto il giro del mondo.

L’Austria presidia il Brennero, la Germania della Merkel fa un filtro enorme, i Paesi dell’est hanno alzato muri e recinzioni.

Soltanto la Spagna, dopo il cambio di governo, ha un atteggiamento più solidale. E se pensiamo che il presidente degli Usa Donald Trump ha elogiato pubblicamente il metodo usato dall’Italia del premier Giuseppe Conte sull’immigrazione c’è da riflettere non poco.

 

Ma dove sono finiti i valori dell’accoglienza, della solidarietà, della mano tesa, che hanno caratterizzato per anni, e in parte caratterizzano ancora, il nostro Paese a Lampedusa o in Puglia? O in qualunque altra parte?

Da un anno, ci dicono, gli arrivi degli immigrati sono diminuiti. Ma perché? Perché da un anno in Libia ci sono delle fortezze dove restano intrappolate  decine di migliaia di migranti subsahariani.

L’associazione Medici per i Diritti Umani ha scritto:

“La Libia di oggi, ossia un lager, come quello di Sabha, una fortezza nel deserto nel sud est della Libia, circondato da filo spinato, miliziani armati di mitragliatrici lungo tutto il perimetro; dentro, due settori separati: uno per uomini, l’altro per donne e bambini, dove si consumano nei confronti dei migranti atrocità  degne dei peggiori campi di sterminio del XX secolo”.

 

E noi? La presenza degli immigrati nelle nostre città ci dà fastidio: ai semafori, per la strada, ovunque. “Ma perché non restano a casa loro?”. Perché vengono ammazzati, stuprati, picchiati. Perché non hanno possibilità di lavorare, di vivere una vita degna.

Certamente anche l’Italia è in difficoltà, ma non è la stessa cosa. Il terrore nei loro occhi è qualcosa che non dovremmo mai dimenticare.

Certamente fra loro c’è chi delinque, chi stupra, chi spara. Ma sono una minoranza della minoranza della minoranza. Come da noi del resto. Eppure utilizziamo qualunque cosa per dire: “Ecco, avevamo ragione, restino a casa loro”.

 

In realtà il razzismo tradisce una profonda debolezza, quella di confrontarsi, di capire, di approfondire, di provare quei sentimenti di umana pietà che inducono a metterti in discussione fino in fondo. Come persona.

E poi l’Italia non fa la guerra ai trafficanti di essere umani e alle varie mafie che sfruttando questi disperati. Neppure contrasta quella parte del nostro sistema di accoglienza che specula, lucra e truffa sulla pelle dei migranti.

No, se la prende con gli immigrati, con l’ultima ruota del carro.

 

Nel nostro Paese gli immigrati sono una necessità e una risorsa. Per il lavoro, per i contributi previdenziali. Lo sono perché ormai molti di loro si sono integrati, sono italiani. Lo ius solo andava fatto con coraggio, sfidando anche l’impopolarità.

 

Speranza che le cose cambino? Dovremmo impegnarci.

Magari studiando la vita e l’opera di Nelson Mandela: “Nessuno è nato odiando qualcun altro per il colore della pelle, o il suo ambiente sociale, o la sua religione. Le persone odiano perché hanno imparato a odiare, e se possono imparare a odiare possono anche imparare ad amare, perché l’amore arriva in modo più naturale nel cuore umano che il suo opposto”.

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