Silvi* ed il Sindaco d’Italia

Atreju come non l'avete vista. Né immaginata. Il dibattito per Silvio presidente. Anzi Silvi*, dal momento che appena ha sentito parlare della possibilità di eleggere una donna, il Cav sarà corso a dichiararsi senza genere. Tra paradossi, sviste e scivoloni

Franco Fiorito

Ulisse della Politica

Non appena saputo dei rumors secondo i quali il prossimo Presidente della Repubblica potrebbe essere una donna, Silvio Berlusconi è corso immediatamente a dichiararsi senza equivoci di genere non binario, apponendo un bell’asterisco al posto della o finale di Silvio, chiedendo di essere chiamato Silvi*.

Sembra si sia anche prima consultato con la sua ex compagna Francesca Pascale da sempre paladina dei diritti lgbt+, tanto da rimpiazzarlo con una nota cantante una volta da lui mollata con dote.

Determinante poi è stata anche l’opinione del cane Dudù, il quale invece rigidamente eterosessuale ed appassionato di barboncine, da anni lamenta il fatto che il suo nome effettivamente non binario lasci sempre spazio ad equivoci sulla propria sessualità che ne minano la fama di playboy canino.

Presente alla discussione sul finire è intervenuto anche un assonnato Mariano Apicella che imbracciata la chitarra d’ordinanza ha intonato: “Binariooo triste e solitario, tu che portasti via col treno dell’amore la giovinezza miaaaa…”. Ma resosi conto di aver sbagliato tema ha interrotto l’esecuzione del grande classico di Claudio Villa e si è congedato silenziosamente tornando con mestizia al parcheggio delle auto.

Quei cento voti incollati alla poltrona

Matteo Salvini (Foto: Andrea Giannetti / Imagoeconomica)

Ovviamente scherzo ma, conoscendo quanto il nostro caro Silvietto aneli essere eletto alla Presidenza della Repubblica, la notizia in fondo in fondo poteva sembrare plausibile.

Deve avergli instillato l’atroce dubbio di essere scavalcato da una gentil pulzella a pochi passi dall’ambito traguardo quel satiro di Matteo Salvini che dal palco di Atreju la festa di Fdi rispondeva così alla domanda:  un presidente della Repubblica donna? “Ma Berlusconi si chiama Silvio e non Silvia. Nel caso in cui Berlusconi facesse scelte diverse, noi avremmo più di una donna in grado di ricoprire egregiamente il ruolo di presidente della Repubblica. Abbiamo diverse donne con i requisiti giusti” facendo sussultare sulla poltroncina di pelle l’arzillo ottuagenario leader di Fi.

Berlusconi sul tema è in fibrillazione perché sa che, per la prima volta da quando è sceso in politica, il centrodestra è forte di un quarantacinque per cento di consensi certi tra i grandi elettori individuati tra le Camere e le Regioni. Sa che c’è lo spazio perché sia proprio questo schieramento a fare il primo passo proponendo un nome. Sa inoltre che l’attuale composizione parlamentare vede tra gruppi e gruppuscoli di centro circa centodieci parlamentari molto disponibili a soluzioni che non prevedano il voto immediato e che privilegino la stabilità fino a fine mandato.

Matteo, l’agente provocatore

Matteo Renzi (Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica)

E glielo ricorda anche quell’abile agente provocatore di Matteo Renzi, sempre dallo stesso palco della kermesse romana della destra, rincarando se possibile la dose.

Se vuole una previsione, secondo me sarà un presidente della Repubblica eletto a larga maggioranza“. E’ il pronostico di Matteo Renzi sulla partita del Quirinale durante il suo intervento. “Spero che sul presidente della Repubblica si vada da Fdi ai Cinque stelle, dalla Lega al Pd, più siamo meglio è…” ad eleggere il capo dello Stato, ”sia per un fatto istituzionale di regole che per un fatto politico, dopo di che dipende. Per la prima volta il centrodestra ha dei numeri in maggioranza, da Fdi a Fi, il 45% dei grandi elettori. Il punto è se il centrodestra prenderà l’iniziativa insieme o no. Stavolta il ruolo di king maker tocca a voi“.

Ma non gli basta, ne tocca piano un’altra. “Ho l’impressione che tanti leader, a cominciare da voi, vogliano andare a votare nel 2022. Per me c’è solo un modello, quello del Sindaco d’Italia“. Entrando nel tema dell’elezione diretta e del presidenzialismo tanto cara alla destra che ne fa da anni uno dei cardini sulle riforme istituzionali.

È vero che faceva parte anche del pacchetto riforme bocciato dal referendum proposto da Renzi ma l’espressione “sindaco d’Italia” la potreste ascoltare anche qualche lustro or sono dalla bocca di Giorgio Almirante in qualsiasi comizio recuperato su youtube. Dunque parole dolci per la platea che lo ascoltava.

Silvi* l’ecumenico

Silvio Berlusconi

Infatti Berlusconi in ossequio a questi suadenti consigli da qualche tempo segue questo doppio binario. Eseguire pedissequamente i dettami europei da quelli economici a quelli sanitari e parlare bene di tutti.

È riuscito pure a trovare parole dolci per i Cinque Stelle. A Milano Finanza ha dichiarato: “Il voto al Movimento Cinque Stelle, nasceva però da motivazioni tutt’altro che ignobili o irragionevoli – ha sottolineato Berlusconi –. Nasceva dallo stesso disagio e dallo stesso fastidio per un certo tipo di politica per la quale è nata Forza Italia. I Cinque Stelle non sono riusciti a dare una rappresentanza a questa Italia, ma hanno dato voce ad un disagio reale, che merita rispetto, attenzione, ed anche delle risposte“.

Che io quando l’ho ascoltato ho riavvolto il nastro per risentirlo ed essere sicuro che lo avesse detto veramente.

Però avrà pensato: questi hanno detto di no a qualsiasi cosa poi trasformando la loro posizione in tutti si. Hanno giurato morte al PD per poi finirci al governo insieme ed alleati. Di tutti gli anatemi che hanno lanciato manco solo io, vedi un po’ che fanno filotto e mi votano come presidente. E giù sviolinate.

Ma che devono aver funzionato perché Di Maio sempre dal noto palco della festa di Fratelli d’Italia ha detto : “Berlusconi strizza l’occhio ai Cinque stelle? Si può cambiare idea, anche io l’ho fatto tante volte, non c’è nessuna dietrologia…“.

Che fantastici fagiani avrà pensato Silvio sfoderando un sorrisetto soddisfatto e fregandosi le mani.

L’evanescente Conte

Giuseppe Conte (Foto: Andrea Giannetti / Imagoeconomica)

Infatti anche poco dopo l’ex presidente Conte sempre nello stesso consesso, dopo essere riuscito nell’epica impresa di parlare per più di un ora non dicendo niente, ha chiosato dichiarando che “il prossimo presidente non sarà necessariamente di sinistra”. Annunciando poco dopo eroicamente che non si candidava nelle suppletive alla Camera nel collegio romano lasciato dal sindaco Roberto Gualtieri perché aveva paura di essere impallinato. Cuor di leone.

Detto questo va detto che la festa di Atreju quest’anno è stata teatro di dibattiti notevoli e di ospitate di assoluto livello. Segno della crescita del Partito ed anche del fatto che mancando ormai occasioni vere di dibattito politico tutti si sono fiondati a partecipare per dire la loro. Anche se continuavano a domandarsi chi cavolo fosse sto Atreju. Chi pensava fosse un caduto negli anni di piombo, chi un migrante disperso in mare, chi un filosofo rinchiuso nei gulag. Addirittura Di Maio lo ha confuso con Ajeje Brazorf memore della nota scenetta di Aldo Giovanni e Giacomo. (Leggi qui Top e Flop, i protagonisti del giorno: sabato 11 dicembre 2021).

Atreju, è invece il protagonista del romanzo “La storia infinita” di Michael Ende.

Come il protagonista de La Storia Infinita, anche l’evento che porta il suo nome “vuole incarnare l’esempio di un giovane impegnato nel confronto quotidiano contro le forze del Nulla, contro un nemico che logora la fantasia della gioventù, ne consuma le energie, la spoglia di valori ed ideali, sino ad appiattirne le esistenze”, recita il sito ufficiale.  Stufi dei gabbiani Jonathan Livingston di Rampelliana memoria si sono buttati sui gggiovani come direbbe la Meloni. Certo che la carrellata di cariatidi che abbiamo visto non depone bene sul tema, e dopo le lodi sincere che ho espresso rimane una sola piccola critica da evidenziare.

Il dibattito inquinato

Giorgia Meloni (Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica)

Purtroppo l’ampiezza a e la rappresentatività dei tanti partecipanti, complice il clima mellifluo da elezione presidenziale, ha inquinato il dibattito rendendolo tutto un mumù cicì, un love love love di verdoniana memoria, un volemose bene interplanetario. Gente che si ammazzava fino a ieri che si legittimava reciprocamente. Baci e abbracci a profusione. Avrei preferito un po’ più di verve. Più che una festa politica sembrava un opera di Ionesco.

A me ha fatto venire in mente una tra le più complesse ed interessanti opere del teatro dell’assurdo, Il Rinoceronte. Affronta i temi del conformismo e della resistenza al potere politico. Per chi non la conoscesse tratta di un’immaginaria epidemia di “rinocerontite“, che ha inizio in un piccolo paese di provincia della Francia, per poi diffondersi in tutto il Paese. L’opera ha sfumature surreali ed estremamente divertenti ed è abbastanza trasparente l’allusione al significato politico della metamorfosi. La trasformazione degli esseri umani in rinoceronti dovrebbe essere un riferimento al cedimento dell’uomo comune e dell’intellettuale a tendenze totalitarie.

Nelle ultime righe il protagonista, che conosce durante lo svolgimento dell’opera una maturazione notevole, decide di opporsi e resistere fino alla fine. Al contrario esatto dei nostri amici che hanno affollato il palco di Atreju che non hanno resistito e si sono lasciati trasportare dal meraviglioso mondo del volemose bene.

Silvio in Pole

Dunque la situazione è chiara. Silvio è in pole position ma non è detto che vincerà il gran premio perché le insidie sono molteplici e la politica è fatta di sorprese continue. Lo scopriremo solo vivendo.

Un paio di cose mi incuriosiscono però. La prima vorrei vedere la faccia di Enrico Letta andare da gente tipo D’Alema o Bersani e dirgli che è riuscito a fare eleggere Silvio Berlusconi alla presidenza della repubblica.

La seconda cosa che mi incuriosisce da settimane è questa. Non tutti ricordano che il Presidente della Repubblica è secondo la costituzione anche il presidente del Csm l’organo di governo dei magistrati italiani. “Perché siano garantite al massimo l’autonomia e l’indipendenza della magistratura dal potere legislativo e da quello esecutivo,  il Consiglio Superiore è presieduto dal Presidente della Repubblica che ne è membro di diritto” recita la nostra suprema carta.

E dunque il buon Silvietto, dopo una miliardata di processi ed indagini paradossalmente diventerebbe  da Presidente il capo supremo della magistratura italiana.

Ed io la scena la immagino così. Campo largo, Berlusconi entra nella sala di Palazzo dei Marescialli. La telecamera stringe su un foglio che tiene in mano che elenca tutti i magistrati che lo hanno indagato e giudicato nella sua vita. Poi primo piano sullo sguardo luciferino del buon Silvio che, immagino io, esattamente come faceva Barbara D’Urso nel Grande Fratello apre il microfono e dicendo “ragazziiiiii” convoca i magistrati uno ad uno per le nominations.

Troppa fantasia dite? Ma che fantastica storia è la vita.

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