«Silvio ! Silvio !»: e Berlusconi appare al popolo del palazzo della Fonte

Il mito di Silvio Berlusconi si materializza nel Grand Hotel Palazzo della Fonte alle 20:45 di sabato sera. Appare dalla porta girevole che divide il resto del mondo dalla piccola reggia nella quale la Regina Margherita veniva alle terme di Fiuggi con i nipotini.

Mentre la berlina blindata si arrampica per la salita costeggiata dagli alberi e dal verde, nel Palazzo i congressisti riuniti per tre giorni da Antonio Tajani si stanno spostando dalla sala dei dibattiti a quella con gli stucchi apparecchiata per la cena. Stanno sciamando proprio davanti alla hall.

È in quel momento che vedono passare davanti a loro il presidente del Parlamento Europeo ed imboccare la porta per uscire. Capiscono che Silvio c’è: non è una delle voci circolate nel pomeriggio (leggi qui ‘Arriva Silvio e viene per cena. La grande attesa a Fiuggi’. È arrivato, sta per entrare.

Basta un secondo, un segnale: la folla diventa muro. Diviso in due. Silvio entra come Mosè tra le acque del mar Rosso, solo che al posto dell’acqua c’è una muraglia umana che grida, allunga le braccia, cerca di toccarlo, lo incita «Presidente! Presidente!»

Le guardie del corpo faticano a trattenere il trasporto, devono fare diga contro quel muro che cerca di buttarsi addosso al Cavaliere.

Lui sorride, con il suo sorriso stampato da orecchio ad orecchio. Allunga le mani a sua volta, camminando tocca le mani che gli porgono, non benedice ma di certo qualcuno si aspetta che faccia miracoli.

Abito blu, camicia azzurra sbottonata sul collo, abbronzato, in forma perfetta al punto che il fido Antonio Tajani un passo dietro di lui, provato da due giorni di dibattiti, sembra il fratello maggiore.

Sorride, raggiunge l’ascensore, scompare tra le porte scorrevoli nella cabina che lo porterà direttamente nella suite.

«Non scenderà – annuncia dopo poco Antonio Tajani – sta preparando il discorso per domani».

Ma al popolo basta averlo visto. Per sentirlo e toccarlo dovranno aspettare domani. Per i miracoli, forse aspetteranno in eterno: questione di punti di vista e di fede. Quella politica.

Foto: copyright Filippo Rondinara, tutti i diritti riservati all’autore

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