Silvio, l’imprenditore che costruì in tutta l’Italia senza far mai fumare sul cantiere

Si è spento Silvio Graziani, storico imprenditore di Alatri. Costruì in mezza Italia negli anni del boom edilizio. Gestì il celebre Daniel's a Fiuggi. E guidò la squadra di calcio della sua città. E sul cantiere non voleva che si fumasse

Sul cantiere non voleva che i suoi dipendenti fumassero. E non era perché ci tenesse in modo particolare alla salute dei loro polmoni. «Ogni sigaretta sono 5 minuti che vi fermate, se ve ne fumate una ogni ora sono quasi 40 minuti che non lavorate e qui invece il cantiere deva andare avanti». Asciutto e pragmatico. Silvio Graziani fa parte di quella generazione d’imprenditori che ha ricostruito l’economia della Ciociaria ridotta alla fame nel Dopoguerra.

Le sue imprese edili ‘camminavano‘. Nel senso che i lavori venivano realizzati nei tempi concordati. E seguendo i criteri di qualità che lui aveva imposto. E che controllava di persona. Perché anche da imprenditore ha continuato ad andare sul cantiere: con la canottiera e l’attrezzatura da carpentiere sempre a portata di mano. Sintesi di un modello d’imprenditori che non ha mai avuto paura di rimboccarsi le maniche. E che sapeva ciò che diceva: dalle sigarette che si fumano o prima o dopo il turno di lavoro, al modo in cui battere i chiodi, alla cura quasi ossessiva nel rimettere gli attrezzi in ordine. «Perché è così che poi si fanno gli incidenti, per la roba lasciata in giro».

Le imprese edili di Silvio Graziani, negli anni del boom edilizio nazionale, contavano qualche centinaio di dipendenti tra carpentieri, muratori, manovali, idraulici, elettricisti. Lo chiamavano in tutta l’Italia. perché era uno preciso, che lavorava bene e rispettava i tempi.

Era uno che prima di altri aveva capito il significato del termine “differenziare“. Così all’edilizia aveva affiancato il turismo: aveva preso in gestione lo storico hotel Daniel’s di Fiuggi

Leggenda vuole che fu lì a notare un ragazzo ricciolino che faceva il cameriere a stagione. E se lo sia ricordato quando lo ritrovò su uno dei cantieri a montare le porte fabbricate nella falegnameria del padre: “Silvio, mi padre non me ce vo’ alla falegnameria, dice ca prima o poi mi taglio ca’ braccio”. Silvio Graziani pare che abbia fatto una scommessa con quel ragazzino: scommise che non sarebbe riuscito a montare entro la scadenza tutte le porte negli appartamenti che lui stava ultimando. Il ragazzino si chiamava Antonello Iannarilli, il futuro parlamentare: vinse la scommessa, finì per diventare il genero di Graziani. Che ha sempre avuto la capacità di vedere oltre le apparenze ed intuire il talento.

Come gli era capitato nel calcio. È stato lo storico presidente della squadra nella sua città, l’Alatri Calcio. Una passione che ha portato avanti fino a quando la forza glielo ha consentito.

Silvio Graziani ha smesso di prendere a martellate la vita questa mattina poco dopo le otto. Si è spento nella sua casa della località Porpuro ad Alatri. Da tempo stava combattendo contro una malattia: aveva quasi 79 anni. I funerali verranno celebrati giovedì 13 febbraio nella chiesa della Sacra Famiglia nel rione Civette ad Alatri, a partire dalle 15.30. 

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