I sindaci dicono no ai rifiuti della Raggi. Subito scontro Sacco – Salvati

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I sindaci dicono no ai rifiuti spediti dal sindaco di Roma Virginia Raggi in provincia di Frosinone. No a quelle trecento tonnellate al giorno in più decise con un accordo sottoscritto sabato scorso. E’ un no di principio. E’ il rifiuto di un metodo seguito fino ad oggi. E’ soprattutto la prima presa di posizione decisa in maniera unitaria dal neo costituito Coordinamento dei sindaci del Sud Ciociaria per decidere le politiche in materia di Ambiente.

L’organismo ha preso le mosse in mattinata. Non è stato un parto facile. Non è mancata la polemica e la spaccatura. Ma alla fine ha preso forma per la prima volta un’entità che farà fronte comune di fronte a temi come le discariche, i rifiuti in arrivo da fuori provincia, i controlli ambientali, l’inquinamento.

Il primo passo è stato un chiaro no all’arrivo indiscriminato delle immondizie spedite da Roma alla Saf di Colfelice per evitare l’emergenza nella Capitale: i sindaci hanno chiesto che ci sia un piano regionale in base al quale dividere le spazzature del sindaco Raggi tra i vari impianti del Lazio; hanno detto basta a procedure che consentono di far arrivare su Roccasecca gli scarti di qualsiasi località italiana. Perché – ha evidenziato il sindaco di Roccasecca Giuseppe Sacco – «così si finiscono per penalizzare sempre gli stessi territori».

Un tema che ha spalancato la discussione su un secondo punto: le discariche. Quelle tremila tonnellate di immondizie spedite da Roma a Colfelice, verranno lavorate dalla Saf. E poi ciò che non potrà diventare combustibile finirà in discarica. Oggi il sito di riferimento per l’intera provincia è quello gestito dalla Mad in località Cerreto. Ma la Regione Lazio nelle settimane scorse ha avviato l’iter per individuare un sito alternativo nel quale realizzare il nuovo impianto per l’interramento dei rifiuti secchi. L’assessore regionale Mauro Buschini ha investito della questione la Provincia di Frosinone.

La palla però è stata rispedita a Roma: da piazza Gramsci hanno detto: «Se non ci mandate le linee guida come facciamo a chiedere ai sindaci se hanno un’area che risponda a quelle caratteristiche?» A Roccasecca sentono puzza di bruciato e temono che sia un pretesto per non individuare il nuovo sito, anche perché Mad ha presentato da tempo la domanda per ampliare la attuale struttura scavando un quinto invaso. Proprio per non ritrovarsi con il cerino acceso in una mano e l’intero carretto dell’ortolano nell’altra, Sacco ha sollecitato una riunione dei sindaci affinché venga avviato il dibattito.

Su questo punto si è acceso lo scontro acceso con San Giovanni Incarico che reclamava da Roccasecca il rispetto dell’impegno a chiudere subito l’impianto Mad. Il sindaco Sacco ha evidenziato che non si può fare in quanto le analisi condotte dal Consiglio Nazionale delle Ricerche non hanno rilevato inquinamento, smentendo le analisi fatte in precedenza dall’Arpa – Agenzia regionale per la Protezione dell’Ambiente. «Se anche chiudessimo l’impianto Mad, in assenza di un giustificato motivo – ha evidenziato il primo cittadino – verrebbe nominato in poche ore un commissario prefettizio che imporrebbe la riapertura immediata». Le battaglie – è stato il senso – si fanno per vincerle in maniera definitiva e non per fare azioni dimostrative.

Il sindaco di San Giovanni Incarico si è dissociato ed ha parlato di presa in giro: «Cambiano i suonatori, ma, purtroppo, la musica è sempre la stessa. Una autentica presa in giro di tanti cittadini che, in perfetta buona fede, avevano sperato che i soliti e furbi inquinatori (…) sarebbero stati fermati dal nuovo sindaco di Roccasecca, che ne ha i poteri e la competenza territoriale. Siamo davvero amareggiati e profondamente delusi».

Il neo sindaco non casca nella provocazione politica e replica al suo collega di San Giovanni Incarico: «Oggi, con l’adesione di tanti sindaci, è stato tracciato l’unico vero percorso per risolvere un annoso problema che ci trasciniamo da anni. Tra l’altro con l’apprezzamento di tanti comitati e associazioni ambientaliste intervenute. Il Coordinamento è l’unica via di uscita e l’ordinanza di chiusura è uno dei tanti punti in agenda. Mi dispiace che ti vuoi dissociare perché il tuo apporto può essere prezioso, ma con o senza San Giovanni i lavori andranno avanti. E permettimelo, non credo che da solo tu possa cambiare lo stato di cose, almeno così dicono i risultati raggiunti negli ultimi 10 anni. Questo territorio ha bisogno di coesione e non di divisioni».

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