Sindaco, fatti più in là. Lascia la sedia al parroco (Lo stiletto di Rita)

E i fedeli hanno già trovato il candidato sindaco adatto. L'altra sera hanno chiesto al vescovo di dare il permesso al parroco di candidarsi per la fascia tricolore: «Suor Angela già lo fa». «Suor Angela chi?». «Quella della “fiscion”». E così...

Rita Cacciami
Rita Cacciami

Vice direttore L'Inchiesta Quotidiano

Anche Cassino ha il suo don Matteo.

Sì, davvero. Il nostro non è un attore, ma un vero sacerdote in carne ed ossa che in molte occasioni rievoca proprio il talentuoso Terence Hill della tv.

O almeno, così sembra essere nell’immaginario collettivo.

Il perché è presto detto. Basta essere un sacerdote attivo, competente, misurato e votato all’ascolto. Con grande sensibilità per il sociale. Direte voi che è roba da preti, questa. Non sempre.

Lui, don Matteo del Basso Lazio, va anche oltre e da anni ottiene consensi. Riempiendo la sua chiesa, infervorando le folle, valorizzando la partecipazione individuale e collettiva alle riunioni e alle celebrazioni così come alle iniziative benefiche. Tutti coinvolgono tutti. Ottimo. Niente di scontato, si badi bene.

Tanto che, quando si è trattato di affrontare con determinazione qualche emergenza, genitori e figli si sono rivolti proprio a lui. Pronto a mettere nero su bianco che ci avrebbe messo la faccia, che certe situazioni andavano affrontate una volta per tutte. Il bullismo tra ragazzini, le prevaricazioni, l’alcool, le droghe, quell’indifferenza verso i problemi che vivono tante famiglie con difetto di comunicazione tra mamma, papà e l’adolescente di casa.

Siamo talmente poco abituati a vedere che qualcuno scende in strada e ci mette la faccia, che adesso al nostro don Matteo qualcuno vorrebbe far alzare il tiro.

E così, un gruppo di fedeli ha avuto un’illuminante idea, prontamente illustrata al Vescovo Antonazzo. “Monsignore, perché non lo candidiamo a sindaco?”.

Il prelato, due sere fa, ha strabuzzato gli occhi. Il parroco idem.

Eppure, la gente comune è tale perché dai modi semplici e diretti. E così hanno proseguito. «Se è stato così bravo in tante occasioni, è lui l’uomo adatto per governare questa città. Suor Angela già lo fa».

«Suor Angela chi?»

«Quella della “fiscion”».

A posto. Subito i fedeli prendono carta e penna per disegnare il logo. Ma scegliere un simbolo non è semplice. La margherita? Già utilizzata. La rosa? Idem, da Craxi. “C’è l’edera. Macché, roba sfruttata dai repubblicani”.

E allora il giglio. Perfetto per te”.

Ma che dici, Firenze e Renzi te li sei dimenticati?”.

Sguardi che si incrociano, alla ricerca di un simbolo che non si trova. Entra a gamba tesa un personaggio noto e irrompe sulla scena con «facciamo prima la lista e poi pensiamo al fiore. Cassino ha bisogno di rimettersi in sesto. Don, ci pensiamo noi a te. Qui ci vuole un miracolo, in questo gran disastro. E se lo dico io…».

Tocca crederci.

Il sacerdote se la ride, il Vescovo si affranca con una battuta e saluta. Ma c’è da giurarci che quella notte più di qualcuno ha sognato…il miracolo.

Quello di Sant’Antonio, ovviamente.

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