Smeriglio: «Senza Raggi un patto di desistenza con M5S è più facile»

Massimiliano Smeriglio traccia la rotta verso le prossime elezioni comunali di Roma. Sassoli e Gualtieri "Nomi da Champions”. Con il M5S? "Senza raggi una desistenza e possibile”. Subito le primarie delle idee ed a febbraio quelle per individuare il nome. "A meno che non esca un Maradona della politica”

Le primarie per individuare il candidato sindaco di Roma del centrosinistra «entro febbraio 2021», Roberto Gualtieri e David Sassoli «sono nomi da Coppa dei Campioni ma sono impegnati, con il Movimento 5 Stelle «un patto di desistenza al ballottaggio se il candidato non è Virginia Raggi». Massimiliano Smeriglio oggi fa la spola tra Bruxelles e Strasburgo dove è eurodeputato indipendente del Pd: c’è andato lasciando Roma dove è stato il vice di Nicola Zingaretti in Regione Lazio per sei anni. Ora è tra gli ideatori del soggetto civico di sinistra ‘Liberare Roma’.

Nomi da Champions

David Sassoli, presidente del Parlamento Ue (Imagoeconomica)

Nei giorni scorsi sono iniziati a circolare i primi nomi di possibili candidati sindaco per il centrosinistra. Tra questi ci sono quelli del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e quello del presidente del Parlamento Europeo David Sassoli.

Per Massimiliano Smeriglio sono «due personalità da Coppa dei Campioni, ma uno è impegnato in un compito di grande autorevolezza mondiale, come Sassoli; e Gualtieri fa il ministro dell’Economia».

Lo ha detto in una lunga chiacchierata con l’Agenzia Dire. Alla quale poi ha specificato che rinunciare all’incarico di Ministro o di Presidente del Parlamento Ue per candidarsi a sindaco di Roma «è una scelta individuale. Ma è’ anche comprensibile che una persona voglia onorare l’incarico che gli è stato affidato».

Ed a scanso di dubbi ha sottolineato «Non è che se non faranno il candidato sindaco vorrà dire che non vogliono bene a Roma, reputeranno di avere preso impegni che devono portare a compimento».

Desistenza con i grillini

Virginia Raggi (Imagoeconomica)

C’è chi ipotizza un patto di desistenza tra Pd e Movimento 5 Stelle alle prossime Comunali di Roma. Figlio del dialogo tra Nicola Zingaretti e Roberta Lombardi in Regione Lazio. Ma proprio il Governatore e Segretario Nazionale del Partito Democratico nei giorni scorsi ha escluso ogni possibilità di accordi.

Massimiliano Smeriglio apre uno spiraglio. Ma con condizioni molto precise. «I Cinque Stelle devono presentarsi alle elezioni e farsi misurare dagli elettori. Non stiamo alle elezioni regionali, dove c’è un turno unico che premia chi prende un voto in più: le comunali sono a doppio turno. Veniamo da un’esperienza negativa della Raggi, non dobbiamo fare confusione. Se il candidato non sarà la Raggi sarà piu’ semplice costruire un patto di desistenza sul secondo turno».

Su quale base politica? Nulla di complesso. Dialogando con la Dire Massimiliano Smeriglio ha fatto notare che «In fondo a livello nazionale si governa insieme, in alcune Regioni ci sono stati e ci saranno dei tentativi. Siamo diversi ma su questioni contingenti ci uniamo, come è stato fatto col governo Conte e come possiamo fare al secondo turno delle comunali a Roma. Lì avremo un avversario temibile e comune che è la destra che spesso fa l’occhiolino al populismo più becero, al razzismo e all’omofobia e che se la gioca per vincere».

Niente scialuppe

Massimiliano Smeriglio. Foto (c) A.S. Photo / Andrea Sellari

Intanto però nel Movimento 5 Stelle le acque sono agitate. Quattro Municipi a guida grillina sono caduti. In altri ci sono discussioni accese. Quasi sempre le crisi sono determinate da conflitti interni al M5S.

Una delle ultime cause di scontro è la volontà dei vertici di ricandidare Virginia Raggi a sindaco. Tanti potrebbero uscire. E guardare al civismo di sinistra.

Massimiliano Smeriglio non li mette nel conto. «Questa cosa non mi convince e non è quello che dobbiamo cercare. Tutte le scissioni avvenute nel 5 Stelle non hanno portato fortuna a chi le ha prodotte. Perché quello è un contenitore confuso e contraddittorio che si regge sul simbolo e il carisma del capo vero, Beppe Grillo. Dove vanno il simbolo e Beppe Grillo vanno i voti del 5 Stelle“.

Pertanto per l’ex vice di Zingaretti «bisogna fare un’alleanza classica progressista di campo democratico col Pd al centro. Non abbiamo problemi su Roma a trovare un accordo con Carlo Calenda, con il quale parlo costantemente anche di Roma e dell’ipotesi di colazione, con Italia Viva, i socialisti, i Verdi e Liberare Roma».

Virginia, un fallimento

Virginia Raggi Foto: © Imagoeconomica

Il giudizio sulla sindaca uscente di Roma è netto e senza appelli. «È stata la peggiore sindaca di Roma, anche perchè l’unica fin qui. Niente di personale, ma la sua esperienza è stata un fallimento totale».

Dopo 4 anni di amministrazione 5 Stelle ed a dodici mesi dalle prossime elezioni comunali, Massimiliano Smeriglio analizza che «è un’esperienza che non ha prodotto il cambiamento promesso. La città è in grandissima difficoltà strutturale, manutentiva, della gestione quotidiana. Restituire certezze ai romani sul decoro, la qualita’ della vita e la cura dei piccoli ambienti pubblici di quartiere, periferia e borgata sara’ un grande tema per chi vincerà le elezioni».

Per Smeriglio, Roma è tornata a essere una città provinciale, piegata su se stessa, senza un compito globale. Tra un anno ci saranno le elezioni e il contesto nel quale ci si arriverà sarà totalmente diverso rispetto a quello del 2016. «Dopo Veltroni si sono alternate esperienze molto complicate o del tutto negative. Mentre cinque anni fa c’era un’aspettativa, dopo gli anni di governo di centrodestra e centrosinistra, ora c’è il disincanto, la lontananza, un sentimento diffuso di cose irrisolte».

Primarie entro febbraio

Massimiliano Smeriglio e Marta Bonafoni

È per questo che l’eurodeputato fissa una road map precisa. Entro la fine del 2020 le primarie delle idee e al massimo entro febbraio 2021 le primarie per il candidato sindaco di Roma, «a meno che non salti fuori un “Maradona della politica” al quale “inchinarsi».

Smeriglio ha le idee chiare sul percorso che dovrebbe seguire il centrosinistra nella corsa alla riconquista del Campidoglio. «Questo si fa con le primarie delle idee entro fine, aprendo i cantieri programmatici e anche con le primarie per scegliere il candidato al massimo entro febbraio, non oltre».

E fornisce anche un’indicazione. Il candidato sindaco di Roma del centrosinistra «deve essere un innamorato della Capitale». È necessario che «quando passa per il Foro Romano, Campo de’ Fiori, Testaccio o Garbatella gli batta il cuore. Deve vivere dentro le viscere, le contraddizioni, le difficolta’, deve andarsi a prendere le pernacchie in periferia, spiegare e non promettere cose impossibili».

Insomma, per il candidato sindaco del centrosinistra servirebbe un mix Giuliano Pisapia e Beppe Sala? «Sarebbe benedetta una figura del genere».

Questione di poteri

Non esiste al mondo una Capitale che «non abbia poteri distinti rispetto a quelli del Comune di Zagarolo, con tutto il rispetto per questa bellissima cittadina. Servono poteri legislativo e risorse, anche per il carico di funzioni che Roma ha su di se’, dai ministeri alla Santa Sede fino alle manifestazioni nazionali. Serve uno statuto speciale, come avviene in tutte le Capitali del mondo».

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