Smog, l’allarme dei medici parte da Patrica

RAFFAELE CALCABRINA per CIOCIARIA EDITORIALE OGGI

«Non siamo più a rischio infettivo, siamo malati». Così la pneumologa Teresa Petricca ha sintetizzato la situazione che vive la valle del Sacco, stretta da un lato dagli effetti dell’inquinamento del fiume e dall’altro dagli alti valori di polveri sottili nell’aria.

“I rischi sanitari da inquinamento della valle del Sacco”, era questo il titolo del convegno svoltosi ieri al castello Colonna di Patrica, organizzato dall’associazione culturale “Città e dintorni: la politica e il buon governo”.

Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, attesa in sala, non è invece venuta.

L’evento è stato moderato dal presidente dell’ordine dei medici Fabrizio Cristofari che ha sottolineato la centralità dell’evento e il desiderio della categoria di assumere un ruolo importante anche come opinione pubblica e classe dirigente, con riferimento ai tanti dottori che sono sindaci o amministratori.

Dopo i saluti di rito del sindaco di Patrica Lucio Fiordalisio, del consigliere regionale Marino Fardelli e del presidente della Provincia Antonio Pompeo, è intervenuto il primo medico, la cardiologa Maria Cristina Volponi. Dopo aver apprezzato la scelta del Sindaco di Frosinone, Nicola Ottaviani, presente in sala, di chiudere le scuole nella giornata ecologica di lunedì 23 gennaio, ha ripercorso gli effetti dell’inquinamento del fiume Sacco da betaesaclorocicloesano.

Quindi ha citato lo studio del dipartimento epidemiologico del Lazio, ricordando come «chi abita entro un chilometro dal fiume è più esposto» e «la mortalità aumentata per tutti i tumori, soprattutto alla pleura e allo stomaco e per malattie cardiovascolari». Il medico ha sottolineato la stretta correlazione «tra incremento del pm10 e infarti» e che la valle del Sacco è la zona della Ciociaria con la maggior incidenza di infarti.

A seguire la pneumologa Teresa Petricca, esponente dell’associazione medici di famiglia per l’ambiente. La dottoressa ha ricordato il monitoraggio su 4.000 pazienti che ha dimostrato un’alta incidenza di asma e broncopneumopatia cronica ostruttiva. Ha spiegato che «nella valle del Sacconon siamo a livello di rischio, ma a livello di emergenza sanitaria». Ha considerato arbitrari i valori limite delle polveri sottili 50 per il pm10 in Italia, 40 per l’Ue, 35 per l’Organizzazione mondiale della sanità o per il pm2,5 20 per l’Italia e 10 per l’Oms.

«Così abbiamo prodotto dei morti legali», ha rimarcato la pneumologa con chiaro riferimento alle vite che si sarebbero potute salvare imponendo, per legge, dei limiti più bassi per gli inquinanti. La Petricca ha annunciato un monitoraggio di dieci anni sui pazienti, in collaborazione con la Regione Lazio.

È stato l’oncologo Giovanni Mansueto a illustrare le conseguenze, in termini di tumori, sulla popolazione. Ha ricordato i dati dello studio sentieri che ha indicato in un più 5% rispetto alla media la presenza di tumori nella valle del Sacco. Ma soprattutto ha spiegato come «sta cambiando il modo con cui i tumori si stanno sviluppando e ciò è dovuto alla pressione degli inquinati». E tanti tumori che, una volta, erano quasi esclusi della popolazione over 75 adesso colpiscono anche fasce più giovani della popolazione.

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PIERFEDERICO PERNARELLA per IL MESSAGGERO ED.FROSINONE

«Siamo già malati. La situazione è andata ben oltre il livello di rischio, ci troviamo nella piena emergenza». Questo il grido di allarme lanciato ieri nel corso del convegno organizzato dall’associazione “Città & Dintorni” dedicato ai rischi sanitari legati all’inquinamento della Valle del Sacco.

La sala del Castello Colonna di Patrica era gremita, una grande partecipazione di pubblico forse dovuta all’annunciata presenza del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che poi ha disertato i lavori per sopraggiunti impegni istituzionali.

L’assenza del ministro, tuttavia, non ha tolto nulla alla gravità del quadro tratteggiato dai relatori sulla correlazione tra la pessima situazione ambientale della provincia di Frosinone e la salute dei cittadini.

I dati illustrati nel corso del convegno sono noti da tempo, ma l’incontro è servito se non altro a ricomporli per lanciare un messaggio forte: «Non c’è più tempo da perdere perché di tempo se n’è perso già abbastanza».

A presiedere i lavori è stato il presidente dell’Ordine dei Medici di Frosinone, Fabrizio Cristofari: «È urgente in questo momento – ha detto – che ognuno faccia la sua parte perché l’emergenza inquinamento rientri a beneficio della salute pubblica, grazie a provvedimenti ad ampio raggio che investano tutti gli attori coinvolti».

RECORD DI INFARTI
Dopo i saluti del sindaco di Patrica, Lucio Fiordalisio, del presidente della Provincia di Frosinone, Antonio Pompeo e del consigliere regionale Marino Fardelli, si è entrati nel vivo del dibattito. La dottoressa Maria Cristina Volponi, cardiologa, ha ripercorso le tappe del disastro ambientale della Valle del Sacco causato dalla contaminazione del beta-esaclorocicloesano, un sottoprodotto del pesticida lindano.

La Volponi, in qualità di cardiologa, ha ricordato che proprio nella Valle del Sacco, stando ai dati del 2014 del Dipartimento epidemiologico, c’è la più alta incidenza di infarti nel Lazio. Record che fa il paio con quellon di patologie respiratorie di cui ha dato conto, nel corso di un appassionato intervento, la broncopneumologa Teresa Petricca, presidente dell’Associazione Medici per l’Ambiente, tra le più impegnate nella sensibilizzazione e soprattutto nella raccolta dati sull’inquinamento atmosferico e le conseguenze sulla salute.

Un intervento fiume quello della Petricca che in più occasioni ha invitato a porre l’attenzione sugli effetti lungo termine e sulla pericolosità delle particelle di polveri sempre più piccole e quindi più insidiose perché più facilmente respirabili e impossibili da espirare. Anche perché, ha tenuto a precisare la Petricca, i valori di soglia fissati dalla legge che oggi vengono puntualmente e abbondantemente sforati vanno ben oltre quelli ritenuti dannosi per la salute dall’Organizzazione mondiale della sanità.

«Quando diciamo che sono anni che c’è il problema delle polveri sottili – ha detto la Petricca – è proprio quello il momento in cui deve suonare il campanello d’allarme». Rispetto alla questione delle particelle sempre più piccole, quindi non più soltanto le Pm10 ma le Pm2.5, la Petricca ha mostrato i risultati della centralina mobile messa a disposizione del Comune di Patrica, in un’area che finora mancava dei controlli sulla qualità dell’aria.

Nemmeno a dirlo, i risultati del monitoraggio, pubblicati anche sul sito web del Comune, sono estremamente critici, come quelli nel resto della Valle del Sacco. La Petricca ha anche ricordato la pericolosità di altri agenti inquinanti legati allo smog, come il benzopirene che a Frosinone registra valori tre volte superiori ai limiti di legge.

IL MONITORAGGIO SANITARIO
Sotto l’aspetto del monitoraggio sanitario la dottoressa ha annunciato che nei prossimi mesi partirà uno studio, mai effettuato prima, in collaborazione con la Regione Lazio che prenderà in esame sei patologie legate all’inquinamento atmosferico con un campione di pazienti che verranno seguiti per 10 anni.

Nel frattempo ci sono i dati, ricordati ieri dalla Petricca, del questionario effettuato dall’Associazione medici per l’ambiente i cui risultati sono stati resi noti già nei mesi scorsi: a Frosinone c’è un’incidenza di patologie respiratorie quasi tre volte superiore alla media nazionale e regionale. Patologie, ha evidenziato la Petricca, un tempo legate a fattori ben precisi (l’età, il fumo), che oggi sono diventate diffuse colpendo persone che per età o per abitudini non dovrebbero essere a rischio, soprattutto i bambini, i più esposti.

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