Covid, sono rimasti solo 6 letti su 100: crepate felici

La sola provincia di Frosinone è zona Rossa in un Lazio quasi tutto giallo. Il virus non piove dal cielo. Ce lo siamo andati a cercare. Con i nostri comportamenti folli. Come se non si crepasse più di Covid. Siamo al punto che sono rimasti appena 6 letti su 100

Siamo seduti sull’orlo del precipizio. E non lo abbiamo ancora capito. Tra pochi giorni finiranno i posti letto nella rete anti Covid costruita in provincia di Frosinone durante la prima ondata. Le ambulanze iniziano già a fare la fila davanti al Pronto Soccorso dell’ospedale Spaziani, le Terapie Intensive sono quasi tutte piene. Ancora qualche settimana e se non ci venisse in soccorso Roma inizieremo a crepare in casa o nelle astanterie degli ospedali. Esattamente come nella Bergamasca un anno fa. (Leggi qui Un anno di Covid: tutto iniziò il 2 marzo del 2020).

Il Covid ce lo siamo cercato

Non lo ha portato il vento, non è piovuto dal cielo. Il virus ce lo siamo andati a cercare. Siamo l’unica provincia rossa in una regione tutta gialla. Qualcosa abbiamo fatto che gli altri invece hanno evitato di fare.

La folla sulla neve poche ora prima della zona Arancione

Ci deve essere un motivo se qui la domenica prima di diventare zona Arancione, invece di preoccuparsi, la gente si mette in macchina e crea cinque chilometri di coda sulla strada per andare sulla neve; ci deve essere un motivo se qui da noi, invece di starsene a casa, i ragazzini che abitano in Zona Rossa se ne vanno tranquillamente nel paese vicino e giocano una partita di calcetto con quelli del posto.

Un motivo ci sarà se davanti ai bar ci sta la gente che chiacchiera, se davanti alle scuole elementari ci sta ogni giorno un assembramento che nemmeno nel Brasile di Bolsonaro con i suoi 1700 morti al giorno si vede. Un motivo ci sarà se proprio qui è nata la leggenda dell’ammazzatore di maiali di Torrice capace di creare un focolaio con centinaia di contagiati.

L’elenco delle pazzie che si vedono su tutte le piazze della provincia di Frosinone in questi giorni è da follia collettiva. Come se non stessero per finire i posti letto, come se non ci fosse già il 93% di loro già occupato.

La colpa non è solo della gente

La nuova Terapia Intensiva di Alatri

La colpa non è solo della gente, non è solo della voglia di uscire perché è un anno che stiamo dentro. Qui sono stati commessi errori a catena: dall’alto al basso. Perché nessuno ha più avuto il coraggio di dire alla gente come stanno davvero le cose: che sono rimasti solo 6 posti su 100 e che verranno riempiti nel giro di pochi giorni.

Non c’è più la tensione della prima ondata. Con l’arrivo della scorsa estate e l’apertura delle gabbie, il tana libera tutti, abbiamo tolto dagli schermi di tutte le tv la pubblicità che in maniera ossessiva ci ricordava di mettere la mascherina, lavare le mani, tenere la distanza. Fine dell’ossessione e fine della tensione. Non c’è nessun segnale a ricordarci che ci si contagia con un niente, nessuno va più in tv a dire che per infettarsi basta toccare la penna lasciata sulla scrivania da un collega che è infetto e non lo sa.

Nessuno dice più che anche se non abbiamo sintomi ed andiamo in giro infettiamo tanti innocenti e una parte la ammazziamo. Qui pare che non si muore più, che non c’è più la gente con un tubo infilato fino dentro ai polmoni nell’ospedale Spaziani per pompargli aria e sperare che si salvi.

I messaggi sbagliati

Terapia intensiva d’emergenza Frosinone

Invece di continuare le campagne martellanti per dirci che di Covid si crepa sono stati dati messaggi tranquillizzanti. Dicendo che la situazione è sotto controllo.

Come se ci fosse paura di spaventare la gente. Come se fosse più importante la tranquillità e non la pelle.

Forse perché se la gente si spaventa poi inizia a chiedere conto delle cose che non funzionano. Magari a chiedere delle mascherine strapagate, dei piaceri concessi allegramente a chi fabbrica il vaccino, delle primule pagate milioni di euro invece di spendere pochi spiccioli per tornare a dire alla gente che bisogna stare attenti o si muore. Dove sono le campagne del Ministero della Salute? Che fine hanno fatto quelle della Regione Lazio? E quelle delle Asl?

Chissà perché Coca Cola o Fca non si fermano mai con i loro spot. Forse perché sanno che fermarsi è un suicidio comunicativo.

E allora andate felici, assembratevi sulla strada per la neve, davanti alle scuole, sulle panchine: con le vostre belle mascherine, come se bastassero quelle e non servisse anche una lavata di mani ogni mezzora.

I numeri della tragedia Covid

(Foto: Vince Paolo Gerace / Imagoeconomica)

Siamo stati bravissimi a diventare zona rossa. Rapidissimi nell’occupare quasi tutti quei posti letto che sembrava impossibile vedere pieni. Fino a poco tempo in provincia di Frosinone fa avevamo un indice di contagiosità sotto 1 ora siamo stati capaci di arrivare, nella settimana che va dal 22 al 28 febbraio, a toccare l’indice Rt 1.31, in aumento di oltre il 50% rispetto alla precedente rilevazione.

Venerdì 5 marzo avevamo 247 persone che non riescono a respirare e con problemi talmente gravi da dover essere ricoverate. Ben 17 stanno in Terapia Intensiva e ballano sul precipizio della fossa. Nel provvedimento con cui è stata disposta la creazione della Zona Rossa in provincia di Frosinone si ammette finalmente che l’occupazione dei posti letto dedicati alla gestione del Covid e pari al 93,9%.    

Dallo Spallanzani ci spiegano che in Ciociaria il 43,6% dei contagi avviene tra familiari: mi porto a casa il covid e faccio tutta la famiglia, basta usare lo stesso asciugamani. Un contagio su 10 avviene a scuola. Poco più di uno su 20 al lavoro: ci sono due cluster in aziende di medie dimensioni a Paliano e Sora.

Nel periodo 26 febbraio – 4 marzo  ci sono state 1.430 nuovi contagi. Con un tasso di incidenza pari a 299 casi  x 100.000 abitanti.   

Lo abbiamo fatto grazie anche a quei messaggi di tranquillità che ci ha voluto trasmettere chi aveva paura di spaventarci. O forse aveva paura che si sapesse cosa stava accadendo.

I posti stanno per finire. Crepiamo senza preoccupazione. Crepiamo felici.