Sora, alle radici dello sgretolamento del centrodestra

La sindrome da Torre di Babele della coalizione nasce dalle elezioni del 2018: soltanto Ruspandini e Gerardi sono di questo territorio. Durigon e Zicchieri sono espressione della provincia di Latina, mentre Rufa ha staccato il biglietto a Viterbo. La sconfitta di Abbruzzese ha innescato una resa dei conti lunghissima. Il crollo di Forza Italia ha aperto un vuoto che nessuno riesce ad occupare. E andrà sempre peggio.

Sulla carta esiste, ma di fatto non c’è, non incide, non determina, non media, non raggiunge una sintesi. È il centrodestra provinciale, che a Sora sta mostrando la corda. Non importa più come andrà a finire e chi sarà il candidato sindaco: se Giuseppe Ruggeri o Alberto La Rocca o qualcun altro. Non importa più neppure se dovesse vincere o perdere. Perché in ogni caso il primo cittadino risponderebbe realmente ad un solo partito. Oppure a nessuno. (Leggi qui Il centrodestra clinicamente morto e i colpi di coda dei Fratelli).

Ma il centrodestra dovrebbe fare una spietata autocritica del perché e come si è giunti fino a questo punto.

Alle radici del problema

Durigon, Gerardi e Zicchieri

Il 4 marzo 2018 la coalizione ha portato in Parlamento, relativamente a questo territorio, i senatori Massimo Ruspandini (Fratelli d’Italia) e Gianfranco Rufa (Lega), oltre che i deputati Claudio Durigon, Francesco Zicchieri e Francesca Gerardi (Lega).

Ma c’è una considerazione da fare: Rufa è stato eletto fuori provincia, Durigon e Zicchieri sono della provincia di Latina. Non della Ciociaria. Dunque soltanto Ruspandini e Gerardi appartengono a questo territorio. Il leader di Fratelli d’Italia è stato eletto nel maggioritario, la Gerardi nel proporzionale. Al tirar delle somme l’unico ad avere una forte legittimazione elettorale e politica è Ruspandini. Uno solo. Troppo poco per parlare di coalizione.

L’effetto domino di Abbruzzese

Mario Abbruzzese. (Foto: Alessia Mastropietro / Imagoeconomica)

Ma il 4 marzo 2018 è successo anche altro. E cioè che Mario Abbruzzese (allora leader di Forza Italia) non è stato eletto nel maggioritario della Camera Cassino, dove invece ha vinto Ilaria Fontana, ora sottosegretaria alla Transizione Ecologica del Movimento Cinque Stelle.

Abbruzzese ha perso per una manciata di voti e all’appello sono mancati consensi importanti del centrodestra. Per conferme è sufficiente guardare la differenza tra i voti riportati dal candidato del centrodestra al Senato (Ruspandini) e quelli, molti meno, ottenuti dal candidato alla Camera (Abbruzzese).

Contemporaneamente, alle regionali, veniva eletto il pupillo politico di Abbruzzese, Pasquale Ciacciarelli. Anche lui allora in Forza Italia.

Quella sconfitta ha lasciato degli strascichi importanti. Poi c’è stato il “terremoto” all’interno di Forza Italia: via Abbruzzese (Cambiamo-Coraggio Italia) e Ciacciarelli (Lega), ascesa irresistibile sul territorio del senatore e coordinatore regionale Claudio Fazzone. Anche lui della provincia di Latina.

Senza leadership

Antonio Tajani a Fiuggi (Foto: Stefano Carofei / Imagoeconomica)

Il tutto mentre i risultati delle politiche e delle regionali segnavano la fine del predominio di Forza Italia, accelerata anche dal totale disimpegno sul territorio di Antonio Tajani, adesso coordinatore nazionale di Forza Italia.

Al vuoto lasciato dall’irresistibile arretramento degli “azzurri” non ha corrisposto un cambio di leadership legittimato. Da qualche mese alla guida provinciale della Lega c’è il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani, il quale però sa bene che nei territori i referenti locali rispondono chi a Durigon, chi a Zicchieri, chi a Gerardi, chi a Rufa. Chi a nessuno. In queste condizioni è arduo pensare di governare il Partito.

In Fratelli d’Italia Massimo Ruspandini è indubbiamente il leader di riferimento. Ha radicato bene il Partito, ma ha bisogno di “sponde”. Per le alleanze, per il gioco di squadra, per cercare di costruire delle vittorie. La leadership del centrodestra si conquista in questo modo. Ma né Lega né Forza Italia gli lasciano spazio. Mentre Mario Abbruzzese (Coraggio Italia) cerca di contrastarlo in ogni modo.

La sindrome da Torre di Babele di Sora affonda le radici in queste situazioni.

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