Se il sindaco resta senza via di fuga verso la Regione

La riforma elettorale regionale taglia le vie di fuga al sindaco di Sora: niente Pisana. Il centrodestra ne approfitta per ricordargli che non può pretendere più di tanto. Perché la sua lista ha preso pochi voti.

La riforma della legge elettorale regionale chiude in faccia le porte della Pisana ai sindaci di città con oltre 20mila abitanti. E taglia le vie di fuga a quei sindaci che di fronte alle loro maggioranze rissose minacciavano di imboccare la via che porta a Roma. Roberto De Donatis, sindaco di Sora, parlando con i suoi assessori, più di qualche volta ha lasciato intendere che se avessero continuato a tirarlo per la giacca si sarebbe candidato alle Regionali con il Psi. E allora tutti a casa, fine dei mal di pancia in giunta.

 

Fino a venerdì mattina la velata insinuazione del sindaco ha funzionato come il Maalox con i bruciori di stomaco: lento ma efficace.

 

Ora pero l’approvazione dell’Abbruzzesellum emendato ha tolto al sindaco la sua scatola di medicine con cui placare la maggioranza.

 

Le fitte e le coliche sono riprese. Piccole. Ma si sono presentate subito. Come nel caso di quegli esponenti del centrodestra che nel fine settimana hanno approfittato della pausa lavorativa per mettere in chiaro le cose con il signor sindaco. In sostanza gli hanno fatto ricordato: “La tua lista, alle comunali non ha raggiunto gli 800 voti e non puoi pretendere altri ruoli dopo aver scelto già tutte le dirigenze interne ed esterne“.

 

Messaggio chiaro e diretto. Che può essere sintetizzato ancora meglio: “Sulla scelta del nuovo assessore con cui sostituire il dimissionario Stefano Lucarelli (leggi qui il precedente) non farti venire strane idee in testa“. Quali idee? Ad esempio quelle delle indiscrezioni anticipate da Alessioporcu.it (leggi qui Sotto le lenzuola della giunta De Donatis). Secondo le quali Roberto De Donatis non intende abdicare né a Mario Abbruzzese né al gruppo di Forza Italia ma vuole avere il diritto di ultima parola sulla designazione del nuovo elemento da inserire nel suo gabinetto. E se riesce a seminare pure un po’ di scompiglio tra le linee azzurre, in base al principio divide et impera, meglio ancora.

 

Le voci continuano a confermare la volontà del sindaco di inserire in giunta una persona di sua totale fiducia per affidargli il controllo dei Lavori Pubblici, dove oggi ha la delega Massimiliano Bruni che è in procinto di passare nelle file di Mario Abbruzzese. O meglio, per dirla tutta, da tempo è ufficiosamente con gli azzurri e dovrà ufficializzare l’ingresso.

 

Un’operazione simile equivale a passare su un terreno politico minato. Gli ordigni innescati sono tanti: l’eventuale revoca (o anche solo il ritocco) della delega a Bruni significherebbe determinare un’esplosione; la mancata nomina ad assessore di Mariano Taglialatela indicato da  Alessandro Mosticone innescherebbe un’altra deflagrazione dal momento che Mosticone reclama un assessorato con cui dare sostanza a quello che ritiene essere il suo peso politico; non dimenticando Serena Petricca ultima a sostenere Vittorio Di Carlo dopo essere stato escluso dal dopo elezioni proprio dai suoi ex amici e da colui che fu portato alla corte di Franco Fiorito come assistente regionale (Lino Caschera), passato alla lista provinciale con De Donatis e non eletto è tornato a centrodestra.

 

In un terreno del genere, la strada per le Regionali sarebbe stata un’ottima via d’uscita. O quantomeno un Maalox con cui attenuare i bruciori.

 

Ma Mario, il papà dell’Abbruzzesellum, seppure emendato, ha tagliato le vie di fuga.

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