Il sindaco: “No firme, no rimpasto”. I gruppi: “No rimpasto, niente firme”

Contratto di fine mandato: dopo i veti di Fratelli d'Italia, arriva anche quello di Mosticone. Firma vincolata al rimpasto. E De Donatis rilancia al contrario. Intanto Gemmiti sarebbe salvo: nello staff del sindaco

Maurizio Patrizi
Maurizio Patrizi

Rem tene, verba sequentur

Se non si rimpastano le deleghe della Giunta il consigliere comunale di maggioranza Alessandro Mosticone non sottoscrive il Contratto di fine consiliatura. Ma senza le firme sotto al Contratto di fine mandato il sindaco di Sora Roberto De Donatis non intende mettere mano alle deleghe assessorili. A ciò si aggiunga il veto di Fratelli d’Italia: senza il riassetto degli uffici e del personale non ritiene possibile attuare il programma, quindi se ciò non avviene niente firma.  

Il municipio di Sora

Benvenuti a Sora, dove la politica cittadina è riuscita a creare l’impasse perfetto. E se non vi piace la lingua francese allora usate l’espressione stallo. Se non gradite i termini aeronautici, utilizzate circolo vizioso. A Sora direbbero che è un cane che si morde la coda. È questa la rappresentazione plastica della realtà politica e amministrativa di queste ultime ore nel comune volsco. 

In pratica: il sindaco vuole un Patto di fine mandato, le forze politiche che lo devono sottoscrivere vogliono prima il rimpasto delle deleghe, il primo cittadino non è disposto a firmare nessun rimpasto se prima non gli firmano il Patto. (leggi qui De profundis per De Donatis: la piattaforma civica non c’è più)

In mezzo rimane, appeso, il consigliere di maggioranza Natalino Coletta. Che, ormai da circa sei mesi, attende di diventare assessore. Una nomina che ancora non arriva. (leggi qui Cinque nomi ed una ‘sliding door’ per la nuova giunta).

Di Stefano ed il King

Il consigliere comunale Luca Di Stefano, possibile candidato sindaco della Lega

Nell’attesa, segnali pesanti continuano invece a giungere anche sul fronte della gestione della farmacia comunale: sabato sette dicembre si terrà una conferenza stampa che vedrà a braccetto il già assessore e marito della consigliera comunale di maggioranza Floriana de Donatis, Umberto King Geremia, ed i consiglieri comunali di opposizione Luca Di Stefano e Serena Petricca. Una visione di intenti, quella fra Geremia e Di Stefano che, forse, lascia presagire un qualche accordo elettorale fra i due, in vista delle elezioni comunali del 2021. 

Sul contenuto delle dichiarazioni che verranno fatte sabato, già trapela qualche indiscrezione: si tratterebbe di pesanti rivelazioni inerenti l’Ambiente Surl, nella cui società in house l’amministrazione De Donatis intende far confluire anche la farmacia comunale. Lo ha deciso lunedì la maggioranza in riunione: nonostante il “no” espresso della consigliera Floriana De Donatis (che potrebbe diventare un si grazie alla “questione di fiducia” posta dal sindaco); nonostante gli indugi del consigliere Alessandro Mosticone, per ben due volte assente al Consiglio comunale (quello in cui si è discussa la proposta di deliberazione della minoranza sulla gestione mista pubblico-privata della farmacia e l’ultimo dell’altroieri sera). Oltre alle perplessità di qualche funzionario comunale. (leggi qui L’ultimatum del sindaco: sulla farmacia è “questione di fiducia”).

L’impasse

Ma lo scoglio maggiore di questi giorni per Roberto De Donatis sembra essere rappresentato proprio dalle firme sotto quel documento di fine consiliatura, che lui stesso ha chiesto, annunciandolo con una conferenza stampa convocata in piena notte, al termine di una lunga seduta dell’assise civica, quella dello scorso 18 novembre. Una seduta che era iniziata proprio con la comunicazione, da parte del presidente del Consiglio Antonio Lecce, della nascita del nuovo gruppo di Fratelli d’Italia in seno all’assemblea cittadina. (Leggi qui la cronaca di quella seduta e qui le conseguenze politiche).

Massimiliano Bruni (FdI) ed il sindaco De Donatis

Il sindaco subito dopo aveva dichiarato finita l’esperienza della piattaforma civica, accusando di ciò proprio il neonato raggruppamento che fa capo a Massimiliano Bruni e vede come capogruppo la consigliera Simona Castagna. Aveva parlato di un documento politico-programmatico di fine mandato, da sottoporre alla firma di tutti gli esponenti della maggioranza. Una mossa, quella del primo cittadino, che ha da subito evidenziato le sue difficoltà a gestire un gruppo di maggioranza che, ogni giorno che passa, rischia sempre più d’implodere

Dunque quella che sembrava essere una soluzione rapida e indolore ai vari mal di pancia, ossia il “contratto di governo” fino alla fine del mandato nel 2021, ha trovato dapprima ostacoli nei distinguo di Fratelli d’Italia, per due ordini di motivi. Il primo: non va bene che si chiami accordo “politico-programmatico”, meglio “patto di fine consiliatura”, come a dire “non vogliamo avere le mani legate con De Donatis”. Del resto è ormai evidente che il primo cittadino sia stato politicamente scaricato, quantomeno da FdI ma, con ogni probabilità, anche dal consigliere Mosticone. (leggi qui I calci di Bruni negli stinchi di De Donatis: salta la firma del patto di fine mandato)

Il secondo: prima debbono esserci il riassetto degli uffici e quello del personale. Altrimenti – sostengono i referenti delle aree politiche interessate – è come avere un’automobile senza benzina. È stato proprio questo aspetto a rallentare l’iter che doveva portare alla sottoscrizione in tempi rapidi, almeno da previsioni, del documento. Invece il primo cittadino, proprio in questi giorni, sta interloquendo con i funzionari per arrivare a una soluzione che porti Bruni e i suoi a firmare.

Il caso Mosticone 

Alessandro Mosticone

Come se non bastasse, a ingarbugliare la già intricata matassa starebbe contribuendo anche Alessandro Mosticone. Prima con il patto federativo stipulato con il consigliere Francesco De Gasperis, quasi a voler fare da argine all’avanzare impetuoso nell’alveo della maggioranza da parte di Fratelli d’Italia. In secondo luogo con un veto alla firma del patto di fine mandato: vuole la rotazione delle deleghe. Si parla delle “Manutenzioni”, ora in capo a Lino Caschera. Mosticone, ovviamente, smentisce: «Non ho mai chiesto la delega alle Manutenzioni». E quindi, non smentisce di aver chiesto la rotazione delle deleghe. (leggi qui Patto tra Mosticone e Baratta per fare da scudo contro FdI).

E’ a questo punto che il primo cittadino detta il proprio ultimatum; prima le firme in calce al documento poi tutto il resto. 

Le riunioni saltate

E’ lunedì 2 dicembre, la riunione di maggioranza finisce con un nulla di fatto. Viene rinviata a martedì 3. Ma non si tiene. De Donatis è a Frosinone, per l’atto aziendale della Asl. Un nuovo rinvio. Intanto è sempre più certo che Natalino Coletta sarà assessore, dopo il sacrificio politico amministrativo compiuto nei giorni scorsi. Quale? Ha rinunciato al finanziamento, attraverso un mutuo, per la variante della pista ciclabile che aveva fortemente voluto: quelle somme sono state spostate a favore della demolizione del mattatoio al cui posto sorgerà la scuola di Renzo Piano. I finanziamenti per la ciclabile verranno recuperato in altra maniera.

A proposito: il cantiere aperto in occasione del taglio del nastro, per mano dello stesso senatore a vita, sarebbe già fermo.

La girandola

Floriana de De Donatis con l’assessore Gemmiti ed il sindaco

Coletta entrerà nell’esecutivo De Donatis, lasciando spazio in Consiglio al secondo dei non eletti di Patto Democratico, Bruno Caldaroni. La prima dei non eletti, Maria Gabriella Paolacci, assessore al Bilancio in carica, sarà protagonista di una sliding door: uscirà dalla giunta, entrerà teoricamente in Consiglio, verrà da lì richiamata in giunta anche se non più in quota Patto Democratico, bensì in quota a Floriana De Donatis. Ecco perché entrerà il secondo dei non eletti. (leggi qui Cinque nomi ed una ‘sliding door’ per la nuova giunta).

Anche stavolta, Floriana De Donatis non avrà un proprio assessore: dopo essersi “ribellata” all’adozione dell’assessore alla Cultura Sandro Gemmiti, quando era rimasto orfano di una lista che legittimasse la sua permanenza in giunta perché lasciato solo dal dottor Augusto Vinciguerra, transitato nei banchi dell’opposizione. (leggi qui A.A.A. Cercasi lista che adotti assessore politicamente orfano).

E a proposito di Cultura: sarà proprio questa la delega che dovrebbe toccare a Natalino Coletta. Ma meglio di tutti andrebbe proprio a Gemmiti: il sindaco gli ha riservato un posto nel suo staff. Meglio di qualsiasi delega assessorile dal punto di vista delle indennità: l’incarico di staff viene remunerato con 800 euro, gli assessori ricevono meno. Economicamente va meglio di qualsiasi più rosea previsione. Politicamente, resta da vedere.