Maria Paola si veste di Pd e lancia l’assedio al sindaco De Donatis

Ernesto Baronio

Conte del Lungoliri

di Ernesto BARONIO
Conte del Lungoliri

 

 

Lo stile di Maria Paola si veste con il rosso tenue del nuovo Pd. Leggiadra ed eterea, come le modelle delle più grandi maison di moda, Maria Paola D’Orazio riesce a cambiare partito politico con la stessa disinvoltura con cui loro fanno il cambio d’abito tra un’uscita e l’altra. Ora è la stagione di Matteo Renzi e lei indossa i colori (e la tessera) del  Partito Democratico

Così, mette in armadio il passato. Lo mette accanto alla breve parentesi socialista con la Rosa nel Pugno. A quella, più lunga, con Forza Italia, della quale restano a futura memoria la sua candidatura al Senato e l’album di selfie quasi giornalieri con zio Silvio e tutti i big nazionali. Poi c’era stato un ammiccamento più di circostanza con il Nuovo Centrodestra Ncd  di Alfredo Pallone e Ernesto Tersigni. 

Ora è la stagione del Partito Democratico. E con l’eleganza che le appartiene, Maria Paola indossa il Pd. Si è iscritta. In men che non si dica e senza colpo ferire ha comunicato al presidente del Consiglio comunale di Sora la costituzione del gruppo Pd dichiarandosene capogruppo.

Sta casa aspetta a te” intonava da tempo il centrosinistra cittadino. Perché il primo amore non si scorda mai (Maria Paola D’Orazio è entrata in politica con la Margherita del compianto Cesidio Casinelli).

Ma se qualcuno pensa che il passaggio di Maria Paola al Pd sia solo un’operazione di opportunismo e convenienza, sbaglia tutto.

Chi se ne intende di arti militari sa bene che per progettare e portare a termine un golpe serve sostanzialmente aprire due fronti: uno interno all’organismo che si vuole ribaltare e l’altro esterno.

Il passaggio di Maria Paola al Pd si inserisce in una serie di eventi che prospettano tempi difficili (o facili, dipende dai punti di vista) per l’amministrazione del sindaco Roberto De Donatis. Nelle ultime due settimane infatti si sono verificati fatti e circostanze che disegnano scenari futuri di possibile e concreto sconquassamento della piattaforma civica “Siamo Pronti?”. E’ quella  con la quale l’architetto è stato eletto alla guida di Sora poco meno di un anno fa.

Il tesseramento della D’Orazio è solo l’ultimo tassello in ordine di tempo. Ad aprire le danze “golpiste” ci hanno pensato Natalino Coletta (che per la verità, non ha mai smesso la sua casacca partitica) ed Augusto Vinciguerra (presentatosi come il nuovo civico che avanza) sottoscrivendo prima di lei la tessera del Pd e lanciando un segnale assordante al sindaco e all’intera maggioranza.

Su “preghiera” di Roberto De Donatis, i due consiglieri comunali avevano rimandato a tempi più opportuni la costituzione del gruppo consiliare piddino. In questo modo aveva evitato di riproporre nel palazzo municipale di Corso Volsci un “pattino del Nazzareno” in salsa ciociara.

Ecco, però, che a questo punto entra in scena la consigliera Maria Paola D’Orazio che, dai banchi dell’opposizione (per ora?) lancia l’opa piddina su Coletta e Vinciguerra e sull’intera maggioranza De Donatis.

Quindi, riepilogando, in maggioranza abbiamo due consiglieri piddini (senza casa ufficiale) e in opposizione (per ora?) abbiamo una consigliera piddina (con tanto di abitazione partitica).

L’assetto politico dell’amministrazione comunale di Sora rischia di diventare un caso di studio per costituzionalisti e politologi. Costituitasi con una forte matrice d’ispirazione forzista e di fratellanza italiana, la piattaforma civica si va tingendo fortemente di rosso sinistro; con i Baratta boys (Lecce, De Gasperis, Caschera e Castagna), da una parte, che alle ultime provinciali si sono innamorati (politicamente parlando) del Psi di Schietroma; e, dall’altra, i piddini della prima ed ultima ora (De Donatis, cugina del sindaco, Coletta, Vinciguerra).

Il centrodestra è avvisato. Sono quattro (in teoria) i samurai che mantengono alta (ma non troppo) la loro bandiera politica (fino a quando?).

Ci sarebbe Antonio Farina, ologramma modificato (fisico asciutto e niente lampeggiante sulla sua auto privata) del Presidente della Comunità Montana Gianluca Quadrini. Il tenace rappresentante comunale però ormai sta più ad Arce che a Sora: attraverso la Fondazione Marco Tullio Cicerone (di quadriniana ispirazione) si è fissato con le delegazioni in arrivo dalla Cina. Nel pomeriggio è stata la volta del gruppo arrivato dalla provincia di Houzou: una generazione tecnologica in avanti rispetto all’Europa, il luogo dove viene ingegnerizzata tutta la parte più tecnologica del top di gamma Audi e Wolksvagen.

Cosa li porta a fare ad Arce è un mistero. Una certezza però è che in sala, Farina era seduto accanto a Walter Tersigni: il fratello non parlante (ma agente) dell’ex sindaco Ernesto.

Poi c’è il Bruni, detto Massimiliano che, pur non rinnegando la sua provenienza partitica (Fratelli d’Italia), ha giurato fedeltà assoluta a Roberto architetto De Donatis. E si è buttato a capofitto nella promozione, progettazione e realizzazione di opere pubbliche.

Infine, ci sono i due consiglieri comunali di Forza Italia, l’avvocatessa Serena Petricca e Alessandro Mosticone. E’ evidente anche al cieco di Sorrento che fra i due non corra buon sangue perché l’una non sa quello che fa l’altro e viceversa e vivono, insomma, come separati in casa.

Nel silenzio (strategico e gongolante) di Ernenzo Tersigni/Di Stefano, adesso Maria Paola e il suo mentore, l’ex potentissimo assessore Agostino Di Pucchio ci hanno visto giusto e hanno lanciato la sfida.

Facci sognare Roberto” si sgolava il povero Giacomino Iula da Matera, durante la campagna elettorale, per aizzare e motivare le folle lagunari della piattaforma civica. Per lui e per l’amico (di una volta?) Mario Abbruzzese quel sogno sta diventando un incubo.

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